Giallo di Garlasco, nuova intercettazione shock di Sempio: «Quando sono andato via io il sangue c’era»
La registrazione risale al 12 maggio 2025 ed è contenuta in una delle informative depositate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Il tema è quello che da anni tormenta processi, consulenze e perizie: l’assenza di sangue sulle scarpe di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi
Nuova intercettazione shock di Sempio: “Quando sono andato io… il sangue c’era”. È una frase sussurrata a voce bassissima dentro una Panda, in un soliloquio apparentemente sconnesso, ma che oggi gli investigatori considerano uno dei passaggi più inquietanti dell’intera nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio parla da solo. Lo fa spesso. Lo fa senza sapere – o dimenticando – di avere addosso una microspia. E soprattutto lo fa tornando ossessivamente sempre lì: a Chiara Poggi, al sangue nella villetta, ad Alberto Stasi, ai dettagli tecnici dell’omicidio.
Il caso Garlasco irrompe a Vibo, al Maggio dei libri la presentazione di “L’impronta” di Giancarla RondinelliLa frase che cambia il peso delle intercettazioni
L’intercettazione risale al 12 maggio 2025 ed è contenuta in una delle informative depositate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Sono le 10. 30 del mattino. Sempio è solo in macchina e parla quasi sottovoce. Il tema è quello che da anni tormenta processi, consulenze e perizie: l’assenza di sangue sulle scarpe di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
Ma a colpire gli investigatori è soprattutto quel passaggio ambiguo, improvviso, apparentemente sfuggito senza controllo: “Quando sono andato io… il sangue c’era”. Una frase che i carabinieri annotano con cautela, ipotizzando anche una possibile variante (“quando sono andato via”), ma che nella sostanza cambia completamente il peso del monologo.
Il sangue, le scarpe di Stasi e il dettaglio che inquieta gli investigatori
Nel suo lungo ragionamento sconnesso, Sempio ripercorre le discussioni processuali sul sangue secco e sulle tracce che Stasi avrebbe dovuto lasciare camminando nella villetta dopo il delitto. Ragiona sulle perizie, sulle gocce, sulla posizione delle macchie, sulle conclusioni degli esperti. Ma secondo gli investigatori il problema non è soltanto il contenuto tecnico delle parole. È il modo in cui ne parla. Come se quel sangue non appartenesse più soltanto alle carte processuali o ai programmi tv, ma a un’esperienza vissuta. Continua a leggere su LaCapitaleNews