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13/03/2026 ore 11.57
Attualità

Due nuovi sottosegretari mentre la sanità arranca: il solito paradosso che allontana la Calabria dai suoi cittadini

La proposta della Regione prevede due nuovi incarichi da circa 14mila euro al mese mentre ospedali sotto organico, liste d’attesa infinite e mobilità sanitaria continuano a segnare la quotidianità dei cittadini calabresi

di Domenico Oliva

C’è un dato che più di ogni altro racconta il clima sociale e politico della Calabria di oggi: mentre la sanità pubblica continua a perdere pezzi e l’accesso alle cure diventa sempre più difficile, la politica regionale discute l’introduzione di due nuovi sottosegretari alla Presidenza della Giunta. La proposta di legge, depositata dal centrodestra per attuare le modifiche statutarie del 2026, prevede infatti la nomina di due sottosegretari con un compenso che si aggira intorno ai 14mila euro al mese. Il costo complessivo stimato per le casse regionali si avvicina al milione di euro l’anno.

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Formalmente si tratta di una figura di supporto al presidente della Regione, destinata a rafforzare il coordinamento politico e amministrativo. Nella sostanza, però, l’operazione rischia di essere percepita dai cittadini come l’ennesimo allargamento della macchina politica mentre i servizi essenziali arretrano. Il problema non è soltanto economico. Il problema è soprattutto simbolico e sociale.

Negli stessi giorni in cui si discute di nuove figure istituzionali e di nuovi stipendi pubblici, la sanità calabrese continua a vivere una condizione che molti cittadini definiscono ormai strutturale: ospedali sotto organico, reparti ridotti, liste d’attesa interminabili e una mobilità sanitaria che costringe migliaia di pazienti a curarsi fuori regione.

La gestione dei posti letto è diventata quasi una partita di giro: si spostano da un ospedale all’altro, da un territorio all’altro, senza che questo produca un vero rafforzamento del sistema sanitario. Il risultato è che nessuna struttura riesce davvero a emergere come centro di eccellenza, mentre intere aree della regione continuano a vivere con servizi sanitari fragili o incompleti. La percezione è ormai chiara: per ottenere una visita specialistica in tempi accettabili occorre spesso rivolgersi al privato o partire per altre regioni. Chi non può permetterselo resta intrappolato nelle liste d’attesa o rinuncia alle cure.

Questa realtà si intreccia con un altro fenomeno che sta crescendo silenziosamente: l’aumento della povertà. Famiglie con redditi sempre più fragili si trovano a fare i conti con l’aumento del costo della vita, con stipendi che non tengono il passo dell’inflazione e con servizi pubblici che faticano a garantire livelli adeguati di assistenza.

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È in questo contesto che il tema dei due sottosegretari diventa politicamente sensibile. Non tanto per la legittimità formale della scelta, quanto per il messaggio che rischia di trasmettere. Quando la distanza tra istituzioni e cittadini cresce, ogni decisione che riguarda il costo della politica assume un valore simbolico molto più grande delle cifre in gioco.

La Calabria vive da anni una crisi di fiducia verso le istituzioni. Non è soltanto una questione di bilanci o di riforme amministrative. È una questione di percezione di equità; i cittadini accettano sacrifici quando vedono che anche la politica li condivide. Diventano invece più distanti quando vedono crescere apparati e incarichi mentre i servizi pubblici si riducono. Per tale motivo il vero nodo non è l’esistenza di due sottosegretari bensì capire quale idea di priorità guida oggi le scelte della politica regionale.

Se la priorità è rafforzare la macchina istituzionale, allora l’introduzione di nuove figure può essere spiegata come un’esigenza organizzativa. Se invece la priorità è rispondere alle emergenze sociali, sanitarie ed economiche della Calabria, allora la prima domanda che i cittadini continueranno a porsi è inevitabile: perché si trovano risorse per nuovi incarichi politici mentre non si riesce ad avere almeno un ospedale che rappresenti una vera eccellenza sanitaria per l’intera regione? È su questa domanda, più che sui numeri del bilancio, che si misura oggi la distanza tra la classe politica e la società calabrese mentre cresce la sensazione che esistano due mondi paralleli; quello della politica, con nuovi incarichi, nuove strutture e nuovi stipendi e quello di cittadini che rinunciano addirittura alle cure per veri problemi di sopravvivenza economica.