La Calabria si sbriciola tra frane, mareggiate e alluvioni: per sistemarla servono 25 miliardi di euro
L’equivalente di due Ponti sullo Stretto potrebbe mettere in sicurezza il territorio. Le cifre contenute in un piano della Regione approvato nel 2017. Era stato concepito per stanziare centinaia di milioni destinati ai primi interventi. Da allora è cambiato poco
Quando si dice che la sistemazione del territorio in Calabria sarebbe la più grande opera pubblica di sempre non si usa un’iperbole: vale due volte il Ponte sullo Stretto, circa 25 miliardi di euro. Cifra impossibile, stimata in un piano della Regione che destinava centinaia di milioni alla sistemazione dei guai peggiori. Risultato: molti sono ancora lì, pronti a ricordarci che gli interventi sono in ritardo.
Intanto ciascuno individua il proprio colpevole mentre il mare rischia di mangiarsi la ferrovia sulla dorsale tirrenica, i commercianti cercano di ripartire a Catanzaro Lido, i danni sui lungomari della Locride si contano con cifre a sei zeri.
La batteria comunicativa del centrodestra ha deciso che la colpa è della burocrazia: troppi cavilli bloccano lavori indispensabili per difendere il territorio. Qualche giorno prima Carlo Tansi, ex capo della Protezione civile, ha aggiunto l’aggettivo «regionale» alla parola burocrazia: il geologo ha raccontato che il masterplan approvato quasi nove anni fa è in larga parte fermo perché la Cittadella non ha dato ai progetti l’impulso che avrebbe dovuto. E in effetti – LaC News24 ve lo ha raccontato nelle ore in cui si iniziavano a contare i danni del ciclone Harry – quei lavori non sono mai partiti e le coste sono rimaste esposte ai flutti, senza protezione.
Non che nelle aree interne vada molto meglio: giusto ieri, il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi ha fissato sui social un promemoria piuttosto polemico sui pericoli connessi alle piene del Crati. «Mi sono permesso – scrive – di far notare, per l'ennesima volta, che il fiume continua ad erodere, che dei lavori di messa in sicurezza del Commissario Straordinario (Occhiuto) nemmeno l'ombra (dovevano finire nel 2021) e che l'unica vera protezione per famiglie, case ed aziende è la barriera che ha fatto il Comune, in emergenza, nel 2021».
«Sprechi, abusivismo e burocrazia: così il mare si riprende la Calabria», Carlo Tansi analizza cause ed effetti di una fragilità ignorataQuestione di prospettiva: l’unico modo per provare a orientarsi davvero sono i documenti. Uno, in particolare: il Masterplan mai completato.
25 milioni di euro per mettere in sicurezza la Calabria
Un passo indietro: nel documento approvato dalla giunta Oliverio nel 2017 le cifre impressionano così come le considerazioni introduttive. Nel monitoraggio rientrano rischio idraulico, rischio frana e rischio erosione costiera ed «emerge un quadro gravissimo» assieme alla necessita di programmare e individuare i punti di maggiore criticità. La Regione si spinge a valutare le condizioni di partenza e il prezzo del dissesto. Dello “sfasciume pendulo”, per citare l’abusata metafora di Giustino Fortunato sulla Calabria. Ne viene fuori una cifra spaventosa: «L'Autorità di Bacino ha effettuato un'analisi di dettaglio stimando in quasi 25 miliardi di euro l'importo necessario alla realizzazione di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio calabrese, suddiviso per le tre tipologie di rischio», due Ponti sullo Stretto.
Calabria fragile (e abusiva): la furia del ciclone Harry colpisce coste senza difese e conquistate dal cementoFrane e alluvioni, numeri impressionanti
Soltanto per gli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio frana quello studio calcolava risorse necessarie per 5,8 miliardi di euro. Numeri del genere sembrano come un muro invalicabile. Sono il risultato di anni di malgoverno del territorio che si ripropone ciclicamente quando mareggiate e temporali mettono a dura prova la resistenza dei costoni, delle spiagge, degli argini. È l’eterno ritorno di problemi che sono verificati negli ultimi decenni: l’esposizione diretta di edifici e infrastrutture ai livelli delle portate di piena, gli allagamenti nei pressi delle foci, i rischi dovuti al restringimento degli alvei dei fiumi. Un elenco soltanto parziale che esigerebbe interventi miliardari. Anche i numeri del rischio frana sono enormi: «Dall’analisi dei dissesti complessivi emerge che l’area totale interessata dai fenomeni di dissesto è pari a poco più di 912 chilometri quadrati con il rilevamento di oltre 15mila frane».
Il dato più preoccupante arriva dal raffronto che quel documento faceva con il passato. Nel 2016 la Regione registrava «un incremento di oltre il 72% dei fenomeni rispetto a quanto indicato nel Pai 2001, fenomeni comunque comprensivi di molte riattivazioni». Dalle parole di esperti come Tansi si direbbe che negli ultimi anni non sia stato fatto molto per rattoppare un territorio che aveva disperatamente bisogno di interventi ritenuti urgenti quasi nove anni fa. La preoccupazione con cui cittadini e istituzioni hanno osservato l’arrivo del ciclone Harry e la devastazione di alcuni tratti del litorale jonico ne è la prova. Le onde fanno paura, eppure gli interventi erano (sono) definiti e catalogati. Molti, però, si sono persi come schiuma fra le onde. (1. Segue)