Giuseppe Costanza, unico sopravvissuto alla strage di Capaci: «La verità? Tra 50 anni»
Lo storico autista personale del giudice Giovanni Falcone ha incontrato gli studenti dei licei Campanella di Belvedere Marittimo per ricordare la figura di Giovanni Falcone e ripercorrere quei minuti che cambiarono l’Italia: «Non fu la mafia. Compiere la strage a Palermo fu uno stratagemma»
Sono passati trentatré anni dall’attentato in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, sull’autostrada a Capaci, in Sicilia, ma il ricordo di quel vile episodio è più vivo che mai. Lo è anche grazie alla testimonianza diretta dell’ex autista personale di Falcone, Giuseppe Costanza, che quel giorno lasciò il posto di guida al giudice palermitano e sedette nel sedile posteriore. Un caso fortuito che gli salvò la vita, rendendolo l’unico sopravvissuto alla strage, avvenuta il 23 maggio 1992. Dopo i mesi di degenza e una lunga sofferenza tra le corsie d’ospedale, Costanza ha cominciato a girare l’Italia per parlare agli studenti di legalità e ricordare le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quest’ultimo ucciso dal tritolo il 19 luglio dello stesso anno. Due giorni fa, l’ex autista ha incontrato gli studenti dei licei Tommaso Campanella di Belvedere Marittimo e non si è sottratto alle domande più scomode. «La verità sulle stragi del ’92? Si saprà forse tra 50 anni, quando qualcuno non ci sarà più», ha dichiarato.
L’impegno di Giovanni Falcone
Costanza ha ripercorso la figura del magistrato simbolo della lotta a Cosa Nostra: «Ha dato il suo tempo e poi la sua vita per cercare di migliorare lo Stato italiano, che all’epoca faceva acqua da tutte le parti». Ma ancora oggi c’è molto da fare, secondo Costanza. La criminalità organizzata non si presenta più con il volto brutale del passato, né con lupara e coppole. «Ormai la mafia non è più quella di una volta, ha cambiato pelle. Adesso si presenta bene. Dobbiamo fare attenzione, non tutti quelli che ci rappresentano sono limpidi».
Il giorno che ha cambiato la storia
Il 23 maggio 1992 rimane una ferita aperta. Costanza la definisce «una giornata indimenticabile in quanto tremenda. Avevamo tanti progetti, lui aveva tanti progetti che mi partecipava». Il ricordo va, inevitabilmente, anche alla strage di via D’Amelio, a Palermo, in cui meno di due mesi più tardi morirono anche il giudice Paolo Borsellino e cinque angeli della scorta. «Dopo le stragi c’è stata una rivoluzione mondiale da parte dei cittadini. Però – dice con un velo di nostalgia - loro non ci sono più».
Le domande ancora aperte
A distanza di oltre trent’anni, Costanza non nasconde dubbi e interrogativi che attendono ancora risposte: «Tra una cinquantina d’anni, quando qualcuno non ci sarà più, allora qualche verità verrà fuori. È inutile dire che è stata la mafia. Io voglio sapere chi ha ideato questo stratagemma di farla a Palermo (la strage, ndr)». Parla di stratagemma, Costanza. Parole che pesano come pietre. «A Roma Falcone camminava senza scorta. Se si voleva colpire l’uomo, bastava seguirlo. Farla a Palermo è uno stratagemma proprio per dire: è stata la mafia».
Un evento corale
L’incontro è stato organizzato dagli uffici della Polizia locale e subito supportato da Anna Carnevale, storica dirigente dei Licei Tommaso Campanella. Il dibattito, invece, è stato moderato dalla docente e assessore alla Cultura del comune di Belvedere Marittimo, Raffaela Sansoni. Oltre alla dirigente Carnevale, vi hanno preso parte: il sindaco Vincenzo Cascini; il comandante della Polizia Locale, Fabio Ragone; il vicecomandante Simone Biancamano; il dirigente del Commissariato di Paola, Franco Cassano; il procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi; monsignor Stefano Rega, vescovo della Diocesi San Marco Argentano–Scalea e Giuseppe Bonfilio, segretario generale vicario Diccap-Sulpm.