Iran, Campana (Avs): «Il petrolio sale, la guerra in Medio Oriente presenta il conto alla Calabria»
Il portavoce di Europa Verde Avs Calabria: «Oggi alle pompe di benzina il prezzo del litro di gasolio è aumentato di 0,15 euro. Le politiche internazionali, che appaiono distanti e astratte, hanno effetti devastanti anche su di noi».
«Siamo sollevati per il popolo iraniano. Nessuno di noi verserà lacrime per la morte di Ali Khamenei, simbolo di un regime autoritario che per anni ha represso libertà e diritti fondamentali. Ma proprio per questo, se siamo davvero garantisti, dovremmo avere il coraggio di affermare un concetto semplice: attenzione a giustificare ogni intervento con la nobile scusa di “esportare la democrazia”, per poi, nei fatti, limitarsi a importare petrolio». È quanto dichiara Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde Avs Calabria.
«La storia recente ci ha insegnato che la democrazia non si misura in barili. Vale dunque la pena ricordare agli amici del governo di Giorgia Meloni - prosegue Campana - che nel mondo esistono altre dittature feroci. In Egitto — il Paese dove è stato ucciso Giulio Regeni — la repressione è sistematica. In Arabia Saudita il dissenso si paga a caro prezzo. In Sudan la violenza politica è una tragica costante, così come nella Repubblica Democratica del Congo. Eppure, guarda caso, in questi Paesi l'Occidente non sente il bisogno di “esportare democrazia”. Sono Paesi amici, alleati strategici, fornitori affidabili, oppure realtà che rientrano in equilibri geopolitici considerati intoccabili. Il punto non è fare sconti a Teheran - sottolinea il portavoce regionale di Avs - ma smascherare l'ipocrisia di una geopolitica a doppio standard. Perché quando il diritto internazionale viene applicato a corrente alternata, si apre una crepa pericolosa: quella che consente a chiunque di rivendicare la propria “verità” come superiore e, in nome di essa, imporla con la forza».
«È lo stesso schema che ha portato Vladimir Putin a giustificare l'invasione dell'Ucraina in nome della sicurezza e della tutela dei propri interessi strategici. Ed è la stessa logica - evidenzia Campana - che potrebbe legittimare altre potenze a fare altrettanto: la Cina nei confronti di Taiwan, la Serbia nei confronti del Kosovo, e così via su altri fronti regionali. Se ogni Stato decide che il proprio modello politico è quello giusto e che può essere esportato o imposto ai vicini, allora il principio di sovranità diventa relativo e la forza torna a sostituire il diritto».
«Il petrolio intanto sale e la Calabria paga. Mentre le cancellerie discutono e le grandi potenze si sfidano, il prezzo del petrolio vola. A marzo 2026 il Brent ha superato gli 80-82 dollari al barile, con un rincaro tra il 7 e il 9%, spinto dalle crescenti tensioni legate all'Iran e dal rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il traffico energetico mondiale. Ed è qui che entra in gioco la vita reale. La nostra. In Calabria - fa notare Giuseppe Campana - terra in cui a molti sembrano lontane le scelte che Stati Uniti e Israele compiono in Medio Oriente — con la silenziosa acquiescenza del nostro governo — le conseguenze sono invece estremamente concrete: oggi alle pompe di benzina il prezzo del litro di gasolio è aumentato di 0,15 euro, e nei prossimi giorni potrebbe raggiungere i 2 euro al litro. Le politiche internazionali, che appaiono distanti e astratte, hanno effetti devastanti anche su di noi. Una tensione nello Stretto di Hormuz si traduce in meno soldi nel portafoglio di un operaio di Vibo Valentia o di un commerciante di Crotone. Una crisi diplomatica a migliaia di chilometri di distanza diventa una spesa in più per una famiglia di Reggio Calabria. Mentre le grandi potenze giocano a scacchi, a pagare il conto siamo noi. E in Calabria, dove ogni centesimo pesa - conclude Giuseppe Campana - il prezzo del petrolio non è un dato da telegiornale: è una questione quotidiana di sopravvivenza economica».