“Fame di verità e giustizia”: a Torino la Giornata in ricordo delle vittime innocenti di mafia
Il corteo organizzato da Libera. A piazza Vittorio dove verranno letti i nomi delle 1117 vittime. Don Ciotti: «L'omertà è uccidere la verità e la speranza»
È partito a Torino il lungo corteo organizzato da Libera per celebrare la 31esima Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che a distanza di vent'anni torna nel capoluogo piemontese. I manifestanti sfilano da piazza Solferino e si fermeranno in piazza Vittorio Veneto, dove dal palco verranno letti i nomi delle vittime delle mafie. Concluderà la giornata il discorso di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e Gruppo Abele.
Tantissimi i familiari delle vittime innocenti di mafia che questa mattina si sono dati appuntamento a Torino. Sono loro ad aprire il corteo che arriverà fino a piazza Vittorio dove verranno letti i nomi delle 1117 vittime. In mano lo striscione 'Fame di verità e giustizia'.
Indossano le magliette con stampate le foto, dei loro cari uccisi dalla criminalità, si abbracciano, si stringono a don Luigi Ciotti che all'arrivo li accarezza uno a uno e si unisce a loro.
«L'omertà - sottolinea don Ciotti - è uccidere la verità e la speranza. Questi familiari portano le collo le foto delle persone care che non ci sono più e che dovrebbero graffiare le coscienze di tutti e chiedere a tutti che ci sia una memoria viva».
Dietro di loro decine di rappresentanti delle istituzioni con la fascia tricolore, poi una marea di persone, bambini, genitori, anziani, gruppi scout, classi di giovanissimi, associazioni, sindacati che sventolano altrettante bandiere colorate, gialle, arancioni e fucsia di Libera.
«Torino abbraccia i familiari delle vittime che chiedono verità e giustizia» – sottolineano dal microfono poco prima della partenza del corteo, parole salutate da un lungo applauso dei presenti.
Don Ciotti: «Bisogna essere cittadini non a intermittenza»
«Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili». Così don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino, a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. «Noi chiediamo alla politica - ha aggiunto - che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega. Ma resta anche una sorta di rassegnazione il pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza».
«Siamo partiti - ha detto don Ciotti in riferimento al corteo di stamane - da piazza Solferino perché nel '75 su quella piazza fu fatto lo sciopero della fame 'Morire di fame ma non di droga'. Una vecchia tenda militare per chiedere una legge, quella che ha creato poi i Sert, i servizi per le tossicodipendenze. Allora non c'era Libera, c'era il Gruppo Abele. E su quella piazza, quei primi genitori che avevano visto perdere i loro figli morti di overdose, si è lottato per chiedere al Parlamento quella legge. Allora noi dobbiamo continuare come cittadini a fare la nostra parte. Collaborare con le istituzione se fanno bene, essere una spina al fianco se non fanno in modo propositivo le cose che devono fare».