«Il cancro si può vincere grazie alla diagnosi precoce ma anche con la forza dell’amore»: la lezione di Oncomed a Cosenza
Dalla malattia all’impegno nel volontariato: è la storia di Francesca Caruso, che con la sua associazione mette in campo tante iniziative a sostegno dei pazienti del reparto di Oncologia dell’ospedale Annunziata
Dal dolore personale alla scelta di restituire speranza agli altri. È la storia di Francesca Caruso, anima instancabile di Oncomed, sempre attenta alle esigenze e ai bisogni dei pazienti oncologici.
«Ma tutto questo è possibile grazie al prezioso lavoro delle volontarie», precisa. «È un lavoro di squadra quello che facciamo quotidianamente».
Francesca, il tuo post di Natale su Facebook è molto profondo: «Nella vita, niente è più importante della vita stessa. I soldi, i gioielli, le belle case, i regali che circolano in questo periodo sono gioie effimere». A chi e a cosa era rivolto?
«È una riflessione personale, quasi un bilancio di fine anno. Mi capita spesso di sentire persone inseguire desideri che io definisco effimeri: persone che non riescono a essere felici perché non hanno un’auto di lusso, una villa a due piani o un gioiello di brillanti. Mi dispiace per loro, perché per me la felicità è alzarmi dal letto, vedere un raggio di sole e poter fare una passeggiata in riva al mare. Credo che si siano perse le vere priorità della vita, una vita che oggi corre troppo veloce».
Tu questo lo hai capito otto anni fa, quando eri seduta su quelle poltrone del reparto di Oncologia a Cosenza. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza traumatica?
«È stata proprio quella terribile esperienza ad aprirmi gli occhi e il cuore. Seduta lì, perdi la percezione del futuro: non sai se e quando riuscirai a riprenderti la tua vita e vivi soltanto di speranza. È in quel momento che capisci davvero quali siano le cose essenziali. Come scrive Antoine de Saint-Exupéry, “l’essenziale è invisibile agli occhi”».
Oggi stai donando te stessa per aiutare i malati oncologici ad affrontare la malattia.
«In realtà, aiutando gli altri aiuto me stessa. È per questo che dico che la nostra esperienza in reparto è un gesto quasi “egoistico”. Vedere come una semplice carezza, un sorriso, una presenza amica possano alleviare, anche solo per pochi minuti, la sofferenza del corpo e dell’anima è il dono più grande che possa ricevere. Mi fa stare bene, mi arricchisce».
Molto toccante la sfilata di moda delle pazienti oncologiche organizzata a ridosso di Natale.
«È stato un messaggio forte che abbiamo voluto regalare insieme: un messaggio di resilienza, speranza e coraggio. Non a caso il titolo era “Hope”. Abbiamo raccontato il percorso della malattia dimostrando, tra musica e spettacolo, che il cancro si può vincere grazie alla diagnosi precoce ma anche alla forza dell’amore. Un esempio straordinario lo ha dato Oriana: è una paziente attualmente in piena chemioterapia che ha sfilato in abito da sposa, creato appositamente per lei da Elio Guido. Le emozioni sono state intense. Oriana aveva fatto terapia il giorno prima, ma ha voluto fortemente essere in passerella. Con coraggio e dolcezza ha sfilato con la testa coperta da un velo leggerissimo, che poi ha tolto, mostrando il capo nudo. È stato un momento di grande impatto emotivo: il suo gesto ha “urlato” quanto sia difficile il percorso della malattia, quanta forza sia necessaria per affrontarlo, ma anche quanto siano fondamentali la bellezza e l’amore. Spero che quel messaggio sia arrivato al cuore di tutti».
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Oggi si convive meglio con il cancro, ma c’è ancora molto da fare.
«Oggi la malattia, per fortuna, si può sconfiggere. In Calabria, però, la cultura della prevenzione non è ancora sufficientemente diffusa. Noi ci battiamo ogni giorno per far comprendere l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce: un tumore scoperto in tempo può essere debellato. I controlli devono essere periodici, soprattutto in presenza di familiarità o fattori di rischio. Con il nuovo anno abbiamo in cantiere un progetto di screening rivolto ai giovani, perché purtroppo l’età in cui ci si ammala si è notevolmente abbassata. Ed è una cosa che mi fa molta paura».
La vera felicità non è quella che si desidera a tutti i costi, ma quella che si riesce a donare agli altri. Tu lo fai ogni giorno.
«Una volta ho letto un brano di Emily Dickinson che diceva: “Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano; se allevierò il dolore di una vita, o guarirò una pena, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano”. Forse ho cambiato il mio modo di guardare la vita, ma sono convinta che porgere la mano a chi ha bisogno significhi darle il suo vero senso. È l’essenza dell’amore. E oggi ce n’è un enorme bisogno».