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01/02/2026 ore 12.47
Attualità

“Forza Area Grecanica!”, al fianco dei territori colpiti dal ciclone Harry: parte dal Reggino la campagna del network LaC

Dal basso jonio reggino la scelta di un'informazione libera nel raccontare la sfida dei territori colpiti dall’emergenza, che rifiutano l’oblio e reclamano futuro. Il presidente Domenico Maduli: «Vogliamo vincere con l’orgoglio, non restare vittime del pregiudizio. Gli errori e gli abusi vengono dopo le responsabilità di chi li ha permessi»

di Silvio Cacciatore

Quella notte tra il 20 e il 21 gennaio un’intera terra non ha avuto sonno. La Calabria è rimasta sveglia, tutta insieme, come un corpo solo che trattiene il respiro. Le luci accese nelle case, i telefoni stretti tra le mani, le finestre chiuse che tremano al vento ed il cuore spalancato alla paura. È stata una notte in cui non si aspettava l’alba per il giorno dopo, si aspettava l’alba per capire cosa sarebbe rimasto.

Il resto è, purtroppo, storia. Da Catanzaro, alla Locride alla Grecanica, in quelle ore non è passato soltanto un ciclone. È passata una frattura. Un colpo profondo dentro una terra che già conosce il peso della fragilità, che già convive con l’idea di dover resistere più degli altri. Da millenni. L’Area Grecanica ha sentito tremare le proprie radici, ha avuto paura di perdere ancora pezzi di sé, ha guardato il buio chiedendosi se al mattino avrebbe riconosciuto il proprio volto.

E quando il giorno è arrivato, non è arrivato leggero. È arrivato carico di silenzi, di sguardi bassi, di passi lenti tra ciò che non era più com’era prima. Carico di macerie. Ed è lì che si è aperta una ferita collettiva. Non fatta solo di danni, ma di smarrimento, di rabbia muta, di dolore trattenuto, con orgoglio. Una ferita che non appartiene a un paese soltanto, ma a un intero territorio che si è sentito, ancora una volta, esposto, vulnerabile, lasciato ai margini.

Da quella ferita è partita una domanda silenziosa, che non aveva bisogno di essere pronunciata: restare a guardare o restare accanto. Perché dopo una notte così non basta raccontare ciò che è accaduto. Serve scegliere da che parte stare. Serve decidere se essere voce che passa o presenza che resta.

In quei giorni la nostra informazione, qui, non è stata solo racconto. È diventata compagnia. È diventata un cammino d’insieme. È diventata servizio pubblico nel senso più profondo del termine: stare dentro le storie, non sopra. Occupando quello spazio che in molti avevano deciso di non occupare. Scegliendo di dare spazio e voce, quindi, a chi aveva perso equilibrio, lavoro, sicurezza. Di tenere accesa una luce mentre intorno c’era buio, silenzio, distrazione.

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Ed è così che, quasi senza accorgersene, è nato qualcosa che non assomiglia a una campagna, ma a un gesto. Un gesto semplice e potente: stringere idealmente questa terra e dirle che non è sola. Portare questo abbraccio fuori dai confini dell’Area Grecanica, farlo camminare nei luoghi di passaggio, negli schermi, nei notiziari, negli spazi pubblici. Non per esibire una ferita, ma per proteggerla. Non per spettacolarizzare il dolore, ma per trasformarlo in forza condivisa: quella di un popolo che sa cambiare, e che rispetto ad una narrazione mendace - di chi non lo conosce - che lo vede solo piangersi addosso, si è rimboccato le maniche con dignità e coraggio sin dal primo minuto.

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Perché questa terra non è solo emergenza. È identità antica, lingua che resiste, comunità che non smettono di riconoscersi. Millenni di bellezza fragile che chiedono cura. È frontiera della Calabria, dell’Italia, dell’Europa, dove il margine diventa centro e la periferia diventa cuore. Raccontarla solo quando soffre sarebbe un’altra forma di abbandono. Restarle accanto anche quando deve rialzarsi è una scelta di responsabilità.

Per questo, adesso, la responsabilità si fa scelta. Il gruppo editoriale Diemmecom ed il network LaC hanno deciso di restare. Non di passaggio. Non a intermittenza. Restare accanto alla Calabria partendo dall’Area Grecanica ed abbracciando i territori colpiti come si resta accanto a una casa ferita: con costanza, con cura, con presenza. Con amore quotidiano.

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È una continuità che viene da lontano. Da anni questo territorio viene accompagnato dal nostro network nel racconto della sua bellezza, delle sue eccellenze, della sua identità profonda. Speciali, trasmissioni, presìdi informativi. E, più di recente, Grecanica News, nato per dare voce a una minoranza culturale viva, alla lingua, alla memoria, alle comunità che tengono in piedi l’anima greca di Calabria. Un lavoro che non nasce dall’emergenza, ma dalla convinzione che questa terra meriti spazio, dignità, centralità narrativa.

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«Non siamo e non vogliamo essere di passaggio. Il nostro, come Network, è un esserci e rimanere nella nostra terra, partecipare attivamente e metterci la faccia». Queste le parole del Presidente del Gruppo Editoriale Diemmecom Domenico Maduli a testimonianza di una scelta di campo intrapresa da parte del Network. «Perché senza la garanzia di un’informazione corretta, autorevole e vera, coraggiosa e senza prebende come compromesso, l’isolamento dai territori sarà definitivo. Senza populismo e senza sfilate, ma per dare un senso ed un seguito a queste latitudini, abitarli ora più di prima affinché l’orgoglio possa sostenere il primo valore di una necessità di ricostruzione di questa terra meravigliosa».

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«Rimaniamo accanto agli amministratori ogni giorno - prosegue -, e alla gente comune per dare voce nella sostanza alle proprie istanze e difficoltà, che non sono più difficoltà dei singoli, ma un’esigenza collettiva di rialzare questa terra».

Oggi quell’impegno si rafforza. Si fa ancora più netto. Perché accanto al racconto delle ferite cresce la volontà di investire energie nella promozione di questo territorio, nel sostegno alla sua ripartenza, nel mantenere accesa una luce che troppo spesso, altrove, si spegne in fretta. Una luce che deve restare viva quando il rumore cala, quando l’attenzione si sposta, quando l’Area Grecanica rischia di tornare nell’ombra.

«Questi luoghi vanno sezionati uno per uno - conclude l’Editore del Network LaC Domenico Maduli -, e inseriti in una agenda politica congiunta che li metta in luce, dove l’informazione diventa calendario ed agenda del popolo giorno per giorno a ricordare e testimoniare». Restare significa continuare a raccontare. Continuare a camminare dentro i paesi, dentro le storie, dentro le comunità. Significa difendere un’informazione che non abbandona, che non archivia, che non dimentica. Significa scegliere di stare dalla parte di una terra fragile e fortissima insieme, che chiede rispetto e futuro.

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Ora l’Area Grecanica cammina piano. Porta addosso stanchezza, ferite, domande. Ma cammina. E in questo cammino c’è bisogno di voci che non si spengano dopo l’emergenza, di sguardi che non si voltino quando le telecamere si allontanano, di parole che continuino a costruire senso. Questa non è una storia che finisce con una tempesta. È una storia che ricomincia dopo. Dentro la polvere, dentro il sale, dentro il silenzio che segue il rumore. È una storia che parla di dignità, di orgoglio, di appartenenza. Di una terra ferita, sì. Ma che non si è spezzata.

E adesso chiede una cosa sola: non compassione. Presenza. Continuità. Futuro.

Perché questa notte ha lasciato segni profondi. Ma ha acceso anche una responsabilità nuova. E finché questa luce resterà accesa, questa terra magica non sarà mai sola.

Forza, Area Grecanica!

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