I parlamentari eterni: decenni nei palazzi mentre l’Italia cambia rapidamente. Casini è lì da 43 anni
Decenni di carriera per molti politici e un ricambio generazionale sempre più necessario: non è una questione di età, ma di distanza dalla società e di democrazia
Quarantatré anni in Parlamento. E ancora non è finita. È il dato che più colpisce nella classifica ricostruita da Federica Petrucci su QuiFinanza, sulla base dei dati di OpenParlamento/Openpolis. Il record appartiene a Pier Ferdinando Casini, entrato alla Camera nel 1983 e ancora oggi senatore. Quarantatré anni dentro le istituzioni: dalla Prima Repubblica alla Seconda, fino alla politica dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale. Insomma, un’eternità.[quotidiano +4]
Subito dopo arrivano Roberto Calderoli, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, tutti con circa 34 anni di presenza parlamentare. Calderoli, storico esponente della Lega, ha ricoperto anche incarichi di governo. Gasparri, proveniente dal Movimento Sociale Italiano e poi protagonista della nascita di Alleanza Nazionale e del centrodestra, è stato ministro delle Comunicazioni e vicepresidente del Senato. La Russa, anch’egli proveniente dal Msi, poi An e infine fondatore di Fratelli d’Italia, è stato ministro della Difesa ed è oggi presidente del Senato.
Sono carriere lunghissime, costruite attraversando una quantità impressionante di cambiamenti politici. E proprio questo è il punto. Il problema non è necessariamente l’età di questi parlamentari. È il tempo trascorso nei Palazzi. Che più è lungo, più diventa inaccettabile e incomprensibile.
La politica italiana presenta infatti una caratteristica quasi unica: la capacità di conservare carriere che attraversano generazioni, partiti, governi e trasformazioni sociali. Alcuni parlamentari sono entrati nelle istituzioni quando non esistevano Internet, telefoni cellulari, social network, smartphone e intelligenza artificiale. Insomma, quando era tutto un altro mondo.
Oggi siedono ancora negli stessi Palazzi mentre il mondo esterno è diventato completamente diverso. Tanto da sembrare un altro pianeta, un’altra epoca.
La domanda allora è inevitabile: quanto può rimanere a contatto con la realtà una persona che trascorre gran parte della propria vita professionale dentro le istituzioni? Non significa affermare che chi ha una lunga carriera politica sia necessariamente distante dai cittadini. Ma il rischio di una progressiva separazione dalla vita quotidiana esiste.
Conoscere il Paese attraverso statistiche, dossier e rapporti ministeriali non è la stessa cosa che affrontare ogni giorno il costo della spesa, l’affitto, le bollette, uno stipendio di 1.200 euro, la precarietà del lavoro o l’impossibilità per tanti giovani di costruirsi una famiglia.
E poi c’è il tema del ricambio. Due legislature, al massimo tre, non potrebbero essere sufficienti? Un limite alla permanenza parlamentare consentirebbe di far entrare nuove energie, nuove competenze e generazioni cresciute in un mondo ormai completamente diverso. Non per cancellare l’esperienza, ma per evitare che l’esperienza diventi immobilismo.
Una seconda classifica, del tutto diversa rispetto alla precedente, riguarda i parlamentari più anziani di età. Tra gli eletti spicca Marcello Pera, nato nel 1943, già presidente del Senato. Ci sono poi Adriano Galliani, nato nel 1945, Ignazio La Russa, classe 1947, e altri esponenti della politica italiana con più di settant’anni. A questi si aggiungono i senatori a vita, che costituiscono però una categoria particolare: Liliana Segre, Carlo Rubbia e Renzo Piano, per esempio, non sono parlamentari di professione e la loro presenza deriva dalla nomina a vita da parte del presidente della Repubblica, per altissimi meriti.
Quanto guadagnano i parlamentari italiani? L’indennità parlamentare supera i 10 mila euro lordi al mese sia alla Camera sia al Senato; a questa si aggiungono diaria e rimborsi previsti per l’esercizio del mandato. Al Senato, per esempio, la diaria è di circa 3.500 euro mensili, oltre agli altri rimborsi. Non è corretto definire tutto questo semplicemente come “stipendio”, ma è inevitabile confrontare queste cifre con gli stipendi reali di milioni di italiani.
Il tema resta comunque intatto. Non è una questione contro gli anziani e nemmeno contro i parlamentari di lungo corso. È una questione di democrazia e di ricambio. In un Paese dove tutto cambia velocemente, dove una tecnologia può trasformare un’intera professione in pochi anni e dove una generazione entra nel mondo del lavoro in condizioni completamente diverse da quelle di trent’anni fa, è ragionevole chiedersi se il Parlamento debba continuare a essere una casa per carriere politiche potenzialmente interminabili.
La politica ha bisogno di memoria, ma anche di ricambio. Di esperienza, ma anche di nuove intelligenze. Di chi conosce il passato, ma soprattutto di chi sa leggere il futuro.
La quota giovane nel Parlamento è sempre minima. A pochi sembra interessi che un giovane possa parlare delle condizioni dei ragazzi, delle necessità di cambiare modelli sociali ed economici. I nostri giovani sono esclusi praticamente da tutto, tanto che molti di loro hanno cominciato a lasciare il Paese. Perfino dal Nord Italia. Ma tantissimi dal resto del Paese. Farli sentire protagonisti attivi, nelle istituzioni, nel mondo produttivo, nelle grandi e medie società, è necessario e indispensabile. Perché un giovane di oggi, cresciuto nell’epoca digitale, può dare un contributo fondamentale per la risoluzione dei problemi attuali, che si stanno facendo sempre più drammatici.
Certo, non è un delitto rimanere in Parlamento trenta o quarant’anni. È successo anche che qualcuno sia rimasto parlamentare per cinquant’anni (e Casini è pronto a festeggiare). Ma al di là di questo, è davvero incomprensibile rimanere chiusi nei palazzi del potere, completamente estranei ai problemi della società e della vita quotidiana. Senza dubbio sarebbe salutare, e un grande gesto di democrazia, fissare un numero massimo di legislature, due o al massimo tre, nelle diverse istituzioni. Poi si deve tornare a casa, per servire il Paese da un’altra postazione e con un altro punto di vista. Ma questa cosa in Italia è pura utopia: non accadrà mai.