Il procuratore Curcio a Rende per parlare ai giovani di contrasto alla ‘ndrangheta: «Prima serve estirpare la cultura mafiosa»
VIDEO | Battersi contro prepotenze e scorciatoie facili: è questo il primo passo verso la legalità. Lo ha detto il capo della Dda di Catanzaro nel corso di un incontro organizzato dal Rotary Club. Il presidente Mazzuca: «Ascoltare le sue parole una grande occasione per i ragazzi»
Il Rotary Club Rende ha accolto Salvatore Curcio, procuratore della Repubblica e capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, per un incontro di grande rilievo dedicato allo “stato dell’arte” della ’ndrangheta in Calabria e alle strategie di contrasto alla criminalità organizzata.
L’evento ha rappresentato un momento di confronto particolarmente significativo, non solo per l’autorevolezza del relatore, ma anche per il messaggio rivolto alle nuove generazioni. A sottolinearlo è stato il presidente del Rotary Club Rende, Sergio Mazzuca: «Abbiamo scelto di ospitare il procuratore Curcio innanzitutto perché è calabrese, oltre ad essere una personalità di spicco nel panorama giudiziario nazionale. Con questo incontro abbiamo voluto parlare ai giovani, che avranno l’opportunità di ascoltare le sue parole e i suoi consigli. Come Rotary siamo particolarmente felici di accoglierli, perché il nostro futuro sono loro».
Salvatore Maria Curcio, 62 anni, originario di Soverato, è in magistratura dal 1989 e nel corso della sua carriera ha coordinato indagini di rilievo contro la ’ndrangheta, contribuendo in maniera significativa al contrasto delle organizzazioni criminali operanti sul territorio calabrese e oltre.
Nel suo intervento, il procuratore ha posto l’accento su un aspetto importante: la repressione, da sola, non è sufficiente. Accanto all’azione giudiziaria è necessario un impegno educativo e culturale costante, capace di incidere in profondità sul tessuto sociale.
«Bisogna formare i nostri ragazzi a una mentalità diversa — ha affermato Curcio — superando l’individualismo. Prima ancora di parlare di lotta alla mafia, occorre contrastare la cultura mafiosa: quella della prevaricazione, della prepotenza, delle scorciatoie e delle mediazioni amicali per raggiungere obiettivi che non spettano di diritto, spesso a scapito degli altri. Il cambiamento deve essere innanzitutto culturale e sociale».
Un messaggio chiaro e diretto, che richiama la responsabilità collettiva e l’importanza dell’educazione alla legalità come strumento fondamentale di prevenzione.
Incontri come quello promosso dal Rotary Club Rende rafforzano la rete tra magistratura, società civile, istituzioni e imprese locali, contribuendo a costruire una cultura della legalità condivisa e concreta, in piena sintonia con i valori rotariani di servizio, etica e responsabilità sociale.
Un momento di dialogo che conferma come il contrasto alla criminalità organizzata non sia solo una questione giudiziaria, ma una sfida culturale che coinvolge l’intera comunità.