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30/11/2025 ore 21.00
Attualità

Guardare all’Europa: come gli Stati sostengono la stampa e cosa può imparare l’Italia

Per salvare l’informazione italiana non bastano aiuti a pioggia: servono regole trasparenti, sostegni mirati alla qualità e all’innovazione, e un investimento pubblico che rafforzi il pluralismo invece di alimentare disuguaglianze e precarietà

di Raffaele Florio

Vi presentiamo la sesta e ultima puntata della nostra serie sulla crisi della stampa in Italia. Un declino che ha radici antiche e ragioni complesse. LaC proverà a raccontarvelo.

Mentre l’Italia rischia di perdere la sua stampa indipendente, in molti Paesi europei hanno messo in campo politiche pubbliche efficaci per garantire la sopravvivenza dei giornali, il pluralismo e la libertà di informazione. Guardare a questi esempi può offrire una guida concreta per riformare il sistema italiano.

Senza Stato l’informazione muore: l’editoria italiana rischia il collasso tra tagli e disuguaglianze

Modelli europei di sostegno all’informazione

1. Germania: sostegno diretto e indiretto

In Germania esiste un doppio modello: Contributi diretti per testate locali e indipendenti, mirati a garantire pluralismo e giornalismo di qualità.

Agevolazioni fiscali: riduzioni sulle tasse postali, contributi per stampa e distribuzione, incentivi per investimenti digitali. Il risultato è una rete di testate solide, con pluralismo territoriale e indipendenza editoriale.

2. Francia: pluralismo e innovazione

La Francia sostiene l’editoria attraverso:

Questi strumenti hanno permesso a giornali storici e nuove iniziative digitali di sopravvivere e innovare, mantenendo la fiducia dei lettori.

3. Paesi nordici: finanziamenti pubblici condizionati alla qualità

Svezia, Norvegia e Danimarca adottano criteri molto severi:

Il risultato è una stampa con alta credibilità e lettori fidelizzati, anche in un contesto digitale avanzato.

Lezioni per l’Italia

Dall’Europa emergono alcune evidenze chiare.

Non basta dare soldi: servono criteri chiari, trasparenti e condizionati alla qualità e alla pluralità.

Bisogna sostenere anche le piccole realtà perché pluralismo passa proprio dalle redazioni locali, che controllano i poteri vicini ai cittadini.

Se si prende esempio e si investe nell’innovazione digitale i contributi favoriranno transizione digitale, abbonamenti online e fidelizzazione dei lettori.

Poi bisogna semplificare le procedure: troppa burocrazia scoraggia chi vorrebbe innovare. Quindi, i fondi pubblici non devono essere un favore, ma un investimento strategico nella democrazia.

Riforme possibili per l’Italia

L’Italia potrebbe agire su più livelli:

L’Italia può ancora salvare la stampa

Gli esempi europei dimostrano che è possibile avere una stampa libera, indipendente e sostenibile anche in un contesto digitale complesso.

Serve volontà politica, chiarezza nelle regole e una visione strategica: i fondi pubblici devono essere strumenti di democrazia, non elemosine né strumenti di consenso.

Se l’Italia seguirà queste linee, potrà ricostruire un ecosistema informativo solido, dove i cittadini tornano ad avere accesso a informazioni affidabili e pluraliste, e dove la stampa riprende il ruolo fondamentale che merita: cane da guardia della democrazia.