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22/02/2026 ore 19.14
Attualità

«La riforma? Tentativo maldestro di assoggettare la magistratura alla politica»: parla la docente Unical Loprieno

La professoressa di Diritto costituzionale “presenta” la visita dell’ex premier Giuseppe Conte all’Università della Calabria per un convegno sulla riforma della giustizia. Uno scontro dialettico tra Sì e No al quale interverranno anche Roberto Le Pera e Giorgio Mulè

di Riccardo Montanaro

L’ex primo ministro Giuseppe Conte all’Unical c’era già stato non troppo tempo fa per parlare di Palestina, Gaza e di elezioni regionali all’anfiteatro del polifunzionale dell’Università. Era accompagnato da Pasquale Tridico, candidato per il centrosinistra alle passate elezioni regionali.

Tornerà, il 23 febbraio, nell’Aula Caldora dell’Università della Calabria (Cubo0) alle 11:30 stavolta però per parlare del referendum sulla giustizia.

Nell’evento organizzato dal Consiglio comunale dei giovani di Cosenza l’ex premier non sarà il solo a prendere parola, ci saranno anche: l’avvocato Roberto Le Pera in qualità di presidente della Camera Panale di Cosenza, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati ed ex portavoce di Forza Italia, e Donatella Loprieno, professoressa associata di diritto costituzionale e diritto pubblico dell’Università della Calabria.

È proprio la professoressa Donatella Loprieno a rispondere a qualche nostra domanda.

Professoressa Loprieno, Conte all’UniCal sembra essersi ormai affezionato. Prima per leregionali ed ora per il referendum.

Ogni politico dovrebbe avere a cuore i territori ed incontrare i propri elettori e le proprie elettrici, non necessariamente solo i propri aderenti al partito. Mi sembra, questa, una cosa da ascrivere a suo merito.

Non sono tutti per il No in questo convegno però: l’avvocato Le Pera nel novembre 2025 diceva «la riforma è necessità democratica. La separazione delle carriere è uno snodo imprescindibile per restituire al cittadino la certezza di un giudice terzo ed indipendente»

Assolutamente sì. Siamo “paritari”. Nel senso che io ed il presidente Conte siamo schierati per il No, mentre il vicepresidente Mulè e l’avvocato Le Pera sono schierati per il Sì.

«C’è l’ombra di interessi opachi sulla sorte del referendum sulla giustizia»: la pm Frustaci rilancia l’allarme

Non le avrei chiesto così apertamente la sua posizione, ma dato che l’ha fatto lei…perché No?

Si figuri. Non ho problemi a dirlo. Sto partecipando ad una serie di comitati che protendono per il no. Non è una riforma che va nella direzione di migliorare il “sistema giustizia”. È un tentativo maldestro di assoggettare la magistratura alla politica.

Il referendum confermativo non ha bisogno del raggiungimento del quorum, qualora però lo avesse necessitato, lo avrebbe raggiunto? Quanto è vicino (o lontano) questo tema dagli italiani?

Facciamo chiarezza: seppur confermativo, questo referendum nasce come referendum oppositivo. È oppositivo perché è la minoranza che lo richiede. È oppositivo perché effettivamente non c’è un quorum, ma alla domanda “se ci fosse stato” io credo che potrei rispondere di si. Circa la seconda domanda: dipende. Se al corpo elettorale la propaganda impone l’interrogativo “volete voi migliorare la giustizia?” o anche “volete voi che i magistrati non siano politicizzati?” con queste semplificazioni si cattura solo l’attenzione dell’elettore che non conosce i contenuti tecnici complessi stanti dietro la riforma. Non c’è dubbio però che il tema della giustizia riguarda i cittadini e le cittadine, perché giudici e PM possono intervenire nella sfera più importante della nostra esistenza: quella della libertà personale.

Ultimamente però, ci sono state delle sentenze che stanno facendo discutere molto.

Vede Riccardo, la maggioranza sta facendo una cosa ben precisa: non sta valutando il sistema giustizia in toto, ma sta mettendo al pubblico ludibrio solo alcune sentenze. Mi riferisco, ovviamente alle prese di posizione della Presidente del Consiglio, soprattutto verso quei giudici che applicano il diritto a tutela anche dei cittadini stranieri. Quei magistrati hanno applicato la legge, la Costituzione. Noi, se vogliamo una magistratura libera da condizionamenti e che applichi la legge, non possiamo poi lamentarci quando la stessa magistratura la applica.

È un referendum ormai politicizzato, possiamo dirlo? La destra spinge per il SÌ mentre l’opposizione per il NO. Qualora dovesse vincere il NO il seguito elettorale dell’esecutivo sarebbe a rischio? Conte ha detto «Meloni pagherà il referendum»

Mentre all’inizio sembrava che l’esecutivo, specie la Presidente del Consiglio, avesse assunto una posizione un po’ più forte circa l’esito referendario, nell’ultimo periodo pare che l’atteggiamento della maggioranza sia cambiato. Ma solo per una ragione: in questo momento sembrerebbe che i no abbiamo sorpassato i si, o almeno questo dicono i sondaggi. Per quanto affidabili. Anche se vincesse il no, comunque, non ci sarebbero ripercussioni per l’esecutivo.

L’Italia poi, con le riforme costituzionali ha un bel passato.

Dice bene. Ce lo insegna il 2006, il 2016 ed ora 2026. Ogni volta che si è provato a riformare la Costituzione senza che la riforma fosse appoggiata bipartisan, il risultato referendario è stato chiaro. Il corpo elettorale tende a bocciare quelle riforme della Costituzione che non sono frutto di una condivisione politica.

Ora, mi concederà di alzare il tiro e farle qualche domanda più cattiva. Inizio dal personale. So che lei ha un rapporto diretto con il procuratore Gratteri, insieme avete promosso tante iniziative. Ultimamente però ha avuto delle uscite molto discusse. Lei è d’accordo con lui?

Io credo che il dott. Gratteri sia stata una grande risorsa per il nostro territorio, ma credo anche che quando un procuratore è lasciato da solo a combattere un disastro come quello della ‘ndrangheta, questo possa causare smanie di protagonismo. Anche pubblicamente ho avuto delle discussioni accese proprio sul suo modo di intendere il suo ruolo e sulla sua comunicazione. Io sono molto più istituzionale ed avrei preferito che il Procuratore usasse un linguaggio più tecnico che colpisse meno alla pancia degli elettori e delle elettrici.

Lei è una costituzionalista nata, ma in materia di Costituzione un professore luminare come Sabino Cassese non la pensa proprio come lei.

Sabino Cassese non è un costituzionalista, è un amministrativista. Il prof Cassese è stato senza dubbio un luminare del diritto amministrativo. Ha le sue idee: si può invecchiare bene come si può invecchiare male.

Diretta. Direttissima. Ultima domanda: questo convegno le ha creato qualche “problemuccio” nel suo dipartimento o in ateneo?

Come professoressa ho fatto sempre della mia libertà, della mia correttezza e della mia etica un baluardo. Nessuno può mettere bocca sul mio pensiero e/o sulla mia libertà di espressione. In quanto costituzionalista, inoltre, c’è una totale libertà di ricerca e di posizionamento all’interno dell’Accademia Italiana.

Ci tengo a dire, e sono contenta di ciò, che non ho mai ravvisato alcun tipo di ostacolo né dal mio dipartimento né dall’ateneo, finora.

Allora in bocca al lupo, professoressa Loprieno.

Viva!

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