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11/01/2026 ore 09.58
Attualità

Giustizia, Guarascio smonta la separazione delle carriere: «Si cerca di delegittimare la magistratura ma i veri problemi sono altri»

Il procuratore di Crotone punta il dito contro le falle del sistema: «Ci sono pochi giudici e pm, c’è un turnover esagerato e si potrebbero fare mille riforme a costo zero. Ma di questo nessuno parla»

di Alessia Truzzolillo

Nel dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevede anche la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, il procuratore di Crotone Domenico Guarascio – intervenuto al dibattito organizzato dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro – invita a distinguere tra esigenze reali e narrazioni semplificate. Il punto di partenza, secondo il magistrato, dovrebbe essere un’analisi oggettiva dei problemi del sistema giudiziario.
«Siamo sicuri – si chiede il procuratore – che il problema della giustizia italiana sia il principio della terzietà del giudice, così come viene percepito? Io credo proprio di no».
Guarascio mette in dubbio che il nodo centrale della giustizia italiana sia la presunta mancanza di imparzialità del giudice, come spesso viene rappresentato nel dibattito pubblico.

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I tempi dei processi e la carenza di organico

Richiamando l’esempio dei processi che durano anni, il procuratore sposta l’attenzione sulle condizioni strutturali in cui opera la magistratura, in particolare sulla carenza di personale e sull’elevato turnover.

«Quando il presidente della Corte d’Appello vi ha riferito di processi che si chiudono in otto anni, non è il problema della terzietà del giudice o della partigianeria del gip. È il problema che, per come è costituito oggi il processo penale, e voi lo sapete perché fate gli avvocati e ci andate in aula – dice rivolto alla platea – i processi non si chiudono in udienza preliminare ma non perché, diciamoci la verità, il gip è piegato alle tesi della Procura, ma perché il carico dei giudici che compongono l’ufficio dell’udienza preliminare è talmente elevato rispetto alla loro presenza che il giudice trova più comodo emettere un decreto che dispone il giudizio piuttosto che applicare strumenti più impegnativi come una sentenza di non luogo a procedere. In questo modo sarà giudice del dibattimento a definire il processo».

Secondo Guarascio, in sostanza, le difficoltà non derivano da una presunta sudditanza del giudice alle tesi dell’accusa, ma da un sovraccarico di lavoro che incide sulle scelte processuali.

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Riforme possibili e narrazione pubblica

Il procuratore sottolinea come esistano soluzioni organizzative che non vengono prese in considerazione, mentre si insiste su una rappresentazione che individua nel giudice “non imparziale” il principale ostacolo.

«Dobbiamo dirci la verità: ai cittadini va spiegato qual è il problema della giustizia. Il problema della giustizia è che ci sono pochi magistrati, soprattutto in a queste latitudini, c’è un turnover esagerato e si potrebbero fare mille riforme a costo zero. Ad esempio offrendo ai magistrati che lasciano la sede la possibilità di chiudere i processi che hanno in carico. Di questo però non si parla. Si preferisce offrire una narrazione per cui, al cittadino che ha a che fare con la giustizia, il problema è la percezione di non imparzialità del giudice».

Tra le soluzioni, dunque, Guarascio cita la possibilità di consentire ai magistrati trasferiti di definire i procedimenti già assegnati per non gravare il carico già pesante delle Procure. Una soluzione semplice e a costo zero ma che nessuno si impegna a promuovere.

Dopo il referendum: cosa cambierà davvero?

Guardando agli effetti immediati della riforma, il magistrato ridimensiona le aspettative di un cambiamento rapido e concreto.
«Cosa succederà ad una settimana dal referendum? Nulla. Non succederà effettivamente nulla. Il cittadino andrà in udienza e ci saranno sempre le stesse regole, gli stessi problemi di organico, la stessa inefficienza che purtroppo esiste a livello generale».
I procedimenti che si concludono più rapidamente, osserva, sono spesso legati alla presenza di misure cautelari.
«I processi che si chiudono prima, si chiudono perché hanno misure cautelari in corso, e questo voi lo sapete».

Il ruolo del pubblico ministero e le procedure speciali

Guarascio contesta anche l’idea che il processo penale sia oggi centrato sul dibattimento, ricordando come le riforme recenti abbiano incentivato i riti alternativi.
«Si è detto che il problema oggi è la coltivazione delle prove in dibattimento. Non ho mai visto l’avvocatura così impegnata contro i procedimenti premiali o speciali». Il magistrato richiama le riforme che hanno ulteriormente premiato questi riti: «Oggi il processo si chiude in abbreviato con lo sconto di un terzo di pena. La riforma Cartabia addirittura introduce riduzioni ancora maggiori. E allora dov’è il dibattimento? Dov’è la coltivazione e la percezione di terzietà del giudice?».
In questo contesto, il pubblico ministero non può essere considerato una parte del tutto sovrapponibile alla difesa.
«Ricordatevi bene, cittadini, che il pubblico ministero non è pensato, e nemmeno Vassalli lo pensava così (Giulio Vassalli, giurista, promotore della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ndr) come totalmente paritario rispetto all’avvocato, perché il pm svolge funzioni connaturate alla giurisdizione. Basterebbe ricordarne una: l’archiviazione. La gran parte della totalità di procedimenti in Italia viene definita con richieste di archiviazione».

Separazione delle carriere e rischio di snaturamento del pm

La parte più critica dell’intervento riguarda le conseguenze della separazione delle carriere. Guarascio si rivolge direttamente agli avvocati e ai cittadini.

«Siamo sicuri che voi volete, per questa percezione di imparzialità del giudice, abbandonare il pubblico ministero e portarlo dalla giurisdizione verso la polizia giudiziaria?».
E insiste sul rischio di trasformare il pm in un soggetto diverso da quello previsto dall’ordinamento.
«Siete sicuri di volere un pubblico ministero che, sciolto dalla giurisdizione, diventi l’avvocato della polizia giudiziaria? Guardate che questo è un errore fondamentale».

Secondo il procuratore, questa convinzione è condivisa da gran parte della magistratura, al di là delle differenze interne. Il procuratore si rivolge alle facili interpretazioni dei sostenitori del Sì circa il sorteggio dei rappresentanti togati del Consiglio superiore della magistratura. In pratica Guarascio difende il principio dell’autogoverno della magistratura e mette in guardia contro generalizzazioni che rischiano di delegittimare l’intero ordine giudiziario.
«Ma se un consiglio dell’ordine ha dei problemi – è l’esempio che il procuratore rivolge agli avvocati presenti – se un Parlamento ha dei problemi (fino a poco prima era collegato il viceministro alla giustizia Sisto, ndr) noi assolutizziamo il problema e diciamo “da domani sorteggiamo i rappresentanti”?».
«Ecco perché c’è il controllo (sulla magistratura, ndr) non della politica intesa come maggioranza governativa ma del potere politico».

Autogoverno della magistratura e delegittimazione

Il procuratore di Crotone conclude con un riferimento diretto allo scandalo Palamara che ha coinvolto la magistratura (ma anche la politica) negli ultimi anni.
«Si sta dicendo ai cittadini – è l’iperbole che Guarascio porta come esempio – che i magistrati sono sporchi, cattivi, incapaci di autogestirsi. Si sta dicendo “siccome c’è stato Palamara”, allora il Csm deve essere sorteggiato. Attenzione!».

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