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31/01/2026 ore 17.06
Attualità

La lotta contro il tempo di Gadice, il sito archeologico di Calopezzati rischia l’oblio: Legambiente scrive al Ministero

Il circolo “Nicà” di Scala Coeli rilancia l’allarme sull’area che ospita i resti dell’antica villa romana, dopo il sopralluogo dello scorso settembre: servono interventi per la tutela e la valorizzazione

di Mariassunta Veneziano

Il tempo, a Gadice, non è solo una misura. È materia che affiora dal terreno, muri che resistono a fatica, silenzi interrotti solo dal rumore della Statale 106. A pochi passi dallo Ionio, nel territorio di Calopezzati, i resti di una villa romana raccontano una storia antica, mentre il presente scorre veloce, spesso senza fermarsi ad ascoltare. Ed è proprio contro questo scorrere distratto che oggi torna a farsi sentire la voce di Legambiente.

Proprio ieri Nicola Abruzzese, presidente del Circolo Legambiente “Nicà” di Scala Coeli, ha inviato una richiesta formale al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Cosenza e al Comune di Calopezzati, per conoscere gli sviluppi successivi al sopralluogo effettuato il 16 settembre scorso nel sito archeologico di località Gadice. Un sopralluogo che aveva visto la presenza dei funzionari della Soprintendenza e del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, avviato dopo una segnalazione e una precedente nota ministeriale.

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Il sito di Gadice non è una scoperta recente. Le sue potenzialità archeologiche sono note sin dagli anni Settanta, da quando nel 1976 la Soprintendenza avviò le prime ricognizioni. Le indagini furono poi approfondite nel 1990, nell’ambito del progetto “Giacimenti culturali”, che portarono all’individuazione di resti strutturali e materiali riferibili a una villa romana databile tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale. Un complesso che testimonia la presenza organizzata e produttiva di Roma lungo la fascia ionica cosentina, riconosciuto ufficialmente di interesse culturale con decreto ministeriale dell’11 ottobre 1999.

Nonostante il valore storico e scientifico, nel corso dei decenni l’area ha subito compromissioni legate alla realizzazione della linea ferroviaria e della Statale 106, mentre altre porzioni del sito restano esposte a incuria e fattori ambientali. Ed è proprio questo il punto su cui insiste la nuova segnalazione di Legambiente: secondo l’associazione, le condizioni attuali dell’area appaiono oggi esposte a un progressivo peggioramento, con il rischio concreto di un ulteriore deterioramento delle evidenze archeologiche in assenza di interventi ordinari.

Nella richiesta inviata agli enti competenti, Legambiente chiede un aggiornamento sugli esiti del sopralluogo del settembre 2025 e sulle eventuali azioni intraprese o programmate. L’associazione richiama inoltre la disponibilità di collaborazioni esterne qualificate finalizzate alla tutela e alla valorizzazione del sito. In particolare, viene citata una possibile interlocuzione con l’Università di Salerno, oltre alla disponibilità manifestata dal Comune di Calopezzati, nella persona del sindaco Edoardo Antonello Giudiceandrea, a fornire supporto logistico per eventuali attività che la Soprintendenza riterrà di programmare.

Secondo Legambiente, si tratterebbe di un’opportunità da valutare in tempi rapidi, anche alla luce delle scadenze legate alle programmazioni annuali degli enti. Un’accelerazione che consentirebbe di recuperare tempo prezioso e di ridurre il rischio che l’assenza di interventi e le condizioni ambientali possano determinare ulteriori criticità per il sito.

La vicenda di Gadice si colloca in uno spazio delicato, dove la tutela del patrimonio si scontra con il fattore tempo. Un luogo che conserva una componente significativa del capitale storico e culturale del Basso Ionio cosentino, ma che rischia di restare sospeso tra riconoscimenti formali e attese prolungate.

Legambiente ribadisce che la propria istanza nasce esclusivamente dalla volontà di evitare un ulteriore deterioramento di un bene di riconosciuto di valore per il territorio. Perché a Gadice il tempo ha lasciato tracce importanti. Ma lo stesso tempo potrebbe cancellarle. E allora bisogna decidere da che parte stare, se custodirle o lasciarle scomparire.

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