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06/02/2026 ore 06.15
Attualità

Intercettazioni in calo ma costi stabili: la Calabria tra le regioni più “spiate”. Da Eurispes le linee guida per migliorare il sistema

I “bersagli” diminuiscono ma la spesa continua a pesare sui conti pubblici. Lo studio “Conoscere per migliorare” curato dai docenti Unical Luciano Romito e Mario Caligiuri si inserisce nel dibattito in corso sulla riforma sollevando questioni chiave su privacy, professionalità e uso delle tecnologie investigative

di Pier Paolo Cambareri

I numeri scendono, ma il tema resta centrale, al pari dei nodi di fondo che tornano con forza nel dibattito pubblico proprio mentre la giustizia italiana è attraversata da una nuova stagione di riforme, polemiche e richieste di razionalizzazione della spesa. Il rapporto Eurispes “Intercettazioni – Conoscere per migliorare”, coordinato dai professori Mario Caligiuri e Luciano Romito dell’Università della Calabria, offre una base di dati solida e aggiornata per (ri)leggere una questione che va ben oltre le statistiche. E che dalle statistiche trae spunto per ridefinire le coordinate delle tutele e delle garanzie dei cittadini.

In dieci anni i “bersagli” sottoposti a intercettazione si sono ridotti drasticamente: dai 141.774 del 2013 agli 83.883 del 2023, con un calo superiore al 40 per cento. È il segno di un utilizzo più selettivo dello strumento, meno massivo rispetto al passato. Ma il primo semestre del 2024 mostra una lieve risalita, a conferma di come l’andamento resti legato alle dinamiche investigative e ai contesti territoriali in costante evoluzione al pari delle organizzazioni criminali.

Se i numeri delle intercettazioni calano, resta invece stabile, e su livelli molto elevati, la spesa che gli organismi periferici dello Stato devono affrontare per scoprire le insidie che si celano tra le pieghe della società. Nel 2023 il costo ha superato i 193 milioni di euro (quasi 20 in Calabria) per le intercettazioni, una cifra che negli ultimi mesi è finita più volte sotto i riflettori, alimentando discussioni e scontri feroci ai massimi livelli politici sui “peso economico” complessivo della giustizia e sulla necessità di rendere il sistema più efficiente. In questo quadro, il rapporto Eurispes affidato al coordinamento scientifico dei due docenti universitari calabresi si inserisce come uno strumento di conoscenza utile, anche se indirettamente, al confronto politico e istituzionale in corso.

La distribuzione geografica conferma una forte asimmetria. Sud e Isole concentrano oltre la metà dei bersagli intercettati, con Sicilia, Campania e Calabria ai primi posti. Non è un dato episodico. Così come osservano Caligiuri e Romito, è il riflesso di una presenza criminale storicamente strutturata e di una conseguente intensità dell’azione di contrasto. Le Direzioni distrettuali antimafia, da sole, dispongono oltre il 40 per cento delle intercettazioni totali, con distretti come Napoli, Palermo e Reggio Calabria particolarmente attivi.

E la Calabria, in questo scenario, presenta elementi specifici. Il numero complessivo di bersagli è paragonabile a quello di regioni più grandi come Lombardia e Puglia, ma colpisce il ricorso più frequente alle intercettazioni informatiche e ai trojan. Strumenti moderni, certamente efficaci, ma anche più invasivi, che richiedono competenze elevate e pongono problemi delicati sul piano delle garanzie.

Ed è qui che il rapporto Eurispes allarga lo sguardo. Le intercettazioni non sono solo un mezzo investigativo: incidono sulla vita privata delle persone, coinvolgendo spesso soggetti estranei alle indagini. Da questo punto di vista, la questione non è solo “quanto” si intercetta, ma come e con quali tutele. In un momento storico in cui si discute di riforma della giustizia, questi aspetti diventano centrali.

Uno dei punti più critici riguarda la gestione delle spese. Non esiste un sistema uniforme per distinguere i costi delle trascrizioni e delle perizie foniche, che finiscono spesso in voci di bilancio aggregate. Una mancanza che rende difficile valutare l’effettiva destinazione delle risorse pubbliche e che alimenta, inevitabilmente, le polemiche sulla trasparenza e sull’efficienza della spesa giudiziaria.

Ancora più delicata è la questione delle professionalità coinvolte. La ricerca segnala l’assenza di una definizione normativa chiara dei requisiti per periti e trascrittori, figure chiamate a trattare dati estremamente sensibili senza un quadro regolatorio pienamente strutturato. Un vuoto che, in un sistema democratico, non può essere considerato marginale.

“Conoscere per migliorare” non è uno slogan, ma un invito. Perché la vera sfida, oggi, non è ridurre o aumentare le intercettazioni, ma costruire un equilibrio credibile tra efficacia investigativa, sostenibilità dei costi e tutela dei diritti. Un equilibrio che riguarda l’intero Paese, ma che in territori complessi come la Calabria assume un peso ancora maggiore.

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