Il sale negli occhi, il fango sul cuore: la dignità dell’area Catanzarese che si rialza dopo il ciclone Harry
Superata la fase critica, emerge la forza dei cittadini calabresi. Commercianti, giovani e famiglie si sono rimboccati le maniche per spalare il fango e ripristinare la normalità, dimostrando una dignità silenziosa e una profonda solidarietà di vicinato
È stato difficile persino riconoscerlo. Così infuriato, incontenibile, esasperato. Nei giorni del ciclone Harry, lungo la costa ionica catanzarese, il mare ha smesso di essere un confine ed è diventato un’invasione. Ha cambiato colore, si è fatto cupo come la terra rivoltata e ha deciso di invischiarsi tra le vite della gente. Non ha avuto riguardo per nessuno: per le persone pronte ad andare a lavoro, con la goccia di sudore in attesa di cascare giù, e neppure per gli studenti, scampati alla versione di latino ma non alla versione improvvisa di una inedita paura. Le onde non hanno bussato. Hanno scavalcato i moli, hanno nascosto l'asfalto, hanno portato il sapore dell’abisso fin dentro le camere da letto. Le finestre delle abitazioni sono diventate televisori accesi sulla forza della natura, schermi dentro cui stanare la sensazione di sentirsi ospiti sgraditi sulla faccia della terra.
In quel frastuono di acqua e paura, sono apparse persino le barche. Ma non quelle dei pescatori che attendono la bonaccia. Erano i gommoni del nucleo speleo-fluviale, gusci di gomma che sfidavano le correnti nate per errore, per cortocircuito della quotidianità, tra i vicoli. Isole in movimento dove prima passavano le auto. Pezzi di umanità chiamati ad aiutare chi era rimasto assediato, chi guardava l’acqua salire con gli occhi di chi non ha più terra sotto i piedi.
C’erano i Carabinieri, la Polizia, i Vigili Urbani, gli uomini e le donne della Protezione Civile. Le loro divise, nate per il decoro e l'ordine, si sono sporcate di un fango che non toglie dignità, ma la aggiunge. Erano divise pesanti di pioggia, imbrattate di melma, ma portate con una fierezza che non si impara tra le aule di scuola. Si acquisisce stando nel mezzo, facendo da argine umano quando il cemento cede. In quegli sguardi stanchi, dietro le visiere appannate, c’era il battito di un’intera nazione che si riconosceva in un soccorso, in un braccio teso verso chi è stato preso alla sprovvista.
La forza di chi resta
Ma la notizia più forte non è l'urlo del vento, bensì il silenzio di chi, il giorno dopo, impugna la scopa e la pala. La gente in Calabria ha un patto antico con la sventura: sa che la terra può tremare e il mare può esondare, ma sa anche che le radici scendono nel profondo. Sono più resistenti di qualsiasi forma di arroganza, anche di quella che la natura talvolta esprime per necessità. A Catanzaro, lungo il litorale, i commercianti hanno spalato fango dai loro sogni. Madri e padri hanno asciugato muri per non dare da bere alle paure dei loro figli. Giovani si sono sporcati le mani per il vicino di casa: è la nobiltà della porta accanto, una grazia che si manifesta solo quando tutto sembra perduto. Non c’è lamento, c’è solo il suono ritmico del ferro che gratta sul pavimento per scacciare l’alluvione. C'è la determinazione di chi continua a lavorare per ripristinare le attività, le abitazioni, le infrastrutture ferite dal ciclone.
LaC: un network che si fa porto
Il network LaC in quei giorni ha scelto di farsi trovare. Fin dalle prime ore dell'alba, con i piedi nell’acqua e il microfono rivolto verso i respiri a corto di certezze. Non per fotografare estemporaneamente il disastro, ma per evitare di consegnarlo all'oblio del mattino successivo. Ha scelto di esserci perché raccontare è un atto di difesa: significa proteggere la voce di chi pensa di averla smarrita, vuol dire custodire anche la più piccola scintilla di speranza affinché possa tornare ad essere fuoco che illumina la via. Il gruppo editoriale Diemmecom ha voluto narrare la tempesta e la resistenza, il disagio ed il coraggio. Consapevole che se il mare divide, il racconto unisce. Nelle ore più complicate il network LaC, con i format "Buongiorno in Calabria" e "Dentro la notizia", le edizioni straordinarie del telegiornale, le dirette social, i servizi web e tg, ha voluto essere porto. Spazio in cui attraccare per essere informati, bordo a cui aggrapparsi per non sentirsi soli con il cuore in allerta.