Caso Garlasco, Francesco Giorgino a Uno Mattina: diritto di cronaca e presunzione d’innocenza al centro del dibattito
Nella trasmissione Rai il dibattito sul rapporto tra diritto di cronaca e giustizia dopo il richiamo del Comitato Agcom del 2 ottobre: «Informare non significa anticipare il giudizio»
Il noto giornalista del Tg1 e docente della Luiss Francesco Giorgino interviene sul delicato rapporto tra diritto di cronaca, presunzione d’innocenza e rispetto delle persone. Il richiamo dell’Agcom dopo le polemiche sul racconto televisivo del caso Garlasco riporta al centro il ruolo e la responsabilità dell’informazione.
L’informazione giudiziaria è uno dei terreni sui quali si misura più concretamente la qualità del giornalismo. Raccontare un’inchiesta, ricostruire un delitto, seguire gli sviluppi di un procedimento penale significa rispondere a un legittimo interesse pubblico, ma anche confrontarsi con una responsabilità che non può essere sacrificata alle esigenze dello show televisivo. È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Francesco Giorgino, oggi a Uno Mattina, Intervistato da Daniela Ferolla in un momento particolarmente significativo per il dibattito sul rapporto tra esercizio del diritto di cronaca, giustizia e comunicazione.
Francesco Giorgino è un professionista che unisce esperienza giornalistica, conoscenza delle dinamiche televisive e preparazione accademica. Oggi è anche un autorevole dirigente della tv di Stato. Giornalista professionista dal 1993, vicedirettore del Tg1, è anche docente alla Luiss Guido Carli, dove ricopre il ruolo di Professor of Practice, dirige il Master di secondo livello in Comunicazione e Marketing politico e istituzionale e insegna materie legate alla comunicazione, al marketing e al newsmaking. Un percorso che gli consente di osservare il sistema dell’informazione da una prospettiva articolata, nella quale la pratica quotidiana del giornalismo dialoga con lo studio dei linguaggi, dei processi comunicativi e delle loro ricadute sociali.
A queste competenze si aggiunge il suo incarico di rappresentante della Rai presso il Tavolo Agcom sulle fake news. Un ruolo istituzionale che lo colloca nel confronto sui problemi della qualità dell’informazione e sull’affidabilità dei contenuti diffusi dai media. È importante distinguere questo incarico dalle funzioni proprie dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: Giorgino rappresenta il servizio pubblico in uno specifico ambito di confronto, mentre le attività di vigilanza e gli eventuali provvedimenti competono agli organi dell’Autorità e alle strutture preposte.
Il caso Garlasco e il richiamo all’equilibrio
Il tema assume particolare rilievo alla luce delle recenti vicende del caso Garlasco, tornato al centro dell’attenzione mediatica con nuovi sviluppi investigativi, approfondimenti televisivi e un dibattito pubblico sempre più intenso. Una vicenda giudiziaria complessa, nella quale ogni elemento richiede di essere collocato nel proprio contesto, distinguendo i dati documentali dalle ipotesi investigative, le dichiarazioni delle parti dalle valutazioni giornalistiche e gli elementi ancora da verificare dalle conclusioni processuali.
Proprio la crescente esposizione televisiva di vicende giudiziarie ha spinto il Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie, istituito presso l’Agcom, a intervenire con un comunicato del 2 ottobre 2026. Il Comitato, presieduto da Margherita Cassano, già Primo presidente della Corte di Cassazione, ha rivolto agli operatori dei media un appello alla responsabilità, all’equilibrio e al buon senso.
Il documento richiama la necessità di bilanciare il diritto-dovere di informare con il rispetto della dignità delle persone coinvolte e della presunzione di innocenza. Insiste, inoltre, sui principi di continenza e proporzione e sulla necessità di rappresentare in maniera fedele e completa il materiale probatorio disponibile e legittimamente divulgabile.
Il richiamo è particolarmente significativo perché non mette in discussione il diritto di cronaca, né la possibilità di discutere pubblicamente le indagini e le decisioni giudiziarie. Invita, piuttosto, a esercitare quella libertà nel rispetto delle regole che ne garantiscono la legittimità e la credibilità.
Informare non significa anticipare il giudizio
È questo il punto centrale del problema. Nel racconto televisivo della cronaca nera, la ripetizione di immagini, testimonianze, ricostruzioni e dichiarazioni può contribuire a tenere alta l’attenzione del pubblico. Ma può anche produrre una sovrapposizione tra informazione e giudizio, tra ciò che è stato accertato e ciò che viene soltanto ipotizzato.
Il rischio è che il processo mediatico finisca per sviluppare una propria dinamica, nella quale le persone coinvolte vengono sottoposte a una valutazione pubblica continua, spesso prima che gli elementi siano stati esaminati nelle sedi competenti. Il contraddittorio televisivo, per quanto legittimo e talvolta utile a illustrare questioni complesse, non può sostituire quello processuale. Né il consenso del pubblico, le reazioni sui social network o la forza narrativa di una ricostruzione possono assumere il valore di una prova.
La presunzione di non colpevolezza non è una formula da richiamare soltanto nelle aule di giustizia. È un principio che deve orientare anche il linguaggio utilizzato dai mezzi d’informazione, soprattutto quando si parla di persone indagate o imputate. Allo stesso modo, il rispetto della vittima e dei suoi familiari impone di evitare dettagli superflui, esposizioni indebite e ricostruzioni che trasformino il dolore in un elemento di intrattenimento, evitando anche il rischio che la sovraesposizione mediatica e le ricostruzioni finiscano per oscurare la vittima, come è successo per Chiara Poggi.
Il caso Garlasco rende evidente quanto sia delicato questo equilibrio. L’interesse pubblico è indiscutibile, così come è legittimo seguire ogni sviluppo investigativo e interrogarsi sulla tenuta degli elementi probatori. Ma l’approfondimento deve restare ancorato ai fatti, alle fonti e alla distinzione tra i diversi livelli di certezza. La completezza dell’informazione non coincide con la quantità dei dettagli divulgati, e l’approfondimento non si misura dal numero delle ipotesi proposte, bensì dalla capacità di verificarle e contestualizzarle.
La competenza come presidio della qualità giornalistica
In questo quadro, l’intervento di Francesco Giorgino a Uno Mattina assume un significato che va oltre la singola vicenda. La sua esperienza nel servizio pubblico e la sua attività universitaria gli consentono di affrontare il tema con la consapevolezza di chi conosce sia il lavoro quotidiano delle redazioni sia i meccanismi attraverso i quali l’informazione viene prodotta, organizzata e recepita dal pubblico.
Giorgino è un giornalista preparato, con una solida formazione culturale e una conoscenza approfondita dei linguaggi della comunicazione. La sua attività didattica alla Luiss rappresenta un ulteriore elemento di valore: studiare il newsmaking e i processi comunicativi significa interrogarsi anche sulle scelte editoriali, sulla costruzione delle notizie, sul peso delle immagini e sulla responsabilità di chi contribuisce a formare l’opinione pubblica.
In televisione, queste competenze diventano particolarmente importanti. Il ritmo della diretta, la necessità di sintesi e il confronto tra posizioni diverse richiedono padronanza degli argomenti, precisione terminologica e capacità di distinguere ciò che è noto da ciò che resta da accertare. Sono qualità decisive soprattutto nella cronaca giudiziaria, dove una parola impropria o una ricostruzione presentata senza le necessarie cautele possono incidere sulla reputazione delle persone e sulla percezione collettiva di una vicenda.
La sfida non è rendere meno incisivo il racconto dei fatti, ma renderlo più rigoroso. Non significa rinunciare alle domande scomode o alle critiche nei confronti dell’attività investigativa e giudiziaria. Significa, al contrario, porre quelle domande sulla base di elementi verificabili, offrire spazio alle diverse posizioni e non confondere il dubbio legittimo con l’insinuazione.
Insomma non deve prevalere la suggestione.
Il richiamo del Comitato Agcom del 2 ottobre non è una richiesta di silenzio sui casi giudiziari. È un invito a una maggiore consapevolezza professionale, in un sistema nel quale la concorrenza per l’attenzione del pubblico può spingere verso una narrazione sempre più insistita e polarizzata.
L’intervento di a Uno Mattina di Francesco Giorgino si colloca dunque in un dibattito che riguarda l’intero sistema mediatico. Il punto non è stabilire se una vicenda debba essere raccontata, ma come debba esserlo. Il diritto di cronaca resta un presidio fondamentale della democrazia; proprio per questo, deve essere esercitato con rigore, proporzione e rispetto dei diritti individuali.
La buona informazione non è quella che pretende di pronunciare una sentenza prima dei giudici, né quella che alimenta artificialmente il mistero. È quella che accompagna il pubblico nella comprensione dei fatti, segnala ciò che ancora non è noto e lascia che le responsabilità siano accertate attraverso le procedure previste dalla legge.
È su questo terreno che si misura la differenza tra la semplice spettacolarizzazione della cronaca e il giornalismo di qualità. E il richiamo all’equilibrio, oggi più che mai, rappresenta una condizione essenziale per tutelare insieme il diritto dei cittadini a essere informati, la dignità delle persone coinvolte e l’autorevolezza stessa dell’informazione.
*Avvocato e Docente universitario di Diritto dell’informazione