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05/02/2026 ore 06.15
Attualità

Esperto di tutto, dal rischio amianto agli uccelli dell’Angitola: ma il super consulente lavorava in un'agenzia funebre

Le motivazioni di Rimborsopoli: (vecchi) incarichi ben pagati a persone vicine al gruppo Udc a Palazzo Campanella senza troppe competenze sui temi richiesti. Le risposte ai magistrati degli “esperti” ai quali erano affidati i report: «La ricerca? Ho chiesto a un amico appassionato di volatili»

di Pablo Petrasso

Pensate che versatilità, che eclettismo: passare da uno studio sui rivestimenti in eternit delle case del Vibonese a una consulenza sulla ripopolazione delle specie volatili sul lago Angitola. Pensate, poi, riuscire a farlo senza avere «alcuna competenza sul punto» (per la verità su entrambi i punti, ndr). Miracoli del Consiglio regionale della Calabria documentati nelle motivazioni della sentenza del processo Rimborsopoli. Il caso risale a molti anni fa ed è uno dei presunti abusi che avrebbero segnato l’esperienza a Palazzo Campanella di Alfonso Dattolo come capogruppo dell’Udc.

Le spese del biennio 2011-2012 sono (anche) consulenze che il gruppo avrebbe dovuto chiedere a «soggetti qualificati ed esperti». E invece, almeno in tre casi, «non soddisfano questi requisiti» e sono piuttosto «contributi a persone vicine al partito o legate da rapporti di conoscenza, funzionali a rafforzarne il prestigio politico».

Uno strano esperto di eternit

L’eclettico “esperto” capace di passare dall’eternit agli uccelli dell’Angitola è R. S. (mai indagato): per lo studio ambientale sui rivestimenti delle case «che insistevano sul territorio» (i giudici non specificano quale, ndr) ha ricevuto un totale di 7.326 euro. Cosa ne sapeva di eternit? Niente, per sua stessa ammissione ripresa nelle motivazioni: «Come egli stesso ha affermato nel corso dell’esame testimoniale, lavora tutt’oggi presso un’agenzia funebre». All’epoca, peraltro, «il suo titolo di studio era il diploma presso l’istituto alberghiero, conseguito nel 2006». Dove, dice, «ci sono tre corsi: sala e bar; cucina e ricevimento». Nulla che abbia a che fare con il rischio amianto, insomma, o con le popolazioni dei volatili tra Lametino e Vibonese.

Da «rappresentante per materiale di tipo bricolage», R. S. aveva una partita Iva che gli era utile per collaborare con i gruppi consiliari. Come avrà fatto a completare lo studio richiesto e retribuito dal gruppo consiliare dell’Udc? «Eh, e si fanno delle ricerche, no? Cioè, c’è Internet, vivaddio, si fa ’na ricerca e si fa uno studio». Non c’era ancora Chat Gpt a sistemare tutto in bello stile, altrimenti sarebbe andata ancora meglio.

E l’altro studio, quello sulla ripopolazione dei volatili sul lago Angitola? Per i giudici che hanno condannato Dattolo a 4 anni e 8 mesi, l’assegnazione del compito confermerebbe «la totale incompetenza dei temi di cui gli si chiedeva di occuparsi». In effetti il presunto esperto «non ricordava nulla» del dossier che gli era stato commissionato dall’Udc: di più, «ha riferito di essersi avvalso di un suo “compaesano appassionato di volatili”».

Dove non arriva internet sopperisce l’esperienza diretta. Il problema è che le risposte indirizzano i giudici verso una censura del comportamento della politica: «Questi elementi – si legge nelle motivazioni – comprovano la totale mancanza dei requisiti richiesti dalla legge, anche perché devono essere letti unitamente alla qualità della consulenza, alla somma corrisposta, completamente sproporzionata rispetto all’opera dell’intelletto ottenuta e anche alla circostanza – singolare – per cui S., così come altri soggetti consulenti del gruppo, emettevano fatture che presentavano una numerazione progressiva sovrapponibile al mese di riferimento: la fattura emessa in luglio da S. è la numero 7».

«La relazione sui danni dei cinghiali? Sono un cacciatore esperto» 

Il gruppo dell’Udc aveva molteplici interessi, quasi tutti in orbita ambientale: T. A., per esempio, un esperto «con diploma di geometra e cacciatore» è stato retribuito «per redigere una relazione sui cinghiali e sui danni causati dal territorio regionale». Committente: il gruppo «mediante l’intercessione di Gaetano Bruni», ex consigliere regionale e presidente della Provincia di Vibo Valentia. Come sia nata l’idea è questione che emerge nella testimonianza del consulente: «Nasce perché io… siccome mi conoscono tutti nella zona, che sono un cacciatore esperto, mi ha chiamato l’onorevole Bruni se gli faccio una lezione riguardo la fauna selvatica, mi ricordo all’epoca, e io gli ho detto che gliela faccio, che non avevo problemi». Nessun problema anche per l’altro compito chiesto, sempre al cacciatore, dai centristi: redigere un’altra relazione “sull’elencazione delle strade provinciali di Vibo Valentia”, «in materia totalmente diversa rispetto a quella precedente». Per i giudici di Reggio Calabria neppure l’opera di T. è rimborsabile: in questo caso poi, sarebbe «emerso apertamente il collegamento tra l’uomo e il gruppo, che non era dettato – ovviamente – da ragioni e meriti professionali ma piuttosto da conoscenze personali, sicché il conferimento delle consulenze era funzionale all’accrescimento del consenso del partito».

I dati per la consulenza presi «da Internet, penso»

Lo stesso discorso vale per un altro consulente del Vibonese, M. I., che era stato incaricato dal gruppo Udc «di redigere una relazione sui risultati elettorali dell’anno 2010 con l’intermediazione di Gaetano Bruni». «Facendo delle ricerche ho stilato questa redazione», racconta ai magistrati. Per i giudici, però, l’esperto non avrebbe avuto «alcuna competenza in materia statistica», visto che all’epoca frequentava il liceo psicopedagogico. E da dove ha preso i dati per completare la relazione? «Eh, da Internet penso». L’idea che emerge nella sentenza è che il consulente emettesse fattura solo per il lavoro svolto per il gruppo Udc. Conclusione: la faccenda «comprova la mancanza di esperienza professionale di soggetti che non erano qualificati per i compiti che il gruppo gli assegnava, percependo somme sproporzionate rispetto all’entità del lavoro richiesto e alla qualità del prodotto finale». Per fortuna c’era Internet a fare il grosso del lavoro. Il conto, invece, lo pagavano i calabresi.

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