Sezioni
Edizioni locali
20/09/2026 ore 18.55
Attualità

Emilio Greco, la lezione di vita dell’avvocato cosentino che sfida la malattia: «La mia forza è mia moglie Franceschina»

La malattia non ha spento la curiosità e la voglia di esserci dell’avvocato cosentino che racconta la sua battaglia: «Non ho nostalgia del passato, semmai del futuro». L’ironia, la polemica, l’amore per la moglie e per Cosenza: «La città di Telesio rimane per me la più bella del mondo»

di L. F.

Ci sono persone sconfitte della malattia, che praticamente cessano di vivere, di esistere, di continuare a sperare. Ma ci sono tante altre persone che invece anche davanti a una brutta malattia, resistono, reagiscono, si aggrappano con tutta la loro forza alla vita, alla forza della vita.

Emilio Greco è una di queste persone.
L'avvocato cosentino combatte una battaglia difficile, da tanto tempo, ma nelle sue parole non c’è rassegnazione, perché non si sente affatto sconfitto.
Emilio guarda avanti, verso il futuro, mai al passato.

Emilio è un uomo che rimane «forte intellettualmente» e che riconosce nello spirito polemico una delle energie che lo aiutano ad andare avanti. Ma soprattutto è un uomo profondamente legato alla moglie Franceschina, che definisce senza esitazione «la mia vera forza».

Emilio pensa che dovremmo parlare di più, volerci un po’ più bene. E usa un’immagine semplice e bellissima: «Affacciarsi alla finestra e vedere un mondo intero».

E quando gli chiediamo che cosa pensa di Cosenza, la risposta è assoluta, affettuosa, quasi disarmante: «La città di Telesio rimane per me la città più bella del mondo».

Questa, allora, non è un’intervista sulla malattia. È una conversazione sulla vita. Sulla voglia di viverla fino in fondo.

E soprattutto sul futuro.

Ecco la nostra chiacchierata

Prima di tutto: chi era e chi è oggi Emilio Greco?

Un avvocato innamorato del proprio lavoro… penso di esserlo ancora, nonostante le difficoltà. Sono ancora forte intellettualmente. Lo spirito polemico mi aiuta tanto.

Hai scritto: «Se non fosse per la malattia sarei l’uomo più felice del mondo». Che cosa ti manca oggi della vita che vorresti ancora vivere?

Più tempo da dedicare a mia moglie Franceschina… la mia vera forza. Senza di lei sarei già morto.

Hai scritto sui social una frase bellissima e inquietante: «Non ho nostalgia del passato, semmai ho nostalgia del futuro». Che cosa significa, per te, avere nostalgia di qualcosa che ancora non è accaduto?

Il passato è il passato… non ritorna più. Una terra straniera. Ma il futuro è ancora nelle mie speranze… tutto da vivere e da sognare.

La malattia ti ha reso più intransigente, hai scritto. Hai cominciato a distinguere meglio le persone vere dagli «pseudo amici»?

Mi rifaccio a Guccini… a un certo punto gli amici sono come i denti in bocca a certi vecchi.

Hai cancellato dalla tua vita chi non ti è stato vicino quando eri in ospedale. La malattia insegna anche a non perdere più tempo con le persone sbagliate?

Lessi tempo fa una risposta telegrafica che Susanna Agnelli diede a una signora che lamentava la mancanza di vicinanza, in un momento di difficoltà, di una sua amica: «Il suo metro di vita non è uguale a quello della sua amica». Condivido.

Dici di dover ringraziare Dio per la curiosità, la libertà di pensiero e l’autoironia. Quale di queste tre cose ti sta aiutando di più adesso?

L’autoironia… il non prendermi e non prendere sul serio tutto… inseguendo kunderianamente l’insostenibile leggerezza dell’essere.

Continui a scrivere, discutere, rispondere agli amici, seguire la politica. Da dove nasce questa ostinata voglia di esserci?

Dalla mia irrefrenabile voglia di vivere.

Guardando l’Italia e il mondo di oggi, tra guerre, paura, divisioni politiche e crisi della fiducia, che cosa ti preoccupa di più?

La disumanizzazione della gente… dovremmo parlare di più, confrontarci… sposare la cultura del perdono… volerci un po’ di bene… affacciarsi alla finestra e vedere un mondo intero.

Se potessi chiedere una sola cosa alla vita, oggi, che cosa chiederesti?

Ah ah ah… dei polmoni nuovi. Ma so che non è possibile… allora dico: vivere un altro po’ insieme a mia moglie.

Qual è stato il tuo errore più grande? Quello che non ti sei mai perdonato?

Avrei dovuto parlare di più con mia figlia.

Uno sguardo alla Calabria e uno alla tua Cosenza: che cosa ti piace ancora e che cosa, invece, ti preoccupa profondamente?

Sono fiducioso. C’è una nuova generazione che scalpita… che vuol vivere appieno la calabresità… che è entusiasta nel voler realizzare un progetto dalle grandi idee.

Cosenza?… La città di Telesio… rimane per me la città più bella del mondo.

Ecco, una bella lezione di vita, quella di Emilio.

Alla fine di questa chiacchierata resta soprattutto una cosa: la forza di Emilio. Non una forza ostentata. Non la retorica del «combattente». È qualcosa di più semplice e, proprio per questo, più autentico: la volontà di continuare a esserci.

Emilio sa perfettamente che cosa la malattia gli ha tolto. Sa che ci sono cose che non può più chiedere alla vita. Ma non rinuncia a ciò che ancora può desiderare: altro tempo con Franceschina, il rapporto con sua figlia, le persone, le idee, la sua città, la sua Calabria.

E persino quando parla della morte riesce a farlo con ironia, chiedendo scherzosamente «dei polmoni nuovi».

Poi torna serio: vorrebbe semplicemente vivere ancora un po’ insieme alla donna che ama.

Forse è proprio qui la sua lezione più forte. Non serve negare la paura, né fingere che la sofferenza non esista. Si può continuare a guardare avanti anche sapendo quanto è difficile.

Perché Emilio non ha nostalgia del passato.