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13/04/2026 ore 12.16
Attualità

Il Premio John Marchi della Fondazione Magna Grecia all’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo

La cerimonia all’Istituto italiano di cultura di New York. Il politico di origini italiane ha parlato di «un onore che mi rende umile e mi responsabilizza» sottolineando la centralità del legame tra gli Usa e il nostro Paese

di Redazione Attualità

All’Istituto italiano di cultura di New York ha preso vita la prima edizione del Premio John Marchi, promosso dalla Fondazione Magna Grecia presieduta da Nino Foti. Un esordio significativo, dedicato alla memoria dello storico senatore italo-americano, che ha visto come protagonista l’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo, destinatario del riconoscimento.

La cerimonia si è sviluppata come un racconto, intrecciando memoria e attualità. Foti ha ripercorso le tappe principali della carriera di Pompeo, dagli anni della formazione a West Point al servizio nell’esercito durante la Guerra Fredda, fino ai ruoli di vertice alla Cia e al Dipartimento di Stato. Un percorso segnato, ha sottolineato, dall’impegno nelle politiche di sicurezza internazionale, nella difesa della libertà religiosa e nel consolidamento delle relazioni tra alleati, con un riferimento anche agli Accordi di Abramo.

A riportare al centro la figura di John Marchi è stato l’avvocato John Lauro, che ne ha delineato il profilo umano e istituzionale: un punto di riferimento per la comunità italo-americana, capace di incarnare valori come integrità, senso del dovere e dedizione al servizio pubblico. Gli stessi principi richiamati da Foti, che ha ricordato Marchi come un uomo delle istituzioni, guidato per tutta la vita dal rispetto delle regole e della legalità.

Il momento della premiazione ha lasciato spazio alle parole di Pompeo, che ha accolto il riconoscimento con gratitudine, definendolo «un onore che mi rende umile e mi responsabilizza». Nel suo intervento ha evocato le proprie radici italiane e ribadito la centralità del legame tra Italia e Stati Uniti, sottolineando come l’alleanza transatlantica si fondi su valori condivisi e su una visione comune destinata a durare nel tempo.

Non è mancato un passaggio dedicato alla comunità italo-americana, descritta come una componente vitale della società statunitense: una realtà fatta di lavoro, fede e forte attaccamento alle proprie origini culturali.

Ad accompagnare l’evento, ospitato dal direttore dell’Istituto Claudio Pagliara, la presenza di numerose personalità istituzionali, tra cui l’ambasciatore d’Italia alle Nazioni Unite Giorgio Marrapodi, il console generale Giuseppe Pastorelli, la figlia del senatore Joan Marchi Migliori, Daniel Nigro e Arthur Gajarsa.