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26/07/2026 ore 10.07
Attualità

«Il vermocane è ovunque», boom di avvistamenti sulle coste calabresi: cresce l'allerta sulle spiagge

Foto e video alimentano qualche preoccupazione. Intanto gli studiosi collegano l'aumento della presenza ai cambiamenti del Mediterraneo e invitano ad adottare comportamenti corretti. Dopo il caso del bambino urticato a Falerna, gli esperti invitano a evitare il contatto e spiegano come convivere con questa specie

di Ale. Tru.

L'aumento delle temperature del Mar Mediterraneo sta modificando gli equilibri degli ecosistemi marini e tra le specie che stanno beneficiando di questo cambiamento c'è anche il vermocane (Hermodice carunculata), l'anellide marino conosciuto anche come "verme di fuoco". Da mesi le segnalazioni si moltiplicano lungo le coste calabresi, in particolare sul versante tirrenico, alimentando la preoccupazione di bagnanti, pescatori e operatori del settore.

Negli ultimi giorni un episodio avvenuto a Falerna Marina, dove un bambino di sei anni è rimasto urticato dopo aver raccolto un vermocane con un retino, ha riportato l'attenzione sul fenomeno. La mamma del piccolo ha scritto un post sull’accaduto spiegando che il bambino lo aveva preso “con il retino ma gli si incastra e gli urta la manina”. Da qui la corsa al pronto soccorso di Lamezia e le successive cure in Pediatria.

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Ma gli avvistamenti non rappresentano più un caso isolato. Le segnalazioni arrivano da Fuscaldo, Paola, Amantea, Campora San Giovanni, Coreca e da diversi altri tratti della costa tirrenica, mentre gli esperti confermano una presenza sempre più diffusa anche nel Vibonese e nell'area dello Stretto di Messina. C’è chi lo ha avvistato a Baia di Riaci e chi scrive che “nel porto di Gioia Tauro è pieno”.

Sulle pagine Facebook aumentano foto e avvistamenti e sono tanti coloro che, nei commenti, invitano a non cedere alla paura perché ritengono questa creatura da sempre presente nelle nostre acque. «Da piccolo li vedevo sempre. La prossima news riguarderà le formiche in giardino???», scrive sarcastico Dario sulla pagina di Calabria News. Anche sulle pagine social di Lac News24 sono tante le segnalazioni. Aurelio li ha avvistati «Negli scogli di Copanello Caminia». Mimmo propone, sempre sulla nostra pagina Facebook, il video di un grosso esemplare a riposo tra le rocce sott’acqua. «Un esemplare cresciuto abbastanza», commenta.

Sulla pagina di CosenzaApp un esemplare viene mostrato dopo essere stato catturato a Fuscaldo e adagiato su una ciabatta. I commenti sono tanti e alcuni anche indignati: «Ovviamente verrà lasciato a morire da qualche parte nonostante siamo noi ad intaccare il suo habitat e non viceversa», scrive Serena. «Basta terrore e soprattutto, basta far passare l'idea che si deve ammazzare!», aggiunge Orlando. «Lasciatelo vivere in pace nel suo habitat», fa eco Francy. «Noi siamo ospiti! Il mare è casa loro», è il commento di Anna. In tanti, come Erika, invitano a non diffondere la paura: «Vedo che stanno girando tante foto di vermocane trovati a riva e leggo tanta paura nei commenti. Vorrei solo ricordare una cosa: il vermocane è sempre esistito nei nostri mari. Negli anni 80/90 senza internet non c'era questo allarmismo, eppure c'era già lui, come le meduse. Oggi basta un post per creare panico e rovinare la giornata a famiglie e bagnanti.È urticante SOLO se si tocca, non attacca. Non toglietelo dall'acqua per fargli la foto e non stuzzicatelo. Lasciatelo in mare, fa parte del nostro ecosistema. Rispettiamolo e godiamoci il mare con buon senso».
Il vermocane non è una specie aliena né recentemente arrivata nel Mediterraneo. Si tratta di un organismo presente da tempo nei nostri mari, ma il progressivo riscaldamento delle acque ne ha favorito la proliferazione e l'espansione verso aree dove fino a pochi anni fa era molto meno frequente. A incidere sono anche la scarsità di predatori naturali e la straordinaria capacità di adattamento di questo polichete, che riesce a sfruttare numerose fonti di cibo.

Dal punto di vista dell'uomo, il principale pericolo è rappresentato dalle setole urticanti che ricoprono il corpo dell'animale. Il vermocane non attacca spontaneamente, ma quando viene toccato o disturbato le sottilissime setole si conficcano nella pelle provocando un dolore intenso, accompagnato da bruciore, arrossamento, prurito e gonfiore. In alcuni casi possono comparire anche formicolio persistente e reazioni infiammatorie più marcate. Le setole sono estremamente fragili e tendono a spezzarsi facilmente, motivo per cui è importante evitare di strofinare la parte colpita.

Gli esperti consigliano di rimuovere delicatamente le setole utilizzando del nastro adesivo, da applicare e staccare con cautela, evitando invece l'uso delle pinzette che potrebbero romperle ulteriormente. Successivamente è opportuno detergere la zona interessata e, soprattutto nei casi più dolorosi o se la persona colpita è un bambino o manifesta una reazione importante, rivolgersi a un medico o al Pronto soccorso. È proprio quanto accaduto a Falerna, dove il personale sanitario di Lamezia Terme ha provveduto all'estrazione delle setole e alla terapia farmacologica necessaria.

Se per i bagnanti il rischio riguarda soprattutto il contatto accidentale tra gli scogli o nelle acque basse, per il comparto della pesca il problema assume una dimensione economica. Il vermocane entra frequentemente nelle reti attirato dal pescato e può nutrirsi dei pesci rimasti intrappolati, compromettendone la qualità commerciale. Inoltre le setole possono contaminare il pescato e rendere più difficili e pericolose le operazioni di recupero delle reti, causando perdite soprattutto alle piccole imprese della pesca artigianale.

Secondo il professor Emilio Sperone, zoologo marino dell'Università della Calabria e responsabile scientifico del progetto di Anapi Pesca, la proliferazione del vermocane rappresenta uno degli effetti più evidenti delle trasformazioni in atto nel Mediterraneo. Pur trattandosi di una specie autoctona, l'aumento numerico può alterare gli equilibri della fauna bentonica e incidere sulla catena alimentare, oltre a creare problemi sempre maggiori per il settore ittico. Per questo gli studiosi insistono sulla necessità di monitorare costantemente la diffusione dell'anellide e di sensibilizzare cittadini e pescatori sui comportamenti corretti da adottare.

Il messaggio degli esperti è quindi duplice: evitare inutili allarmismi, perché il vermocane non è un animale aggressivo, ma al tempo stesso non sottovalutare la sua crescente diffusione. La prevenzione passa soprattutto dall'informazione: imparare a riconoscerlo, evitare di manipolarlo e segnalare eventuali concentrazioni alle autorità competenti rappresentano oggi gli strumenti più efficaci per convivere con una specie destinata, con ogni probabilità, a essere sempre più presente lungo le coste della Calabria.