La strage silenziosa dei carabinieri, Di Tillo (Sic): «L’Arma deve essere famiglia soprattutto nei momenti di buio»
Il segretario generale calabrese condivide il pensiero del generale Luongo: «Coltiviamo il dialogo e creiamo spazi di confronto autentico. Nessun militare deve restare indietro o in disparte»
Riportiamo integralmente la lettera aperta di Amedeo Di Tillo, segretario generale Sic Calabria al comandante Arma dei carabinieri generale corpo d’armata Salvatore Luongo. Ecco il contenuto.
«Le parole del comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, scritte di suo pugno in una circolare che rompe i canoni della burocrazia, arrivano come un segnale di umanità necessaria in un momento drammatico. Definire la richiesta di aiuto non come una debolezza, ma come un dovere professionale, è un atto di rottura che noi, come sindacalisti calabresi dell’Arma, accogliamo con estremo favore e profonda gratitudine.
Nella nostra terra, la Calabria, il carabiniere è spesso il primo e unico presidio dello Stato, un punto di riferimento per cittadini che vivono realtà complesse. Ma dietro quella divisa, che deve mostrarsi ferma e sicura davanti alle avversità, batte il cuore di uomini e donne che non sono immuni al dolore, alla stanchezza e a quel "male oscuro" che troppo spesso, negli ultimi anni, si è trasformato in una vera e propria strage silenziosa.
Come sindacato, da anni gridiamo con tutta la voce che abbiamo che non si può più morire di solitudine dentro una caserma. Abbiamo portato avanti battaglie dure per ottenere investimenti concreti in uomini, mezzi, dotazioni e nel potenziamento dei servizi di assistenza psicologica, chiedendo che il supporto ai militari in difficoltà diventasse una prassi strutturata e priva di pregiudizi. Abbiamo lottato perché un militare che attraversa un momento di fragilità non debba temere per la propria carriera, ma possa trovare una mano tesa invece di un modulo burocratico.
Oggi, davanti all'appello del Generale Luongo, sentiamo il dovere di dire con forza una cosa: su questo tema non ci si può dividere.
Non esiste politica, non esistono fazioni, non ci sono favorevoli o contrari. Esiste solo l’obiettivo comune di fermare queste morti assurde. Dobbiamo restare uniti — vertici, base e rappresentanze — per intercettare precocemente quei campanelli d’allarme che il Comandante ha giustamente citato: un cambio d’umore, un silenzio di troppo, un gesto insolito.
Condividiamo pienamente l'invito a non sentirsi giudicati. Prendersi cura di se stessi è il primo passo per poter continuare a prendersi cura della collettività. La "grande famiglia dell'Arma" deve essere tale non solo nelle cerimonie, ma soprattutto nei momenti di buio, dove la vicinanza umana tra colleghi deve farsi scudo contro la disperazione.
Facciamo nostro l’auspicio del Generale: coltiviamo il dialogo e creiamo spazi di confronto autentico. Nessun carabiniere deve restare indietro o in disparte. La Calabria sa cosa significa lottare contro l'oscurità; facciamolo insieme anche per proteggere chi, ogni giorno, sceglie di servire questa terra».
*Amedeo Di Tillo
Segretario generale SIC Calabria