Estate in Calabria, l’esperto: «Turismo “prudente” per i rincari, sarà più last minute e di prossimità»
Secondo il docente dell’Università della Calabria, la stagione turistica si manterrà sui livelli recenti, ma con un contesto più instabile e imprevedibile: «Flussi stabili ma più incertezza»
Ci avviciniamo alla stagione estiva con molte incognite che pesano sul turismo, tra instabilità internazionale, aumento dei costi e cambiamenti nelle abitudini di viaggio. In questo scenario, il professor Tullio Romita, docente Unical e grande esperto di turismo, offre un’analisi lucida e realistica su ciò che attende la Calabria nell’estate 2026, tra conferme, rischi e margini di adattamento.
Professor Tullio Romita, ci avviciniamo alla stagione estiva in una situazione che appare estremamente delicata: che tipo di estate si profila per la Calabria dal punto di vista dei flussi turistici?
La mia previsione è che l’estate 2026 registrerà flussi turistici simili a quelli degli ultimi tre anni, ma vi sarà una leggera crescita della domanda al di fuori del canonico mese di agosto e gli operatori turistici dovranno, in autonomia, fare i conti con un contesto esterno più instabile.
Cosa intende quando dice “gli operatori turistici dovranno in autonomia fare i conti con un contesto esterno più instabile”?
Da un lato, il fatto che oggi il turismo è molto più sensibile a variabili esterne e alle scelte immediate dei viaggiatori. Non è più un sistema “prevedibile” come qualche anno fa, ma dinamico e in continuo cambiamento, proprio perché la natura del fenomeno è sociale e non economica.
Pertanto, la capacità di competere e crescere turisticamente del territorio calabrese dipende sempre più dalla sua capacità di organizzazione, accessibilità e qualità dell’offerta. La vera sfida, più che “quanti turisti arriveranno”, è capire quali turisti, dove andranno e quanto resteranno. E ciò non è di diretta competenza degli operatori del comparto turistico calabrese, che oggi si avvalgono di risorse umane con competenze tecnico-professionali capaci di progettare ed offrire servizi turistici assolutamente competitivi.
Dall’altro lato, i fattori di rischio che rendono l’estate 2026 particolarmente “delicata” sono principalmente: le tensioni internazionali, che stanno facendo salire i prezzi dei voli e frenano gli arrivi; l’aumento di una domanda turistica “last minute”, che rafforza il turismo di prossimità e nazionale ed indebolisce ulteriormente quello internazionale; la rilevante concentrazione stagionale dei flussi turistici, polarizzati sulle coste.
Il caro carburanti sta già modificando le abitudini di viaggio degli italiani: dobbiamo aspettarci un calo significativo del turismo domestico verso la Calabria?
Il caro carburanti di per sé non ferma il turismo, ma lo rende più “prudente” e selettivo. Produrrà una crescita del turismo domestico di prossimità (Sud e Centro Italia), la ricerca di destinazioni meno costose e una maggiore domanda di vacanze nelle seconde case, legate agli elementi di base (mare, montagna, natura, heritage, ecc.).
Dal punto di vista economico, quali potrebbero essere le conseguenze per un territorio che vive in larga parte proprio della stagione estiva?
Sono assolutamente d’accordo con l’affermazione che la Calabria è un territorio che vive in larga parte proprio della stagione estiva. A ciò aggiungerei, in particolare, le comunità delle aree interne e quelle dove è più diffuso il turismo non convenzionale (seconde case).
In ogni caso, dal punto di vista teorico, per il comparto turistico significherebbe una situazione che rende più difficile pianificare investimenti, assunzioni e acquisti. Inoltre, se il turismo rallenta o diventa incerto, l’impatto si estende a tutta l’economia locale, rendendola più fragile.
Tuttavia, come ho detto, non credo a una diminuzione sostanziale dei flussi turistici ma, più probabilmente, a una diminuzione dei ricavi e dei margini economici d’impresa.
Siamo di fronte a una tempesta perfetta: danni ambientali, aumento dei costi e instabilità internazionale legata alla guerra. È corretto parlare di un’estate “senza precedenti”?
Purtroppo no. Ne abbiamo avuta una più recente e significativa durante il periodo Covid, quando gli arrivi a livello internazionale erano crollati dell’80%.
Anche nell’ipotesi di una fine immediata del conflitto, i mercati impiegheranno tempo a stabilizzarsi: questo significa che il danno per la stagione turistica è ormai inevitabile?
Il problema è che ho perplessità circa la capacità di adattare tempestivamente l’offerta turistica alla mutata situazione sociale, politica ed economica, conseguente all’instabilità internazionale. Ciò potrebbe amplificare divari già esistenti rispetto ad altre regioni e destinazioni italiane e portare a una perdita di competitività rispetto ad altre destinazioni del Mediterraneo.
Quali misure urgenti dovrebbe adottare la politica regionale per evitare un tracollo della stagione?
Servono interventi rapidi e mirati per evitare che la stagione possa risentire delle criticità prima evidenziate (trasporti, prezzi, organizzazione). Non bisogna reinventare il turismo calabrese in pochi mesi, ma rimuovere rapidamente gli ostacoli che possono far perdere flussi, in particolare quelli già potenzialmente acquisiti.
Ciò che è ragionevolmente possibile fare in tempi brevi è adottare misure che, più che numerose, devono essere appropriate e immediate, al fine di rendere la Calabria facile da raggiungere, competitiva nei prezzi e capace di intercettare la domanda incerta, aggiungendo nuovi flussi.