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21/08/2026 ore 09.41
Attualità

La crisi del turismo in Calabria, i proprietari di B&b: «Qui l’estate dura 10 giorni, bisogna far restare (e tornare) i turisti»

L’associazione partecipa il confronto avviato dal nostro network e chiede di collegare le diverse realtà del territorio attraverso itinerari ed esperienze capaci di valorizzare anche l’entroterra: «Gli operatori siano coinvolti nelle politiche regionali»

di Redazione

«La Calabria non ha bisogno soltanto di più turismo: ha bisogno di un sistema turistico». È quanto sostiene l’Associazione regionale B&B e Affittacamere Calabria (Arbbac), intervenendo nel dibattito sul turismo calabrese aperto in questi giorni da LaC. L’associazione, che riunisce operatori del settore ricettivo extralberghiero, sottolinea come nelle proprie strutture si registrino «permanenze più brevi, spesso di una o due notti», consumi più contenuti e una stagione concentrata soprattutto nel mese di agosto. «Gran parte del territorio registra il tutto esaurito per appena 10-15 giorni nel mese di agosto», evidenzia l’Arbbac.

Per il presidente Leonardo Trento, il dato degli arrivi non può essere l’unico parametro per valutare l’andamento del comparto. «Il vero record che dovrebbe interessarci non è soltanto quello degli arrivi, ma quello dei giorni che riusciamo a far trascorrere al turista in Calabria», afferma. E gli indicatori da considerare dovrebbero essere «quanti arrivano, quanto restano, quanto spendono e, soprattutto, quanti ritornano».

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Da qui la necessità, secondo l’Arbbac, di spostare il confronto sulla costruzione di un vero sistema turistico regionale, mettendo in rete mare, montagne, borghi, aree interne, cultura, enogastronomia, natura e tradizioni: «La Calabria non deve promuovere soltanto singoli luoghi: deve costruire esperienze e itinerari capaci di collegare territori», sostiene l’associazione. Particolare attenzione viene rivolta ai borghi e ai piccoli centri dell’entroterra, dove le strutture ricettive extralberghiere possono rappresentare uno strumento per distribuire presenze e reddito anche nei territori meno conosciuti: «È difficile parlare di “fare sistema” se chi contribuisce concretamente a costruire l’offerta turistica viene lasciato ai margini o, peggio, considerato un problema anziché una risorsa», afferma l’Arbbac.

Un altro nodo indicato dall’associazione è quello della destagionalizzazione. Cultura, cammini, natura, enogastronomia, turismo religioso, borghi, eventi ed esperienze dovrebbero essere trasformati in un’offerta integrata capace di generare domanda durante tutto l’anno.

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Ma, avverte Trento, «destagionalizzare fa rima con “come ci arrivo”». Per l’associazione servono collegamenti aerei, ferroviari e stradali adeguati, oltre a una mobilità interna efficiente. «Non possiamo chiedere al turista di destagionalizzare se siamo noi i primi a rendere stagionali i collegamenti», sottolinea. L’Arbbac richiama inoltre il ruolo degli operatori ricettivi, spesso «prime guide turistiche del territorio», impegnati quotidianamente a consigliare agli ospiti borghi, itinerari, prodotti tipici e luoghi meno conosciuti. «In qualche modo, ogni giorno, costruiamo dal basso una parte di quell’offerta turistica integrata che ancora manca», sostiene l’associazione.

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«Se vogliamo costruire un sistema turistico - conclude Trento - dobbiamo mettere allo stesso tavolo chi lo programma e chi lo fa vivere». L’Arbbac si dice disponibile a contribuire al confronto avviato anche attraverso il dibattito promosso da LaC, con l’obiettivo di costruire «un sistema turistico calabrese capace di generare valore durante tutto l’anno».