Dopo il ciclone Harry, la solita promessa: la burocrazia resta il vero ostacolo
Tra sopralluoghi istituzionali e impegni pubblici, la Calabria chiede risposte concrete: cantieri, ristori e tempi certi. Gli slogan non bastano più, e il consenso politico inizia a pagare il conto
Mentre il ciclone Harry lascia ferite aperte in Calabria, con danni a infrastrutture, attività produttive e abitazioni private, la politica torna sui territori. Il vicepremier Matteo Salvini e la sottosegretaria Wanda Ferro hanno percorso in lungo e largo le aree colpite, assicurando fondi e sostegno. Un copione già visto: presenza istituzionale, dichiarazioni rassicuranti, impegni pubblici.
Tra le parole pronunciate, una in particolare risuona familiare: “abbattere la burocrazia”. È uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del centrodestra. Snellire procedure, accelerare gli interventi, liberare imprese e cittadini da vincoli e ritardi. Eppure, a distanza di tempo dall’insediamento del Governo, la promessa resta in gran parte tale. Le norme emergenziali si moltiplicano, ma i cantieri continuano a scontrarsi con iter complessi, sovrapposizioni di competenze e autorizzazioni che rallentano la ripartenza.
La Calabria conosce bene questo schema. Dopo ogni calamità si apre la stagione degli annunci: fondi in arrivo, commissariamenti, decreti straordinari. Poi, però, la macchina amministrativa fatica a trasformare le parole in opere concrete. I Comuni attendono risorse, i cittadini ristori, le imprese certezze. E il tempo, in questi casi, non è un dettaglio.
Il tema non è solo economico, ma politico. Se la burocrazia è davvero il nemico da combattere, occorrono riforme strutturali, non slogan. Servono semplificazioni normative reali, responsabilità chiare, controlli efficaci ma non paralizzanti. Altrimenti il rischio è che l’emergenza diventi l’ennesimo palcoscenico comunicativo.
Nel frattempo, il segnale che arriva dalle urne non è secondario. Oltre Roma, nella città metropolitana, il centrodestra ha perso due Comuni simbolici come Anzio e Nettuno. Oltre 100.000 abitanti, una realtà demografica paragonabile a una città come Latina, hanno bocciato amministrazioni e promesse rimaste sulla carta. È un dato politico che pesa: quando le aspettative generate non trovano riscontro nella realtà quotidiana – servizi, infrastrutture, sicurezza, risposte concrete – il consenso si assottiglia.
Il segnale politico è chiaro: gli elettori premiano chi governa con efficacia, non chi comunica meglio. La lezione è chiara. Le comunità colpite dal ciclone Harry non chiedono passerelle, ma tempi certi e procedure snelle davvero. Non bastano dichiarazioni contro la burocrazia: occorre dimostrare, con atti normativi e risultati misurabili, che lo Stato sa intervenire in modo rapido ed efficace.
La Calabria non ha bisogno di nuove narrazioni. Ha bisogno di cantieri aperti, ristori erogati, opere completate. Solo così le promesse smetteranno di essere titoli e torneranno ad essere politica nel senso più alto del termine: risolvere problemi concreti.
Il ciclone passerà, i riflettori si spegneranno e se l’abbattimento della burocrazia deve essere qualcosa di più di uno slogan elettorale questo è il momento di dimostrarlo. Perché in politica, come in natura, le parole non fermano le tempeste. Servono scelte. E servono subito.