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21/08/2026 ore 20.05
Attualità

Femminicidi, il Coordinamento dei centri antiviolenza calabresi: «Servono interventi strutturali immediati»

Gli operatori del territorio chiedono un’attenzione maggiore anche alla luce dei recenti episodi: «L'impegno del privato sociale non può sostituirsi alle responsabilità della politica e della pubblica amministrazione»

di Redazione Attualità

«La drammatica scia di femminicidi e violenze che continua a colpire la Calabria non può più essere trattata come una successione di emergenze isolate. Dietro ogni cifra c'è una vita spezzata, una famiglia distrutta e una responsabilità collettiva a cui le istituzioni non possono sottrarsi. Il Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza (Cav) della Calabria esprime profondo cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime, ribadendo con forza che la violenza maschile contro le donne è un fenomeno culturale e strutturale radicale». È quanto si legge in una nota dello stesso Coordinamento.

«I Centri antiviolenza - prosegue la nota - operano quotidianamente sul territorio, spesso in condizioni di estrema difficoltà e con risorse insufficienti, rappresentando l'unico vero approdo sicuro per centinaia di donne che cercano di uscire dal circuito del maltrattamento. Tuttavia, l'impegno del privato sociale non può sostituirsi alle responsabilità della politica e della pubblica amministrazione. Per contrastare efficacemente la violenza di genere in regione, il Coordinamento chiede con urgenza: sostegno economico e risorse certe con l'erogazione tempestiva e continuativa dei fondi regionali e nazionali dedicati ai Cav e alle Case rifugio, per evitare l'interruzione di servizi di supporto vitali (legale, psicologico, di accoglienza); l'attivazione di percorsi strutturati di educazione all'affettività e al rispetto delle differenze di genere nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio calabrese; l'attivazione e il rafforzamento formale delle reti antiviolenza territoriali in tutti gli ambiti territoriali sociali della regione; una formazione specialistica e continua per forze dell'ordine, personale sanitario, operatori della giustizia, nonché per gli operatori e le operatrici dei Comuni, indispensabile per evitare la vittimizzazione secondaria e garantire valutazione del rischio tempestive».

«I femminicidi - concludono i Centri antiviolenza - non sono 'delitti d'impeto' o 'tragedie della gelosia', ma il drammatico culmine di un continuum di prevaricazione e controllo. Chiediamo alle istituzioni regionali un cambio di passo concreto e immediato: non servono più solo parole di circostanza o cordogli postumi, servono tutele, risorse e volontà politica».