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25/08/2026 ore 13.37
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Emergenza idrica, Scutellà: «147 milioni fermi mentre la Calabria soffre la sete. Caro Occhiuto ti spiego come spenderli»

La capogruppo del M5s in Consiglio regionale: «È necessario aprire una riflessione seria sul ruolo di Arrical e di Sorical affinché sia garantita piena trasparenza sull’utilizzo delle risorse e sugli investimenti destinati al miglioramento delle infrastrutture»

di Redazione Attualità

In Calabria l’emergenza idrica non può più essere considerata un problema occasionale. Intere comunità continuano a subire interruzioni del servizio, riduzioni della pressione e razionamenti, mentre una parte consistente dell’acqua immessa nelle reti viene dispersa a causa di infrastrutture ormai obsolete.

«I cittadini e i Comuni sostengono costi sempre più elevati, ma le condizioni delle reti non sembrano migliorare» dichiara la capogruppo del M5S in Consiglio regionale Elisa Scutellà. «È necessario aprire una riflessione seria sul ruolo di Arrical e di Sorical, ciascuna per le rispettive competenze, affinché sia garantita piena trasparenza sull’utilizzo delle risorse e sugli investimenti destinati al miglioramento delle infrastrutture idriche».

«Ancora più incomprensibile – prosegue – è che, nonostante la gravità della situazione, le risorse europee destinate alla resilienza idrica non siano state ancora pienamente tradotte in interventi concreti sulle reti. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici ai cittadini senza affrontare il vero problema: una rete idrica che in molti territori è ormai un colabrodo».

Per questo sarà presentata una mozione per l’adozione del Piano straordinario “Calabria Acqua 2030”, finalizzato al risanamento delle reti idriche regionali e all’attivazione delle risorse già disponibili. L’obiettivo è avviare una mappatura completa delle infrastrutture, garantire trasparenza sugli investimenti e costruire un programma pluriennale di interventi attraverso fondi europei, nazionali e regionali.

Da qui l’appello alle amministrazioni locali: «È il momento di fare squadra e approvare in ogni Consiglio comunale atti d’indirizzo condivisi per creare una rete di pressione istituzionale forte e compatta. Dobbiamo denunciare insieme lo stato critico delle nostre condotte, quantificare con precisione i costi sostenuti dagli enti e dai cittadini e pretendere cronoprogrammi certi per l’avvio e la conclusione delle opere. Solo così la Regione, Arrical e il gestore del servizio non potranno ignorare la voce dei territori».