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15/08/2026 ore 07.34
Attualità

L’accendino di Giovanni Falcone illumina Caccuri, Grasso ai giovani: «Siate scintille di futuro»

Il ricordo del giudice ucciso a Capaci conquista la finale del Premio Letterario: l’ex magistrato racconta dell’oggetto ricevuto in dono dal magistrato poche settimane prima della strage. E la platea, profondamente commossa, gli regala una lunga standing ovation

di Francesco Graziano

Prima arriva il silenzio. Quello che avvolge una piazza quando le parole smettono di essere soltanto parole e diventano memoria. Pietro Grasso pronuncia il nome di Giovanni Falcone e, quasi a volerlo riportare per un istante accanto a sé, porta la mano alla tasca. Dentro quella tasca c'è un piccolo accendino d'argento. La finale della XV edizione del Premio Letterario Caccuri si ferma attorno a quella storia. Il pubblico ascolta in assoluto silenzio. Grasso racconta e, mentre lo fa, sembra quasi di vedere scorrere davanti agli occhi le immagini di una stagione drammatica della storia italiana. Quell'accendino glielo consegnò Giovanni Falcone durante un volo da Roma a Palermo, poche settimane prima della strage di Capaci. Falcone aveva deciso di smettere di fumare e chiese a Grasso di custodirlo, con una promessa: avrebbe dovuto restituirglielo se avesse ricominciato. Ma quell'accendino non sarebbe mai tornato nelle mani di Falcone.

Dopo la strage di Capaci, Grasso decise di portarlo sempre con sé. «Lo tengo sempre in tasca, quando attraverso momenti difficili lo sfioro». Una frase semplice, ma capace di attraversare la platea. Perché quell'oggetto è diventato molto più di un ricordo: è il contatto fisico con una persona che non c'è più, una scintilla capace di restituire forza nei momenti più difficili. E proprio da quella scintilla nasce il messaggio rivolto ai giovani. «Ai ragazzi dico che basta una scintilla per cambiare il futuro, proprio e degli altri». È il momento in cui la storia personale diventa un messaggio collettivo. La memoria diventa responsabilità. Il dolore diventa impegno. Poi l'applauso. Il pubblico si alza in piedi e regala a Pietro Grasso una lunga standing ovation. Un tributo che va oltre l'uomo e la sua storia personale: è un abbraccio ideale alla memoria di Falcone e Borsellino e a tutti coloro che hanno scelto di combattere la mafia senza arretrare.

La “terza vita” di Pietro Grasso

Durante la serata Grasso, tra i finalisti del Premio Letterario Caccuri, presenta il suo libro “U Maxi, dentro il processo a Cosa Nostra” e ripercorre il suo lungo cammino professionale. Quarantatré anni da magistrato e dieci anni di politica attiva, prima di quella che definisce la sua «terza vita»: l'impegno con la Fondazione Scintille di Futuro. Scuole e università sono oggi il terreno della sua nuova missione. Parlare ai ragazzi di Falcone e Borsellino, raccontare le loro storie, trasmettere i valori della legalità e costruire una cittadinanza attiva, responsabile e protagonista. «Non spettatrice del loro tempo», sottolinea Grasso.

Un messaggio che a Caccuri assume un significato particolare: il futuro non si aspetta, si costruisce. E ognuno può essere quella scintilla capace di accenderlo.

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Il ricordo di Falcone e l’abbraccio con Borsellino

Il racconto torna inevitabilmente al 23 maggio 1992, al giorno della strage di Capaci. Grasso ricorda la sua corsa verso l'ospedale per conoscere le condizioni di Giovanni Falcone. Lì incontra Paolo Borsellino. Lo vede entrare nel pronto soccorso e poi uscire. Dal suo volto comprende immediatamente che per Giovanni non c'è più nulla da fare. I due si abbracciano. Borsellino gli dice: «Una parte della mia, della nostra vita è andata via». Parole che, rilette oggi, hanno un peso ancora più drammatico.

Cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, il 19 luglio 1992, anche Paolo Borsellino sarebbe stato ucciso nella strage di via D'Amelio. A Caccuri, per qualche istante, quella distanza di oltre trent'anni sembra annullarsi. Il racconto di Grasso riporta tutti dentro quei giorni, dentro il dolore, la rabbia e soprattutto dentro la necessità di non lasciare che quella memoria si consumi. E torna ancora una volta quell'accendino. Un piccolo oggetto rimasto nelle mani di Grasso dopo la morte di Falcone. Una scintilla che, negli anni, è diventata una missione. Perché la memoria non può essere soltanto un ricordo del passato. Deve diventare una scelta nel presente. E quella scelta, oggi, Grasso la affida ai giovani. Una scintilla può accendere una fiaccola. Una fiaccola può passare di mano in mano. E una nuova generazione può continuare a illuminare la strada tracciata da Falcone e Borsellino. A Caccuri l'accendino di Falcone ha riacceso una memoria. E quella memoria vuole illuminare il futuro.