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19/03/2026 ore 06.45
Attualità

Il viaggio di un calabrese nel Sud-Est asiatico: Labuan, tra storia, mare e l’ombra di Sandokan

Dall’approdo via mare alla memoria della guerra, fino all’immaginario di Emilio Salgari: il racconto di un’isola sospesa tra storia e quiete tropicale

di Giuseppe Scuticchio

Il viaggio prosegue via mare. Dal porto di Bandar Seri Begawan saliamo su un ferry diretto verso Labuan, piccola isola malese al largo del Borneo. La traversata dura poco più di un’ora, ma come spesso accade nei viaggi via mare, il passaggio da una costa all’altra sembra segnare anche un cambio di atmosfera.

Labuan appare all’orizzonte come una striscia verde sospesa sul mare. Niente grattacieli, niente traffico frenetico: solo palme, strade tranquille e un porto che racconta una storia molto più grande dell’isola stessa.

Oggi Labuan è conosciuta come un centro finanziario offshore della Malesia, ma per secoli è stata soprattutto un punto strategico nelle rotte commerciali del Sud-Est asiatico. Mercanti, navigatori e potenze coloniali sono passati da qui, lasciando tracce che ancora oggi emergono tra il porto e i quartieri più antichi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’isola fu teatro di uno degli ultimi sbarchi alleati nella campagna del Borneo. Questa memoria è ancora viva nel Labuan War Cemetery, uno dei cimiteri militari più suggestivi dell’Asia. Tra prati impeccabili e file ordinate di lapidi bianche riposano soldati provenienti da molti paesi del Commonwealth. Camminare in quel silenzio tropicale ricorda quanto anche questi angoli remoti del pianeta siano stati attraversati dalla grande storia del Novecento.

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Eppure, per molti viaggiatori italiani, il nome di queste acque evoca prima di tutto un’altra storia. È impossibile trovarsi qui senza pensare a Sandokan, la leggendaria «Tigre della Malesia» nata dalla fantasia dello scrittore italiano Emilio Salgari. Nei suoi romanzi d’avventura, ambientati tra il Borneo e il Mar di Sulu, queste coste diventano il teatro delle battaglie tra pirati malesi e potenze coloniali. Labuan, in particolare, compare spesso come avamposto britannico nelle storie salgariane.

Passeggiando oggi lungo il porto dell’isola, tra pescherecci e traghetti che collegano le coste del Borneo, è facile immaginare quelle atmosfere: giungle fitte, mari pieni di rotte commerciali e avventure che hanno alimentato per generazioni l’immaginario europeo sull’Asia tropicale.

Ma la Labuan contemporanea è soprattutto un luogo tranquillo. Le spiagge si allungano tra palme e acqua calma, i ristoranti servono pesce freschissimo e i pochi visitatori che arrivano qui vengono accolti con la stessa curiosità gentile che abbiamo incontrato anche in altre tappe del viaggio. Spesso le persone salutano per strada o si fermano a chiedere da dove veniamo: segno che il turismo internazionale non è ancora una presenza quotidiana sull’isola.

Labuan diventa così una pausa nel viaggio. Una piccola isola dove il tempo sembra rallentare tra una passeggiata sul lungomare e un tramonto sul mare del Borneo.

Ma chi viaggia lo sa: le pause sono solo l’inizio di nuovi capitoli. E da qui il nostro itinerario proseguirà verso l’interno del Borneo, verso una delle giungle più antiche e selvagge del pianeta.