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17/03/2026 ore 07.37
Attualità

Incandidabilità per 10 anni dopo il dissesto, la Corte Costituzionale può cambiare la norma: la sfida di Morcavallo

Al centro della questione sollevata dall’avvocato il principio di proporzionalità delle sanzioni e il diritto all’elettorato passivo. Il caso nasce dal Comune di Cosenza e potrebbe avere effetti su molti altri: «Sanzione irragionevole e sproporzionata»

di Riccardo Montanaro

L’avvocato Oreste Morcavallo è protagonista di una importante battaglia giuridica che potrebbe avere conseguenze rilevanti per molti amministratori locali italiani. Morcavallo, nella sua veste di difensore di alcuni ex amministratori coinvolti nel dissesto finanziario del Comune di Cosenza, ha sostenuto davanti alla magistratura contabile una tesi che ha portato la Corte dei Conti della Calabria a sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale.

Al centro della vicenda c’è l’articolo 248 del Testo unico degli enti locali, che prevede l’incandidabilità per dieci anni degli amministratori ritenuti responsabili del dissesto di un ente. Secondo l’avv. Morcavallo, questa sanzione sarebbe sproporzionata rispetto alle responsabilità accertate. La Consulta dovrà ora stabilire se la norma rispetta o meno i principi costituzionali di proporzionalità delle sanzioni

Abbiamo intervistato l’avvocato Oreste Morcavallo.

Avvocato Morcavallo, la Corte dei Conti ha accolto la sua tesi e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale. Qual è il nodo giuridico centrale che avete sollevato?

«Abbiamo discusso la questione il 10 marzo davanti alla Corte Costituzionale, con relatore il giudice Buscema. Il nodo giuridico riguarda l’interpretazione, o meglio la compatibilità costituzionale, dell’articolo 248, comma 5, del Testo unico degli enti locali. Questa norma prevede l’incandidabilità per dieci anni, in tutte le elezioni, degli amministratori ritenuti responsabili o corresponsabili del dissesto finanziario del proprio ente. Il punto è stabilire se una misura di questo tipo sia compatibile con i principi costituzionali che regolano diritti politici e responsabilità degli amministratori».

La norma contestata prevede dieci anni di incandidabilità per gli amministratori ritenuti responsabili di dissesto. Perché, a suo avviso, questa sanzione è sproporzionata?

«La sanzione è irragionevole e sproporzionata perché introduce un automatismo privo di gradualità. Non tiene conto della durata effettiva della carica ricoperta né delle diverse competenze e responsabilità dei singoli amministratori. Inoltre la norma determina un vero e proprio bis in idem: da un lato prevede una sanzione pecuniaria, proporzionata alla durata dell’incarico, dall’altro stabilisce una sanzione di incandidabilità molto severa, della durata di dieci anni e valida per tutte le elezioni. Un meccanismo che, a nostro avviso, entra in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza, di accesso all’elettorato passivo e di proporzionalità delle sanzioni».

Se la Consulta dovesse dichiarare incostituzionale l’articolo 248 del Testo unico degli enti locali, quali effetti concreti si produrrebbero per gli amministratori locali coinvolti in casi simili?

«Una decisione della Corte Costituzionale in tal senso avrebbe l’effetto di ristabilire un principio di equilibrio tra le eventuali omissioni o responsabilità nella gestione finanziaria degli enti e il diritto degli amministratori all’elettorato passivo. In sostanza si tornerebbe a valutazioni più proporzionate e meno automatiche rispetto alle responsabilità accertate».

C’è il rischio che una eventuale modifica della norma venga interpretata come un “salvataggio” della politica locale, oppure si tratta piuttosto di una questione di garanzie costituzionali?

«La vicenda è destinata ad aprire un dibattito molto ampio sulla reale separazione tra responsabilità politica e responsabilità gestionale, un tema oggi particolarmente attuale. A mio avviso la norma dovrebbe essere rimodulata, distinguendo meglio le diverse responsabilità e prevedendo eventualmente meccanismi di moratoria o strumenti correttivi prima di arrivare a sanzioni così drastiche. L’attesa per la decisione della Corte è grande, perché la questione riguarda l’assetto di molti Comuni e Province e può avere ricadute anche sul piano regionale e parlamentare».