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05/09/2026 ore 07.02
Attualità

Due comuni e una sola Calabria da unire: i sindaci di San Pietro in Amantea e San Mango d’Aquino si raccontano

Ospiti dell’ultima puntata di Buongiorno in Calabria, Gioacchino Lorelli e Gianmarco Cimino condividono storie diverse ma la stessa convinzione: fare rete è indispensabile per il futuro dei piccoli borghi

di Adelia Iacino

C'è chi governa da più di quindici anni un borgo di circa quattrocento anime, continuando a trovare soluzioni originali per tenerlo vivo. E c’è chi, eletto a soli ventisette anni, ha il coraggio di dire ciò che molti pensano ma non dicono ad alta voce: «404 comuni per la Calabria sono tanti», troppi. Sono stati ospiti dell’ultima puntata di “Buongiorno in Calabria”, il format di LaC Tv, Gioacchino Lorelli (sindaco di San Pietro in Amantea) e Gianmarco Cimino (sindaco di San Mango d’Aquino). Due generazioni, due storie diverse che condividono però lo stesso entusiasmo e la convinzione che anche nei comuni più piccoli si possa realizzare qualcosa di straordinario. E la certezza che, per farlo, unire le forze sia un atto imprescindibile.

San Pietro in Amantea, il museo Kolbe e una casa paese per l’Alzheimer

Gioacchino Lorelli è sindaco di San Pietro in Amantea dal 2011, oggi al suo terzo mandato consecutivo. Il suo comune, nel cosentino, conta circa quattrocento abitanti d'inverno e qualcosa in più d'estate, ma dimostra una vitalità culturale da far invidia a centri ben più grandi: «Siamo uno dei pochi comuni che ha preso più finanziamenti in base alla dimensione demografica», dice con orgoglio.

Nel piccolo borgo sorgono due particolari musei: il primo è il Parco Museo Kolbe, interamente dedicato alla storia delle telecomunicazioni. Fondato da padre Pio Marotti — sacerdote e appassionato collezionista, recentemente scomparso — e oggi gestito dalla Fondazione presieduta da Francesco Perciavalle, raccoglie oltre tremila cimeli unici: dai primi grammofoni e radio ai televisori d'epoca, fino ai telefoni delle origini. «Da Roma in giù non esiste niente del genere», afferma il sindaco. Il secondo museo sorge nella chiesa sconsacrata di San Bartolomeo (risalente al 1908), acquisita dal comune con fondi PISL e ora sede del Museo dell'Arte Orafa, con opere di Gerardo Sacco e altri maestri calabresi.

San Pietro in Amantea è una comunità che accoglie: ospita l'unico progetto SAI della costa tirrenica cosentina, che accompagna persone extracomunitarie in un percorso di integrazione che Lorelli difende con convinzione. Soprattutto nei piccoli paesi, afferma, il futuro è l’inclusione, «l'unica cosa che può far crescere il paese oggi». Nel centro storico, spiega, non nasce un bambino da oltre dieci anni: per invertire questa tendenza, il comune ha aperto un bando che porterà quattro coppie giovani con bambini a insediarsi nelle casette del borgo.

Uno dei progetti più toccanti riguarda la salute e la cura. Entro breve aprirà la prima struttura della Casa Paese di San Pietro in Amantea, su modello di quella di Cicala: uno spazio dedicato ai malati di Alzheimer, ideato dalla dott.ssa Elena Sodano e nato grazie a un crowdfunding che ha visto l’unione delle forze di diversi Rotary Club: «Elena mi ha aperto il cuore — racconta il sindaco —. Ho vissuto questa patologia all'interno della mia famiglia e so benissimo cosa significa essere portati in strutture che tagliano la vita completamente». La filosofia della Casa Paese è diversa: tenere le persone vicine alla comunità, preservare i rapporti umani, non isolarle. La struttura sarà intitolata al presidente del Rotary Distretto 2102 Francesco Socievole, recentemente scomparso.

Lorelli chiude il suo intervento con un appello ai colleghi sindaci del comprensorio: coordinare i calendari degli eventi estivi, evitare le sovrapposizioni, costruire un cartellone unico che permetta ai visitatori di godere tutto senza dover scegliere. «Dovremmo programmare e progettare di più insieme», afferma. Un concetto espresso con convinzione e chiarezza: uniti si è più forti.

San Mango d'Aquino, il giovane sindaco che sostiene la fusione dei comuni

Gianmarco Cimino è alla guida di San Mango d'Aquino dal maggio 2023: quando è stato eletto, aveva soltanto 27 anni. Definisce la sua passione politica «innata», forgiata nella cultura riformista-socialista in cui è cresciuto: prima di lui, il sindaco Leopoldo Chieffallo aveva trasformato San Mango da borgo poco conosciuto in un simbolo di orgoglio e riscatto, un punto di riferimento per tutto il catanzarese. «Ho ereditato una storia politica importante», dice Cimino, «e cerco di portarla avanti».

San Mango d'Aquino è un comune difficile da classificare. Non è costiero, non è montano, e pur essendo nell'entroterra è più connesso di quanto si possa immaginare: ha uno svincolo autostradale dedicato, è servito da buone vie di comunicazione e negli ultimi tre anni ha visto crescere le attività commerciali e l'interesse di acquirenti stranieri per le abitazioni. Merito anche di un programma avviato che è ormai alla terza edizione: uno scambio italo-turco che porta ragazzi dalla Turchia a vivere in Erasmus a San Mango. «Ci permette di proiettarci con un respiro più ampio, che va oltre i confini locali e regionali».

L’amministrazione guidata dal sindaco Cimino ha puntato molto sullo sviluppo di importanti progetti culturali: di recente è stata inaugurata la prima biblioteca degli scrittori calabresi, intitolata al grande docente e scrittore calabrese Nuccio Ordine. C'è inoltre il progetto di realizzare un’emeroteca con oltre 75mila riviste e giornali, che andrà ad arricchire la biblioteca e costituirà un’opera unica, un punto di riferimento per l’intera regione.

Parlando di burocrazia, Cimino è diretto: «Va governata. La politica ha il dovere di governare questi processi, altrimenti rischia di subirli». La dichiarazione più coraggiosa riguarda la governance dei comuni: «404 comuni per la Calabria sono tanti, bisogna avere il coraggio di dirlo. Le unioni, che dovevano essere propedeutiche, hanno fallito: servono fusioni vere», secondo il sindaco, fra territori con storia, cultura e usi comuni. Un tema reso ancora più urgente dal taglio fino al 20% annuo dei trasferimenti statali sul Fondo di solidarietà comunale registrato nell’ultimo periodo: «Per i nostri comuni vuol dire togliere il respiro».