“Fiori del deserto”, i disturbi alimentari in scena a Rende: «Chiedere aiuto sempre»
VIDEO | In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, gli artisti del territorio hanno offerto il loro contributo per sensibilizzare l'opinione pubblica su una problematica in continua diffusione
È andata in scena a Rende la seconda edizione di "Fiori del deserto" , lo spettacolo organizzato dall'Adac , Associazione Disturbi Alimentari di Cosenza , in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla. Sul palco del Palacultura Giovanni Paolo II le esibizioni di validissimi artisti del territorio che attraverso la musica, la danza e la recitazione hanno dato il loro contributo per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
«Non organizzare semplicemente un convegno, non ricevere parlare solo per gli addetti ai lavori - spiega il presidente del sodalizio Maria Parise - ma mettere in piedi uno spettacolo che desse legerezza e nel contempo facesse riflettere su problemi seri come appunto i disturbi dell'alimentazione. L'Adac si occupa di questo da più di 15 anni ormai grazie all'impegno di numerosi volontari e questa giornata è il culmine della Settimana del Fiocchetto lilla che ha visto l'associazione promuovere iniziative volte proprio alla prevenzione, alla conoscenza, all'informazione e alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica».
L'arte come linguaggio dunque attraverso una serie di momenti intensi che hanno suscitato tanta emozione nel numeroso pubblico presente, lanciando un messaggio preciso: «Chi soffre di disturbi alimentari in realtà ha un disagio nell'anima - ha commentato il coreografo Gennaro Siciliano -. Attraverso il movimento, i gesti, la danza, la musica, le parole, abbiamo voluto portare in scena quello che veramente vivono queste persone, dalla consapevolezza di avere bisogno di aiuto, al coraggio di chiedere aiuto, passando per il percorso fatto di alti e bassi, con momenti in cui si pensa di non riuscire a farcela, fino al recupero della normalità. Quello che mi ha spinto in tutto questo lavoro di organizzazione e coordinamento di tutti questi artisti è stata proprio l'urgenza di arrivare anche ad una sola persona che assistendo a questo spettacolo o sentendone parlare, maturi la necessità e il bisogno di chiedere aiuto».