Guardare all’Europa: come gli Stati sostengono la stampa e cosa può imparare l’Italia
Per salvare l’informazione italiana non bastano aiuti a pioggia: servono regole trasparenti, sostegni mirati alla qualità e all’innovazione, e un investimento pubblico che rafforzi il pluralismo invece di alimentare disuguaglianze e precarietà
Vi presentiamo la sesta e ultima puntata della nostra serie sulla crisi della stampa in Italia. Un declino che ha radici antiche e ragioni complesse. LaC proverà a raccontarvelo.
Mentre l’Italia rischia di perdere la sua stampa indipendente, in molti Paesi europei hanno messo in campo politiche pubbliche efficaci per garantire la sopravvivenza dei giornali, il pluralismo e la libertà di informazione. Guardare a questi esempi può offrire una guida concreta per riformare il sistema italiano.
Senza Stato l’informazione muore: l’editoria italiana rischia il collasso tra tagli e disuguaglianzeModelli europei di sostegno all’informazione
1. Germania: sostegno diretto e indiretto
In Germania esiste un doppio modello: Contributi diretti per testate locali e indipendenti, mirati a garantire pluralismo e giornalismo di qualità.
Agevolazioni fiscali: riduzioni sulle tasse postali, contributi per stampa e distribuzione, incentivi per investimenti digitali. Il risultato è una rete di testate solide, con pluralismo territoriale e indipendenza editoriale.
2. Francia: pluralismo e innovazione
La Francia sostiene l’editoria attraverso:
- contributi diretti proporzionati alle dimensioni e al numero di giornalisti;
- incentivi agli abbonamenti digitali;
- fondi per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.
Questi strumenti hanno permesso a giornali storici e nuove iniziative digitali di sopravvivere e innovare, mantenendo la fiducia dei lettori.
3. Paesi nordici: finanziamenti pubblici condizionati alla qualità
Svezia, Norvegia e Danimarca adottano criteri molto severi:
- i contributi pubblici sono assegnati solo a testate che rispettano standard
- giornalistici professionali;
- si premiano l’indipendenza editoriale, la pluralità di opinioni e l’impegno sul territorio.
Il risultato è una stampa con alta credibilità e lettori fidelizzati, anche in un contesto digitale avanzato.
Lezioni per l’Italia
Dall’Europa emergono alcune evidenze chiare.
Non basta dare soldi: servono criteri chiari, trasparenti e condizionati alla qualità e alla pluralità.
Bisogna sostenere anche le piccole realtà perché pluralismo passa proprio dalle redazioni locali, che controllano i poteri vicini ai cittadini.
Se si prende esempio e si investe nell’innovazione digitale i contributi favoriranno transizione digitale, abbonamenti online e fidelizzazione dei lettori.
Poi bisogna semplificare le procedure: troppa burocrazia scoraggia chi vorrebbe innovare. Quindi, i fondi pubblici non devono essere un favore, ma un investimento strategico nella democrazia.
Riforme possibili per l’Italia
L’Italia potrebbe agire su più livelli:
- Contributi diretti proporzionati alla qualità e alla pluralità: non solo numeri di copie, ma inchieste, reportage locali, giornalismo indipendente.
- Sostegno mirato ai nuovi media indipendenti: testate digitali, cooperative di giornalisti e iniziative locali.
- Agevolazioni fiscali concrete: riduzione IVA, incentivi per investimenti tecnologici, sostegno alle edicole.
- Fondo per l’innovazione digitale: programmi per creare piattaforme proprietarie di testate locali, strumenti di fidelizzazione, newsletter e podcast.
- Meccanismi di controllo trasparenti: garantire che i soldi pubblici vadano a chi effettivamente contribuisce al pluralismo, evitando sprechi o favoritismi.
L’Italia può ancora salvare la stampa
Gli esempi europei dimostrano che è possibile avere una stampa libera, indipendente e sostenibile anche in un contesto digitale complesso.
Serve volontà politica, chiarezza nelle regole e una visione strategica: i fondi pubblici devono essere strumenti di democrazia, non elemosine né strumenti di consenso.
Se l’Italia seguirà queste linee, potrà ricostruire un ecosistema informativo solido, dove i cittadini tornano ad avere accesso a informazioni affidabili e pluraliste, e dove la stampa riprende il ruolo fondamentale che merita: cane da guardia della democrazia.