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14/09/2026 ore 06.30
Attualità

La Terra brucia e agosto è il mese più caldo di sempre: «Mettiamo in sicurezza la specie umana»

Copernicus: temperatura media globale superiore di 1,65 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Estate in Europa Occidentale tra 3 e 5 gradi in più della media. Dal Nobel Parisi un appello e un monito a non dare spazio ai negazionisti del cambiamento climatico

di Walter Rizzuto

La temperatura media globale nell’ultimo mese ha superato di 1,65 gradi i livelli preindustriali. È stato l’agosto più caldo e in generale il mese più caldo - al pari di luglio 2023 - da quando sono iniziate le misurazioni standard nel 1940.
Lo fa sapere Copernicus, il consorzio europeo che si occupa dell’osservazione e monitoraggio del pianeta. La temperatura media dell’aria globale ad agosto è stata di 0,85 gradi sopra la media 1991-2020.
 

Il calore del mare e un El Niño eccezionale

Non finisce qui: la temperatura media della superficie degli oceani extra-polari ha raggiunto i 21,07 gradi, divenendo anch’essa la più calda mai rilevata nel mese di agosto e in generale tra tutti i mesi dell'anno.
In particolare si sono registrate temperature eccezionalmente alte nel Pacifico Tropicale, con picchi fino a +3 gradi, grazie all’interazione con El Niño, la fase calda del ciclo climatico naturale noto come ENSO (El Niño-Southern Oscillation) che genera un'oscillazione periodica delle temperature superficiali del mare. Questa fase calda si prepara, a sua volta, a raggiungere entro la fine dell’anno proporzioni mai registrate prima.

Estate record in Europa occidentale

L’Europa Occidentale, invece, ha trascorso un’estate segnata da una successione di ondate di calore intense, precoci e persistenti, raggiungendo una temperatura media di 21,69 gradi, ovvero ben 2,54 gradi sopra la media.
Ampie regioni in Italia, Francia, Ungheria, Romania, Croazia, Bosnia Erzegovina e nei Balcani sono state di frequente tra i 3 e i 5 gradi più alte della media.
Ciò dimostra che 1,5 gradi medi in più a livello globale si traducono, nei fatti, in alcune zone del mondo destinate più di altre a subire un surriscaldamento sproporzionato. E, al solito, il Sud del mondo e anche l’ Europa meridionale si ritrovano a pagare il prezzo più caro dell’utilizzo di combustibili fossili. Proprio le parti del mondo meno industrializzate.

1,8 gradi: la nuova speranza

Questi dati però testimoniano come la famosa soglia mondiale di +1,5 gradi, considerata dagli accordi di Parigi come invalicabile, si stia ormai trasformando in una nuova, spaventosa, normalità. Proprio qualche giorno fa, L’Onu ha stilato un rapporto in cui ha ammesso il fallimento degli accordi del 2015 e si è spinto in una stima “ottimistica” del raggiungimento di un picco di 1,8 gradi «prima che la temperatura possa ricominciare a scendere».

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Una cronologia del bollore

Per contestualizzare i dati, però, bisogna guardare agli ultimi anni.

La prima volta che si rilevò il superamento di soglia fu nel mese di luglio 2023, per 23 giorni consecutivi. Già allora, António Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite dichiarò che «L'umanità è sulla sedia elettrica... L'era del riscaldamento globale è terminata, per lasciare il posto all'era della bollitura globale»
In effetti, il successivo 2024 fu davvero un anno bollente, in cui si superò la soglia di 1,5 gradi per 11 mesi su 12 e la temperatura media superò i livelli preindustriali di 1,6 gradi.
Poi il 2025, che insieme ai due anni precedenti, ha fatto segnare il primo triennio con una media sopra gli 1,5 gradi nella storia. Inoltre, il novembre 2025 è stato il primo stabilmente sopra soglia, nonostante giovasse dell’effetto de La Niña, la fase fredda del ciclo ENSO.

È chiaro, dunque, che questo agosto arroventato sia solo l’effetto di un sintomo che negli anni permane e si evolve, spingendo la curva di alterazione del clima verso luoghi sempre più inesplorati che, sulla base dei dati raccolti, la schiacciante maggioranza dei climatologi riconduce al fattore antropico.

In questo quadro, l’Organizzazione Metereologica Mondiale (OMM) aggiunge che El Niño si protrarrà fino a febbraio 2027 con una probabilità di quasi il 100%, che continua ad ingrandirsi e rischia davvero di avere conseguenze disastrose, che potrebbero protrarsi in tutta la prima parte del ‘27.

«La corsa ora è tra l’aumento dei rischi e il nostro impegno ad agire per il clima e proteggere le persone. Dobbiamo vincere questa gara», ha affermato il Segretario generale Guterres. Ha poi continuato sottolineando che «è stata avviata una mobilitazione senza precedenti per fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza»

Gli effetti 

Si, perché questa estate ha già avuto ripercussioni importanti: abbiamo assistito a incendi boschivi devastanti, interruzioni dei servizi pubblici, dei trasporti e chiusura di attività commerciali in Europa e nel mondo. Per non parlare di una terribile siccità, che ha prosciugato i più grandi fiumi europei, dal Danubio al Po, provocando danni ingenti nel settore agricolo e facendo aggravare l’inflazione dei prezzi alimentari, con impatti anche sulle importazioni. Pare sia solo l’inizio.

Stiell: «Decine di migliaia di morti solo in Europa»

Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici, ha avvertito in una conferenza che questa estate ha ucciso decine di migliaia di persone solo in Europa. «Ha colpito duramente» infrastrutture, aziende ed economia, costando almeno 180 miliardi di euro, oltre a portare a migrazioni forzate in tutto il mondo. Ed ha aggiunto: «Se l'umanità non riduce l'inquinamento da combustibili fossili… il caldo torrido, gli incendi e la siccità di quest'estate sembreranno miti rispetto al permanente incubo climatico che ne seguirà.»

Parisi: scienziati negazionisti? 1% con troppa eco mediatica

Qualche giorno fa, il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, interpellato alla Festa Nazionale di AVS, ha parlato di «mettere in sicurezza la specie uomo» e della necessità di intraprendere una strada per la lotta al cambiamento climatico che sia equa e solidale. Infine, si è espresso a proposito dei pochissimi scienziati che negano il riscaldamento globale, dichiarando che, come esiste l'1% di «bastian contrari fra i macellai o fra i calciatori», esiste anche fra gli scienziati; e che esiste un problema etico sul «fatto che uno scienziato si presenti al pubblico raccontando le sue opinioni personali...», «Uno scienziato dovrebbe parlare di quello [su cui] c’è consenso» E che «se la stampa da voce specialmente a queste persone, questa voce risuona più forte»

In effetti, quando l’informazione lascia spazio ad opinioni controverse col solo scopo di aumentare la “notiziabilità” o, peggio, per direzionare in modo strumentale l’opinione pubblica, perpetra un danno incalcolabile. Si aggiunge il dilemma che il tema climatico persiste spesso nel rappresentare una battaglia culturale tra fazioni politiche piuttosto che un discorso universale, nell’interesse della collettività.

Certo, bisognerebbe soffermarsi sull’idea che i dati di fatto siano ancora la traccia da seguire. Ma nell'epoca della post-verità, anche le menzogne si travestono da realtà.
E sanno sedurre persino coloro che poi finiranno a trovarsi prime vittime dell’affermazione di talune irrealtà.

In un mondo in cui le disparità seguitano a crescere, e chi non si può permettere l’aria condizionata non solo è povero ma rischia la vita, bisogna chiedersi perché l’unica preoccupazione del ceto dominante resti quella di aumentare i propri profitti senza fine: bruciando combustibili fossili, prosciugando e avvelenando le acque, producendo e lanciando bombe che distruggono vite umane, biodiversità ed interi ecosistemi.
Che non desiderino inconsapevolmente la fine?