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16/08/2026 ore 18.57
Attualità

«Ho visto il mondo, ma ho scelto la Calabria»: la sfida di Giuseppe Scuticchio

Dopo aver visitato oltre 75 Paesi, vissuto all’estero e incontrato culture diverse, Giuseppe Scuticchio è tornato nella sua terra. Oggi, attraverso Next Heaven e il suo lavoro di Guida Turistica Nazionale, racconta una Calabria lontana dagli stereotipi e prova a trasformare il viaggio in una nuova opportunità di sviluppo

di Riccardo Montanaro

Ha viaggiato in circa 75 Paesi in giro per il mondo e visto centinaia di città diverse, ha vissuto esperienze di studio e lavoro all’estero, ma ha scelto di tornare nella sua terra per raccontarla al mondo. Giuseppe Scuticchio, originario di Pizzo, laureato in Relazioni internazionali e oggi Guida Turistica Nazionale, è uno dei più conosciuti storyteller della Calabria sui social.

Con il progetto Next Heaven (dall’inglese: Prossimo Paradiso) e con le sue pagine dedicate alla promozione del territorio ha conquistato una vasta comunità di follower, trasformando il viaggio in uno strumento di conoscenza e la Calabria nella sua più grande missione. Oggi accompagna migliaia di persone alla scoperta di luoghi, storie e tradizioni, convinto che il turismo sia prima di tutto un’esperienza umana capace di creare emozioni e legami autentici.

Sui social è conosciuto soprattutto con il progetto Next Heaven (Instagram: @next_heaven), dove racconta la Calabria attraverso immagini e video dal taglio cinematografico. I suoi contenuti dedicati a borghi, sentieri, mare, tradizioni e luoghi poco conosciuti gli hanno permesso di raggiungere una community di oltre 200 mila follower tra le varie piattaforme social, diventando uno dei creator calabresi più seguiti nel settore travel.

Negli ultimi mesi ha anche avviato, insieme ad altri giovani professionisti, il progetto “In Calabria”, una piattaforma che punta a promuovere esperienze turistiche durante tutto l’anno (www.incalabria.net). Lo abbiamo sentito.

Giuseppe, hai visitato oltre 75 Paesi in tutti i continenti. Quando ripensi a questo lungo viaggio, qual è il momento in cui hai capito che il viaggio sarebbe diventato la tua professione e la tua filosofia di vita
L’ho capito quando, nel 2020, con lo scoppio del Covid, mi sono dovuto fermare. L’ho vissuta malissimo anche a livello psicofisico, era come se mi fosse caduto il mondo addosso.

Se dovessi scegliere tre luoghi che ti hanno lasciato senza fiato nel mondo, quali sarebbero e perché? Cosa hai trovato lì che ancora oggi porti dentro di te?
La Cina mi ha colpito per la sua immensità e per il contrasto tra modernità e tradizione. È un Paese che sembra contenere mondi completamente diversi: metropoli futuristiche, villaggi, templi, paesaggi naturali incredibili e una cultura millenaria. Quello che porto dentro è soprattutto la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di enorme, difficile da comprendere completamente in un solo viaggio.

Poi?
Il Borneo Malese, invece, mi ha lasciato qualcosa di più istintivo e profondo. La natura lì sembra ancora avere il sopravvento: la foresta pluviale, gli animali, i fiumi, i suoni della giungla. È un luogo che ti ricorda quanto siamo piccoli rispetto alla natura e quanto sia importante proteggerla.

Porto ancora dentro il senso di meraviglia e quella sensazione di essere davvero immerso in un mondo selvaggio, lontanissimo dalla quotidianità.

E poi cosa c’è ancora?
C’è l’India, forse il luogo che più di tutti mi ha messo in discussione. L’India è l’inferno, l’India è il Paradiso.

È un Paese di contrasti fortissimi, dove bellezza, spiritualità, povertà, caos, colori e umanità convivono continuamente. L’India non è un viaggio che semplicemente osservi: è un viaggio che ti coinvolge, ti provoca e, in qualche modo, ti cambia.

Quello che porto dentro è soprattutto l’umanità delle persone e la capacità di trovare significato e spiritualità anche nelle situazioni più semplici.

Ogni grande viaggiatore ha vissuto anche esperienze difficili. Qual è stato il viaggio più complicato, quello che ti ha messo maggiormente alla prova, e come ne sei uscito?
Per poter rispondere a questa domanda mi servirebbero 10 pagine. Per dirne una, forse il viaggio tra Brunei e Labuan, nel Borneo Malese. Cercare di capire come muoversi senza un minimo di informazione su barche, mezzi di trasporto e carte di credito che non funzionavano è stato un vero delirio. Ma, come dico sempre, anche questo è il bello dei viaggi...

Hai incontrato popoli, culture e religioni molto diverse. C’è una persona o una storia raccolta durante i tuoi viaggi che non hai mai dimenticato?
Sicuramente Neeraj, una guida che abbiamo conosciuto quasi per caso in India. Eravamo nel Nord dell’India e, dopo aver prenotato un hotel, ci arriva improvvisamente la comunicazione che la struttura non era più raggiungibile in macchina a causa di un festival e che, quindi, la nostra prenotazione veniva annullata. Ci siamo ritrovati praticamente disperati, senza sapere bene dove andare e cosa fare.

È proprio in quel momento che abbiamo incontrato Niraj. Doveva essere semplicemente una persona che ci aiutava a risolvere un problema, invece, da quel momento, è diventato molto più di una guida.

Per diversi giorni ci ha accompagnato attraverso il Nord dell’India, facendoci scoprire luoghi, persone e tradizioni, ma soprattutto condividendo con noi tantissimi insegnamenti sulla vita, sulla saggezza e sul modo di guardare le cose.

Quello che mi ha colpito è che, alla fine, una persona incontrata completamente per caso è diventata una delle persone più importanti che abbia conosciuto durante i miei viaggi.

E c’è una cosa in particolare che ricordi tuttora?
Ancora oggi ricordo quando è arrivato il momento di salutarci, all’aeroporto: mi sono messo a piangere. Non mi era mai successo prima di affezionarmi così tanto a una persona conosciuta durante un viaggio.

Credo che questa sia una delle cose più belle che il viaggio possa regalarti: parti per conoscere un Paese e finisci per portarti dentro una persona.

Dopo tanti anni all’estero avresti potuto costruire la tua vita ovunque. Perché hai deciso di tornare proprio in Calabria, una terra che molti giovani continuano invece a lasciare?
Perché, nonostante abbia avuto la possibilità di vivere e costruire qualcosa altrove, mi sono reso conto che la Calabria continuava a essere il luogo in cui volevo tornare.

Viaggiare e vivere all’estero mi ha dato tantissimo: mi ha aperto la mente, mi ha fatto conoscere persone, culture e modi di vivere completamente diversi. Ma proprio stando lontano ho iniziato a guardare la mia terra con occhi diversi. Ho capito che quelle che spesso consideriamo normalità, per chi arriva da fuori possono essere qualcosa di straordinario.

E così ho deciso di provare a fare una cosa che forse è anche più difficile: non limitarmi a raccontare la Calabria, ma cercare di costruire qui il mio futuro. Non penso che tutti debbano necessariamente tornare. Andare via può essere un’esperienza fondamentale e, in alcuni casi, una necessità. Ma credo che partire non debba significare necessariamente perdere il legame con il proprio territorio.Io ho scelto di tornare perché voglio dimostrare che si può viaggiare, conoscere il mondo, crescere professionalmente e poi portare tutto quello che si è imparato a casa propria. La mia sfida, oggi, è proprio questa: riuscire a vivere di ciò che amo e contribuire, nel mio piccolo, a far vedere la Calabria non soltanto per quello che le manca, ma soprattutto per tutto quello che ha da offrire.

Tu sostieni spesso che la Calabria non abbia nulla da invidiare alle grandi destinazioni internazionali. Se dovessi convincere un turista straniero a trascorrere qui una settimana, quale itinerario gli proporresti?
Gli proporrei una settimana capace di mostrare tutta la varietà della Calabria: partirei dalla Costa degli Dei, con Tropea, Pizzo e Capo Vaticano, per poi entrare nell’entroterra e scoprire la Sila, i borghi e l’Aspromonte.

Non farei mancare Reggio Calabria e i Bronzi di Riace, ma soprattutto gli farei vivere la Calabria attraverso il cibo, le tradizioni, i tramonti e il contatto con le persone. Perché la vera forza della Calabria è proprio questa: in pochi giorni puoi passare dal mare alla montagna, dalla storia alla gastronomia, vivendo esperienze completamente diverse.

Nei tuoi video racconti una Calabria lontana dagli stereotipi. Qual è il luogo della regione che ritieni ancora incredibilmente sottovalutato e che tutti dovrebbero visitare almeno una volta?
Sicuramente l’entroterra. È la parte della Calabria che considero ancora più sottovalutata: borghi, montagne, paesaggi e tradizioni che raccontano un volto della regione che spesso rimane nascosto. Credo che tutti dovrebbero attraversarlo almeno una volta, perché è proprio lì che si scopre una Calabria autentica, lontana dagli stereotipi e dal turismo di massa.

Cosa ti hanno insegnato i viaggi sul significato di casa? È stato il mondo a farti innamorare ancora di più della Calabria?
Assolutamente sì. Viaggiare mi ha insegnato che casa non è soltanto il luogo in cui vivi, ma il luogo a cui senti di appartenere. E, paradossalmente, più mi allontanavo dalla Calabria, più imparavo ad apprezzarla.

Confrontarmi con il mondo mi ha fatto capire quanto siano speciali tante cose che qui davo per scontate: i paesaggi, il cibo, le tradizioni, ma soprattutto il rapporto con le persone. Quindi sì, è stato proprio il mondo a farmi innamorare ancora di più della Calabria. E oggi, ogni volta che torno da un viaggio, la guardo con occhi un po’ più curiosi.

Oggi sei anche Guida Turistica Nazionale. Che valore ha questo traguardo dopo anni di viaggi e di promozione del territorio? Cambia qualcosa nella tua missione?
Ha un valore enorme, soprattutto perché il concorso per diventare Guida Turistica Nazionale è stato molto difficile e selettivo. Per me rappresenta il riconoscimento ufficiale di un percorso iniziato tanti anni fa, fatto di viaggi, studio e di tanta promozione del territorio. La mia missione, però, non cambia: continua a essere quella di raccontare la Calabria e farla conoscere, cercando di mostrarne la storia, la cultura e le bellezze al di là degli stereotipi. Anzi, oggi sento ancora più responsabilità nel farlo.

I social spesso mostrano solo immagini spettacolari. Dietro ogni video, però, ci sono ore di cammino, fatica e organizzazione. Quanto lavoro c’è dietro un contenuto che dura appena un minuto? 
Dietro un video di un minuto possono esserci anche ore, se non giorni, di lavoro. C’è la ricerca del luogo, l’organizzazione, gli spostamenti, le riprese, spesso camminando per chilometri, e poi tutto il lavoro di montaggio, scelta della musica e costruzione della storia.

Ma soprattutto c’è la parte che non si vede: vivere quell’esperienza in prima persona per poterla raccontare davvero. Il video è solo il risultato finale di tutto questo lavoro.

La Calabria soffre ancora di problemi infrastrutturali e di una promozione spesso frammentata. Cosa dovrebbe fare la politica per trasformare davvero il turismo in una leva di sviluppo economico?
Credo serva una strategia di lungo periodo che non riguardi soltanto le infrastrutture, ma anche e soprattutto la valorizzazione. Perché non dimentichiamoci che alcuni dei luoghi più belli e visitati al mondo sono tutt’altro che facilmente accessibili.

Pensiamo ad Angkor, in Cambogia: è una destinazione che richiede tempo e spostamenti per essere raggiunta, ma le persone ci vanno perché è stata valorizzata e raccontata nel modo giusto.

La Calabria deve fare lo stesso: migliorare i collegamenti, certo, ma anche imparare a raccontare e valorizzare meglio quello che già possiede, mettendo in rete mare, borghi, montagne, cultura ed enogastronomia.

Il turismo può diventare davvero una leva di sviluppo, ma dobbiamo smettere di pensare che basti avere dei luoghi bellissimi. Bisogna farli conoscere, renderli desiderabili e costruire intorno a loro un’offerta turistica di qualità.

Infine, una domanda personale. Hai scritto scherzosamente che, se la Calabria dovesse deluderti, potresti trasferirti a Bali. Ma conoscendoti, quanto è forte davvero il legame con questa terra? E qual è il sogno che vorresti vedere realizzato per la Calabria nei prossimi dieci anni?
Il mio sogno per i prossimi dieci anni è vedere una Calabria che riesca finalmente a credere di più in sé stessa: più conosciuta, più valorizzata e capace di vivere di turismo non soltanto nei mesi estivi. Vorrei che un giovane calabrese non fosse costretto ad andare via per costruirsi un futuro e che, allo stesso tempo, sempre più persone da fuori scegliessero la Calabria non come alternativa, ma come vera destinazione da vivere. Ps: Fare un po’ qui, un po’ a Bali, ahah.

È forse questo il paradiso? Estate 2026: sembra sottotono. Vero? E se sì, perché?

Direi che è un’estate più difficile del previsto, soprattutto per alcune realtà. Non parlerei però di un crollo del turismo: ci sono zone che continuano a lavorare bene e altre che stanno soffrendo maggiormente. Credo che incidano diversi fattori: il costo delle vacanze, una maggiore concorrenza internazionale e probabilmente anche una stagione che si sta concentrando sempre di più in determinati periodi. Ma proprio per questo penso che non si debba guardare soltanto ai numeri di agosto. La vera sfida per la Calabria è riuscire a destagionalizzare e a valorizzare il territorio durante tutto l’anno.
Abbiamo mare, montagna, cultura, borghi ed enogastronomia: non possiamo pensare di vivere di turismo soltanto per due mesi.