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04/08/2026 ore 12.12
Attualità

Fine vita, Cappato in Calabria: «La libertà di scegliere non può restare solo sulla carta»

Oltre cinquemila firme per la proposta di legge regionale “Liberi Subito”. L'obiettivo è introdurre tempi certi e procedure chiare nel Servizio sanitario calabrese per garantire l'applicazione della sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio medicalmente assistito

di Francesco Graziano

Oltre 5mila persone hanno sottoscritto in Calabria la legge di iniziativa popolare "Liberi subito” dell'Associazione Luca Coscioni per dare modalità e tempi celeri di risposta alle persone che chiedono di essere aiutate a morire, nel rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Il videomessaggio dell'attivista Marco Cappato evidenzia il successo della tappa calabrese di “Liberi Subito”, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare che punta a introdurre tempi certi e procedure uniformi per l'accesso all'aiuto medico alla morte volontaria attraverso il Servizio sanitario regionale. La proposta nasce con un obiettivo preciso: dare concreta applicazione alla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, quella che ha fatto seguito al caso di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) e allo stesso Marco Cappato, stabilendo che, in presenza di determinate condizioni, una persona possa accedere al suicidio medicalmente assistito senza incorrere nelle sanzioni previste dal Codice penale. Secondo i promotori, il problema oggi non è tanto l'assenza del diritto quanto la mancanza di regole operative. Le aziende sanitarie, infatti, procedono spesso con tempi differenti o senza procedure codificate, con il rischio di ritardi che possono trasformare un diritto riconosciuto dalla magistratura in un percorso incerto e, talvolta, irraggiungibile. Per questo i volontari dell'Associazione Luca Coscioni stanno organizzando banchetti informativi e raccolte firme in tutta la Calabria, accompagnati recentemente anche dalla presenza di Marco Cappato, storico esponente dell'associazione, impegnato in incontri pubblici e momenti di confronto con i cittadini.

«Il diritto già esiste, servono regole per renderlo effettivo»

«In Italia, e quindi anche in Calabria, esiste già il diritto a non dover subire come una tortura sofferenze insopportabili alla fine della vita quando ricorrono determinate condizioni di patologia irreversibile e sofferenza intollerabile», spiega Cappato. «Il problema - aggiunge - è che questo diritto rimane spesso soltanto sulla carta, perché mancano regole regionali che indichino chiaramente come il Servizio sanitario e le aziende sanitarie debbano applicarlo. È per questo che stiamo raccogliendo firme sulla proposta di legge regionale Liberi Subito». L'obiettivo è introdurre procedure trasparenti, tempi definiti e responsabilità precise per le strutture sanitarie chiamate a valutare le richieste dei pazienti. «Ogni volta che si parla di eutanasia e fine vita - afferma Cappato ai microfoni di LaC News24 - le persone si avvicinano ai nostri tavoli, vogliono informarsi e comprendere. Moltissime firmano perché quasi ogni famiglia ha vissuto direttamente esperienze di grande sofferenza legate al fine vita». Secondo l'esponente dell'Associazione Luca Coscioni, il dibattito pubblico è ormai molto più maturo rispetto al passato. «Nessuno è per la morte. Noi stiamo parlando della libertà di scelta e del diritto a vivere con dignità fino all'ultimo momento. Servono regole che sappiano distinguere quando una persona può ancora essere aiutata con cure e assistenza e quando, invece, quella non rappresenta più una risposta sufficiente». Per Cappato, la raccolta firme rappresenta anche uno strumento di partecipazione democratica: «Troppo spesso pensiamo che la democrazia si esaurisca nel voto. In realtà vive soprattutto tra un'elezione e l'altra, quando i cittadini partecipano direttamente per costruire nuovi diritti». Un messaggio rivolto soprattutto a chi guarda con sfiducia alla politica. «Non possiamo limitarci ad assistere al dibattito pubblico come spettatori. La partecipazione è il modo con cui si conquistano e si difendono le libertà delle persone», aggiunge.

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Dai casi Welby e Dj Fabo ai diritti riconosciuti dalla Corte Costituzionale

Negli ultimi vent'anni, ricorda Cappato, il quadro normativo italiano è profondamente cambiato. «Oggi è riconosciuto il diritto di interrompere qualsiasi terapia, anche quelle salvavita. È stata approvata la legge sul testamento biologico e la Corte Costituzionale ha stabilito, in determinate condizioni, la possibilità dell'aiuto medico alla morte volontaria».  Resta però un nodo fondamentale. «Questi diritti sono ancora poco conosciuti dai cittadini e, spesso, perfino dagli operatori sanitari. Senza procedure chiare rischiano di restare soltanto principi teorici». Da qui l'appello rivolto al Consiglio regionale della Calabria. «Spero che i consiglieri regionali possano discutere questa proposta senza pregiudizi ideologici o appartenenze politiche, valutandola nel merito per garantire maggiore chiarezza e maggiori libertà ai cittadini calabresi».

L'eredità di Luca Coscioni

Nel corso dell’intervista Cappato ha ricordato anche la figura di Luca Coscioni, il ricercatore e attivista affetto da sclerosi laterale amiotrofica al quale è dedicata l'associazione. «Luca trasformò la propria esperienza personale in una battaglia collettiva per ampliare gli spazi di libertà e di ricerca scientifica. È quello che continuiamo a fare ancora oggi». Infine uno sguardo alle nuove generazioni. «Quando c'è rassegnazione si può avere diciotto anni oppure novanta. Quando c'è coraggio vale la stessa cosa. I giovani oggi trovano spesso istituzioni costruite per difendere chi è già garantito. Proprio per questo è importante creare spazi reali di partecipazione, affinché possano incidere concretamente nella costruzione dei diritti». La campagna "Liberi Subito" proseguirà nelle prossime settimane con nuovi banchetti e appuntamenti informativi sul territorio calabrese. L’intenzione dei promotori è raggiungere il numero di firme necessario affinché il Consiglio regionale sia chiamato a discutere la proposta di legge, aprendo un confronto sul tema del fine vita e sull'organizzazione delle procedure sanitarie previste dalla sentenza della Corte Costituzionale.

La responsabilità di cambiare le cose

In chiusura dell'intervista rilasciata a LaC News24, la conversazione si sposta su un piano più personale. Alla domanda su cosa la spinga, ancora oggi, a esporsi in prima persona e a mettere a rischio sé stessa per battaglie che riguardano i diritti civili, Cappato risponde senza esitazioni: «La convinzione che i diritti non siano mai conquistati per sempre e che, se nessuno è disposto a metterci la faccia, difficilmente le cose cambiano. Ogni avanzamento è frutto dell'impegno di persone che hanno scelto di assumersi una responsabilità personale. Non lo faccio per eroismo, ma perché credo che vivere in un Paese più libero e più giusto valga anche il prezzo delle conseguenze che possono derivarne». Un messaggio che va oltre il tema del fine vita e richiama il senso più profondo dell'impegno civile: trasformare i diritti da principi astratti a possibilità concrete per tutti.