Ilaria Campisi premiata da Forbes tra le eccellenze italiane: «Così in 20 anni (e con passione) ho salvato il “Biondo” di Caulonia»
L’imprenditrice agricola racconta la sua scommessa, il rapporto con la manodopera migrante e le preoccupazioni per i collegamenti nella Locride: «È il posto più lontano d’Italia, speriamo nella nuova statale 106 ma il tracciato non deve sventrare il territorio»
di Lu. La.
Ha abbandonato la carriera legale a Firenze per tornare nella sua Caulonia e dedicarsi al “biondo della spina”, una cultivar agrumicola di grandissimo pregio, che stava perdendosi nel tempo. L’imprenditrice agricola Ilaria Campisi è stata inserita dalla rivista Forbes tra le 100 eccellenze italiane.
Un riconoscimento che, intervistata da Pier Paolo Cambareri nel corso dell’ultima puntata del format Dentro la notizia andato in onda oggi su LaC TV (rivedi la puntata su LaC Play), lei stessa definisce «inatteso».
Il biondo della spina è una varietà di arancia autoctona che hanno conquistato il mercato europeo.
«Il loro nome deriva dalla pianta – spiega l’imprenditrice – che presenta, appunto, delle spine. Ogni cultivar ha una sua personalità, questa ha un difetto, che è il nocciolino, anche se fonte di vita. Le caratteristiche sono uniche, è un’arancia da tavola e da spremuta e in un ventaglio di sapori passa dalla fragola al mandarino con punte di pesca».
Premiata da Forbes per aver salvato il “Biondo” di Caulonia: «Orgogliosa, quando si lavora con passione i risultati arrivano»«Un percorso lungo oltre vent’anni»
Ilaria Campisi racconta anche come la genesi del suo progetto. «Il percorso è stato lungo e difficile. Avevamo questi terreni di famiglia, mio padre era un imprenditore agricolo che non si era mai messo al passo con le esigenze di mercato. Da piccola ho raccolto proprio da mio padre la passione per questo lavoro e così sono ripartita da quei terreni abbandonati, ho attinto a contributi europei e quando ho iniziato la fase degli espianti, ormai oltre vent’anni fa, mi sono fermata davanti al biondo. In quel momento ho deciso di investirvi. All’inizio la produzione del biondo era la parte passiva dell’azienda ma adesso è apprezzato in tutta Europa».
Non sono però mancate anche le difficoltà di fare impresa al femminile, «ma ho superato tutto – dice – perché sono una persona e non un genere».
«Il contatto coi migranti ci fa apprezzare la bellezza della vita»
«Quella di impiegare manodopera straniera è stata una scelta obbligata – spiega ancora Ilaria Campisi – perché proprio la mancanza di manodopera è una delle difficoltà e così ho iniziato ad assumere migranti. In azienda poi si forma un clima familiare e mi sono posta anche il problema della loro integrazione nella società. È grazie a loro che coltiviamo le nostre terre, ma i migranti ci offrono anche altro, storie disagiate, perché arrivano qui sui barconi. Uno di questi, dopo undici anni è tornato in Africa dove ha una famiglia che non vedeva dalla sua partenza. Da una capanna di fango e paglia sta costruendo una casa di mattoni e cemento e tra poco riporterà con sé la sua famiglia in Italia. Questi contatti con loro ci fanno apprezzare la bellezza della vita.
«La Locride è il posto più lontano d’Italia»
L’imprenditrice non manca di definire la Locride, quando c’è da raggiungere i mercati, come il «posto più lontano d’Italia, dalla Sicilia fanno meno fatica ad esportare il prodotto. Tra l’altro il progetto della variante della statale 106 che dovrebbe colmare un gap, ha un impatto deflagrante sul territorio. Ci preoccupa molto perché è una strada che corre parallela alla 106 esistente che lascia isolati i borghi. Anas ne ha progettata un’altra che scorre più a monte e sarebbe meno impattante e più opportuna per collegare i territori. Quella variante incide sulle produzioni, noi vogliamo essere collegati al mondo con una strada che non sia calata dall’alto ma sia efficiente e contemporanea. Non ha senso costruire oggi un’altra strada a due corsie che sventra il territorio. Speriamo di poter riuscire a colloquiare con Anas per far capire le esigenze di noi locridei».
L’incoraggiamento alle nuove generazioni: «Ognuno faccia la propria parte»
Tra gli ultimi passaggi dell’imprenditrice di Caulonia, l’incoraggiamento alle nuove generazioni ad avvicinarsi all’agricoltura 2.0, a salvaguardare la bellezza della Calabria, a non piangersi addosso. «Evitiamo quei discorsi secondo cui in Calabria non c’è niente. La nostra regione è ricchissima ed ognuno, per la propria parte, la valorizzi».