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29/04/2026 ore 10.14
Attualità

Il flop del Governo sulle aree interne: la capacità complessiva di utilizzo delle risorse si è fermata al 56,7%

È quanto emerge dal documento di Finanza pubblica boccia la strategia nazionale. Così i servizi non arrivano e i diritti restano sulla carta

di Redazione Attualità

Il quadro che emerge dal documento di Finanza pubblica è netto e difficilmente contestabile: la strategia nazionale per le Aree Interne continua a non funzionare, soprattutto sul versante della gestione dei fondi statali. Alla chiusura del ciclo di programmazione 2014-2020 si registra un dato che ha il sapore del paradosso. L’Italia è riuscita a utilizzare integralmente le risorse europee, raggiungendo il 100% della spesa, ma si è fermata ad appena il 23% nell’impiego dei fondi nazionali. Una distanza che pesa, soprattutto perché si tratta di risorse destinate a settori cruciali come sanità, scuola e mobilità: servizi essenziali che, nelle aree interne, restano spesso insufficienti o difficilmente accessibili.

Il problema non è nuovo, ma i numeri indicano che non è stato risolto. Nemmeno dopo la riforma del 2023, che avrebbe dovuto semplificare le procedure e accelerare la spesa. Al contrario, secondo i dati disponibili, la capacità complessiva di utilizzo delle risorse si è fermata al 56,7%, segno di un sistema che continua a essere rallentato da ostacoli burocratici e da una gestione fortemente accentrata.

Le criticità si ripresentano anche nel nuovo ciclo 2021-2027. Lo Stato procede a rilento e molte delle strategie previste per i territori individuati già nel 2022 non sono ancora operative. In pratica, una parte significativa degli interventi attesi non è mai partita.

Il risultato è un ritardo che si traduce in servizi che non arrivano e in diritti che restano sulla carta. Nelle aree interne, dove il divario rispetto ai grandi centri è già marcato, questo significa continuare a convivere con emergenze quotidiane.

Da qui la richiesta, sempre più pressante, di un cambio di passo: sbloccare rapidamente le strategie ferme e rendere effettivamente utilizzabili le risorse nazionali. Perché senza una gestione efficiente dei fondi destinati a sanità, istruzione e mobilità, il rischio è quello di aggravare ulteriormente le disuguaglianze territoriali.