Gratteri: «Oggi che sono per il No al referendum dicono che sono del Pd, una volta mi davano del nazista...»
Il procuratore di Napoli torna sul duro scontro che anticipa la consultazione del 22 e 23 marzo in un incontro con gli studenti: «Mi dicevano che la mia era una battaglia persa perché eravamo al 25% ma io sono calabrese e ho la testa dura ma soprattutto sono libero»
«In questi mesi di discussione sul referendum ricordo che le prime volte che parlavo, a ottobre, mi dicevano che la mia era una battaglia persa, che ero l'ultimo samurai perché eravamo al 25%. Ma io sono della Calabria del Sud, ho la testa dura, orgoglioso di dire sempre quello che penso. Potevo stare zitto e piacevo a molti, anche a destra, ma io non vivo in funzione del consenso ma nell'idea di vivere senza pagare cambiali, senza dipendere da nessuno». Lo ha detto il capo della procura partenopea Nicola Gratteri intervenendo a Napoli a un confronto sul referendum davanti a una platea composta da studenti di giurisprudenza.
Purché se ne parli (ma non si capisca niente): perché il governo usa Gratteri come arma di distrazione di massa sulla riforma«La libertà - ha detto Gratteri - non è passeggiare sul lungomare o farsi un giro in barca, ma la vera libertà è guardare negli occhi chiunque e dire sempre quello che si pensa. Per questo dico che sono per il no. Oggi dicono "Gratteri è di sinistra e del Pd”, ma ricordo che c'erano intercettazioni telefoniche in cui dicevano che sono fascista, anzi dicevano nazista. Mettetevi d'accordo. Io invece in questi mesi ho riletto i lavori preparatori dell'Assemblea Costituente, penso a Einaudi, Dossetti, La Pira, Leone, a Moro. E ricordo anche le 27 donne costituenti, tutti monumenti del diritto che combattevano contro il fascismo. Nella Costituente era al primo posto il bilanciamento dei poteri, c'era paura che ci fosse sistema tale in cui mai più un potere potesse schiacciare l'altro portando a una involuzione democratica».
«Già Berlusconi e prima ancora Licio Gelli - ha aggiunto il magistrato - sono stati ispiratori e dicevano che volevano il pm col cappello in mano davanti al giudice. Invece il pm deve essere sereno nel fare indagini. L'altra sera a Tajani è scappata una frase grave: dice che stanno pensando di sottoporre la polizia giudiziaria togliendola al pm e farla passare sotto l'esecutivo, quindi sotto il ministro degli Interni. Immaginate quindi un capitano dei carabinieri che deve fare un avanzamento in carriera e fa indagini su un assessore regionale come si troverà a comportarsi».