La passione per la lirica e il sogno di portare la grande musica nel mondo, Moreno Montalto: «Nulla è impossibile»
Tenore e docente, si è esibito in diversi teatri italiani e internazionali. Oggi porta avanti il progetto Italia… Un Viaggio in Musica”, uno spettacolo che unisce canzone d’autore e grandi colonne sonore
Tenore, pianista e docente, Moreno Montalto è uno degli artisti calabresi che, con talento, studio e determinazione, sta costruendo un percorso sempre più importante nel panorama della musica lirica. Dopo essersi esibito in prestigiosi teatri italiani e internazionali, da New York alla Cina fino al Teatro Bellini di Catania, oggi porta avanti il progetto “Italia… Un Viaggio in Musica”, uno spettacolo che unisce lirica, canzone d’autore e grandi colonne sonore per raccontare, attraverso la musica, l’identità culturale italiana.
In questa intervista racconta la nascita della sua passione, il legame con la Calabria, le esperienze più emozionanti della sua carriera e i sogni che continuano ad accompagnare il suo percorso artistico.
Moreno, quando ha capito che il canto lirico sarebbe diventato la sua vita e quale ruolo ha avuto la Calabria nella sua formazione artistica?
Ho iniziato da piccolo, quasi per gioco, imitando Andrea Bocelli, vincitore nel 1994 della sezione “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo con Il mare calmo della sera. Da lì è nata la mia passione per il canto. Ricordo ancora oggi i brividi che provai ascoltando per la prima volta il Nessun dorma interpretato dal grande Luciano Pavarotti. Da quel momento il Maestro è diventato la mia principale fonte di ispirazione.
La Calabria ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita artistica, perché ho sempre potuto contare sul sostegno della mia famiglia e, in particolare, di mio papà. Purtroppo oggi non c’è più, ma è stato lui a credere in me, forse ancora più di quanto ci credessi io.
Lei è prima di tutto un pianista e poi è diventato tenore: quanto questa doppia formazione arricchisce oggi il suo modo di interpretare la musica?
Conoscere la musica e il suo linguaggio è fondamentale per un cantante, soprattutto quando si canta accompagnati da una grande orchestra. Servono solide basi musicali per affrontare determinati repertori.
Lo studio del pianoforte, attraverso autori come Beethoven, Chopin, Liszt e Rachmaninoff, mi ha dato la possibilità di imparare a “cantare” con uno strumento, permettendomi di crescere come musicista a tutto tondo.
Ha cantato in teatri importanti, da New York alla Cina, fino al Teatro Bellini di Catania. Qual è stata l’esperienza che le ha lasciato l’emozione più forte?
Ognuna di queste esperienze mi ha lasciato un ricordo indelebile.
New York la sognavo fin da bambino. L’avevo vista solo nei film e poterci finalmente arrivare, per poi cantare davanti al pubblico americano, è stato qualcosa di magico.
La Cina mi ha incantato con i suoi meravigliosi teatri, strutture davvero mozzafiato. Ricordo, in particolare, un teatro a forma di farfalla, con ciascuna ala che ospitava una sala da tremila posti.
Poi c’è il Teatro Bellini di Catania. L’avevo visitato tante volte da spettatore e pensavo sempre che su quel palco si fossero esibiti i più grandi della lirica: Luciano Pavarotti, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano e Renata Tebaldi. L’8 novembre 2025 ho avuto anch’io il privilegio di salirvi. Ricordo ancora i miei occhi pieni di stupore e l’energia che sembrava salire dal palcoscenico. Quel Nessun dorma e il calore del pubblico resteranno per sempre nella mia memoria.
“Italia… Un Viaggio in Musica” unisce lirica, canzone italiana e musiche da film. Perché ha scelto questo linguaggio così trasversale?
L’idea è quella di valorizzare il meraviglioso repertorio musicale italiano. Il progetto unisce generi e stili diversi, ma ha un filo conduttore ben preciso: raccontare la bellezza della musica italiana attraverso compositori e autori come Puccini, Verdi, Nino Rota, Ennio Morricone, Ernesto De Curtis, Lucio Dalla e Domenico Modugno.
Siamo ammirati in tutto il mondo per questo patrimonio straordinario e noi artisti abbiamo il dovere di custodirlo, valorizzarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni.
La musica lirica viene spesso considerata un genere per pochi. Cosa si può fare, secondo lei, per avvicinare i giovani all’opera?
La lirica deve entrare nelle scuole. Bisognerebbe iniziare già dalla scuola primaria con guide all’ascolto semplici e coinvolgenti, accompagnando poi i bambini a teatro per far conoscere loro la meravigliosa macchina dell’opera.
Io insegno pianoforte nella scuola secondaria di primo grado e, anche attraverso video e momenti musicali dal vivo, cerco di avvicinare i ragazzi a questo mondo. Posso dire con soddisfazione che i risultati sono davvero incoraggianti.
La Calabria esprime grandi talenti, ma spesso costretti a cercare occasioni altrove. È stato così anche per lei? E cosa servirebbe per trattenere i giovani artisti nella nostra regione?
La Calabria ha sempre espresso grandi talenti, non soltanto nella musica.
È stato così anche per me. Ho dovuto cercare opportunità fuori dalla mia terra, non per inseguire la visibilità, ma per crescere professionalmente.
Vorrei che chi amministra questa regione offrisse maggiori occasioni agli artisti di esprimere il proprio talento e di essere orgogliosi dei tanti giovani che, con sacrificio e studio, inseguono i propri sogni.
Basterebbe davvero poco. La Calabria possiede teatri, anfiteatri e luoghi straordinari. Attraverso progetti culturali e spettacoli di qualità si potrebbe valorizzare il territorio e, allo stesso tempo, dare spazio ai suoi talenti. Il mio sogno è portare la mia voce e il progetto Italia… Un Viaggio in Musica nei luoghi più belli della Calabria. E non mi arrendo facilmente.
Quali sono i suoi prossimi obiettivi? C’è un ruolo, un teatro o un sogno artistico che Moreno Montalto vuole ancora conquistare?
Gli obiettivi sono ancora tanti.
Il mio sogno è portare Italia… Un Viaggio in Musica all’estero. Ho avuto la fortuna di esibirmi al Teatro Metropolitan e al Teatro Bellini di Catania, oltre che sulle suggestive scalinate della Cattedrale di Noto.
Adesso sogno il Teatro Rendano di Cosenza e, perché no, un giorno anche il Teatro alla Scala di Milano e l’Arena di Verona.
Sono perfettamente consapevole che si tratta di traguardi importanti e difficili, ma credo che con lo studio, il lavoro quotidiano e la determinazione nulla sia impossibile.
Se devo scegliere il ruolo che più mi emoziona, non ho dubbi: Rodolfo ne La Bohème di Giacomo Puccini.