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23/03/2026 ore 15.40
Attualità

“Donne al mondo”, a Reggio Calabria si sfidano gli stereotipi: «Bisogna “disinfettare” l’informazione dai pregiudizi culturali»

All’Ite Piria-Ferraris dialogo su parità e media: «Le parole hanno una responsabilità sociale». Dalle storie di denuncia al rischio burnout: «Il successo è libertà, non concessione»

di Redazione

Non spettatori, ma protagonisti. È da qui che parte il senso più profondo di “Donne al Mondo – Dialoghi per Ricostruire”, l’incontro che ha animato l’Aula Magna dell’ITE “R. Piria – G. Ferraris / A. Da Empoli” di Reggio Calabria. Un confronto diretto, costruito sulle parole e sulle esperienze, con un obiettivo chiaro: restituire ai giovani il ruolo attivo nella cultura del proprio tempo.

Ad aprire i lavori la dirigente scolastica Anna Rita Galletta, insieme alla vicaria Patrizia Praticò e alla docente Silvia Parra. Proprio Praticò ha sottolineato la coerenza dell’iniziativa con il framework europeo LifeComp e con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, invitando gli studenti a valorizzare l’esperienza nel proprio portfolio delle competenze.

Il cuore dell’evento, moderato da Raffaella Crupi, si è sviluppato attorno allo slogan: “Pensavi di potermi gestire, ma io scelgo di…”. Una frase completata in diretta dagli studenti, trasformata in una word cloud collettiva, simbolo di una partecipazione concreta e consapevole.

Elisabeth D’Elia ha aperto il dialogo con un affondo storico e culturale: dal Kanun medievale albanese, dove alcune donne diventavano burrnesha per accedere ai diritti maschili, fino alla realtà odierna della comunità arbëreshë, descritta come “egualitaria più che matriarcale”.

Il racconto si è fatto poi cronaca con Amelia Esposito, che ha riportato la storia delle ragazze di Seminara che nel 2023 hanno denunciato la violenza subita. “Hanno rotto il silenzio atteso dalla comunità”, ha spiegato, richiamando anche il peso del linguaggio: “Le parole del giornalismo hanno una responsabilità sociale”. Da qui l’appello: educazione affettiva fin dalla scuola primaria.

Un tema ripreso anche da Claudio Cordova: “L’informazione è spesso viziata da errori culturali di base”. Il direttore ha denunciato la semplificazione mediatica e citato il caso di Melito Porto Salvo come esempio di victim blaming. Poi l’invito agli studenti: “Le parole e la credibilità sono il nostro strumento più prezioso”, accompagnato dalla metafora del calabrone che vola senza sapere di non poterlo fare.

Con Letizia Cuzzola il focus si è spostato sulla narrazione: “La letteratura contemporanea ha ridotto il femminile a due archetipi: principessa o guerriera”. Un limite che, secondo l’editrice, nasce da un errore di fondo: “Abbiamo trasformato l’altro per essere pari, invece di valorizzare noi stesse”. L’invito alle studentesse è diretto: “Prendete in mano una penna”.

A chiudere il panel Valentina Mallamaci, con una riflessione personale e concreta: “Non bisogna aspettare che uno spazio venga concesso, ma conquistarlo”. E ancora: “La trappola è dover performare sempre al massimo”, con il rischio di burnout. Il messaggio finale è netto: “Il successo è un atto di libertà se lo costruiamo a partire da chi siamo davvero”.

In chiusura, l’associazione Smarter Calabria APS ha lanciato il contest: “Non da gestire, ma da riconoscere: costruiamo relazioni sane”. Nei prossimi 30 giorni gli studenti saranno chiamati a rispondere alla domanda “Quale cultura vogliamo costruire?” attraverso video, manifesti o racconti.

Un percorso che non si chiude con l’incontro, ma che continua nelle scelte quotidiane: perché, come emerso più volte durante il dialogo, il cambiamento è prima di tutto culturale.