L’acqua in Calabria: tariffe in aumento, sprechi e il costo nascosto di un diritto negato
Tra rincari Sorical, reti colabrodo, razionamenti e spese per filtri e minerale, la spesa reale per i cittadini per godere di un bene essenziale è molto più alto di quanto appaia in bolletta
Nelle ultime settimane Sorical, la società che dal 2025 gestisce l'intero ciclo idrico calabrese come gestore unico regionale, ha recapitato le prime bollette ai nuovi utenti in province come Crotone, Reggio Calabria e Cosenza. Per molti calabresi è stato un risveglio brusco: tariffe più alte, voci in bolletta mai viste prima, conguagli retroattivi fino al 2024 basati sul nuovo metodo tariffario approvato da Arrical e valido per il periodo 2024-2029. Per non parlare dei possibili errori, come per chi ha ricevuto una bolletta monstre perché l’acqua presso il proprio indirizzo di residenza è stata erroneamente tariffata come “utenza non residente”, con tutti i sovrapprezzi del caso.
Ma la bolletta Sorical è solo la punta dell'iceberg. Sotto la superficie si nasconde una spesa quotidiana che i calabresi sostengono da anni in silenzio: l'acqua in bottiglia comprata al supermercato perché in tanti non si fidano di bere quella del rubinetto, i filtri installati sotto il lavello, o quelli all’ingresso dei tubi in casa, per proteggere gli elettrodomestici e la salute, fino ad arrivare agli addolcitori per combattere il calcare che divora lavatrici e caldaie. Sommate tutte queste voci, l'acqua si rivela per i calabresi un bene assai più costoso, e assai meno sicuro, di quanto qualsiasi bolletta possa raccontare.
La bolletta Sorical: tariffe in rialzo e geometria variabile
Con l'adozione del metodo MTI-4, le tariffe applicate da Sorical hanno subito incrementi significativi rispetto a quelle dei precedenti gestori locali. Nell'area di Crotone, già gestita dal consorzio Congesi, la tariffa agevolata dell'acquedotto è aumentata del 154%, mentre la quota fissa annuale è passata da poco più di 33 euro a quasi 83 euro, con un rialzo del 146%. Per le utenze industriali, ogni metro cubo nella fascia base costa ora circa 2,53 euro, il 9% in più rispetto alle tariffe precedenti.
La geometria tariffaria in Calabria è volutamente asimmetrica: la struttura a scaglioni progressivi penalizza i consumi elevati, incentivando teoricamente il risparmio. Nella pratica, tuttavia, chi consuma di più spesso lo fa non per sprechi ma per necessità: famiglie numerose, abitazioni con impianti obsoleti, zone dove l'acqua scarseggia e si deve far scorrere a lungo prima che arrivi calda o pulita.
Pagare una bolletta è già abbastanza; pagare una bolletta per un'acqua che in gran parte non arriverà mai a casa è un'altra faccenda. Eppure è esattamente quello che accade in Calabria. Secondo i dati Istat più recenti, a livello nazionale viene dispersa il 42,4% dell'acqua immessa in rete, oltre il doppio della media dei paesi industrializzati, che si attesta tra il 10 e il 20%. In Calabria la situazione è drammaticamente peggiore: le perdite totali superano il 45% e in certi capoluoghi raggiungono soglie record. Cosenza registra perdite del 66,5%, Vibo Valentia del 65%.
A questo dato possiamo aggiungere che in Calabria vengono immessi in rete circa 400 milioni di metri cubi d'acqua all'anno, ma viene regolarmente incassato solo il 20% del valore corrispondente. Il 60% degli utenti risulta moroso, con punte del 90% in alcune città. Un cortocircuito che alimenta se stesso: senza incassi non ci sono investimenti, senza investimenti le reti si deteriorano ulteriormente, le perdite aumentano e la fiducia degli utenti crolla.
La rete idrica calabrese è in gran parte un'infrastruttura del Novecento. A livello nazionale, il 60% degli acquedotti italiani è stato posato più di trent'anni fa e il 25% supera i cinquant'anni di vita. In Calabria questi numeri peggiorano ulteriormente, con tubature fatiscenti che in alcune aree rurali risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: quasi quattro famiglie calabresi su dieci dichiarano di subire irregolarità nell'erogazione idrica. È la percentuale più alta d'Italia, seguita dalla Sicilia (29,5%). Nelle zone più critiche della regione, i razionamenti idrici estivi sono diventati la norma: a Reggio Calabria alcune aree hanno subito sospensioni per 75 giorni nel corso dell'anno e nell’area urbana di Cosenza, soprattutto negli ultimi mesi, le interruzioni a singhiozzo sono all’ordine del giorno.
Acqua sporca, acqua sospetta
La vecchiaia della rete non è solo un problema quantitativo, di quanta acqua arriva davvero nelle nostre case rispetto a quella immessa, ma qualitativo: che acqua arriva davvero nelle nostre case e sgorga dalle fontane pubbliche? Le condotte metalliche deteriorate rilasciano ferro, rame, manganese e in certi casi piombo. La corrosione delle tubazioni altera colore, odore e sapore dell'acqua, e nei casi peggiori porta a concentrazioni di metalli che superano i limiti di legge. I serbatoi di accumulo, spesso mal manutenuti, diventano ambienti ideali per la proliferazione batterica (Escherichia coli, Legionella, coliformi), per combatterla si aumentano i dosaggi di cloro.
Non sorprende, dunque, che il 41,4% dei calabresi dichiari di non fidarsi dell'acqua del rubinetto, la seconda percentuale più alta d'Italia dopo la Sicilia (56,3%). Nel Sud e nelle Isole, uno su quattro dichiara che nel proprio comune sono state emesse ordinanze di non potabilità nel corso degli ultimi anni. Non bere l'acqua del rubinetto in Calabria non è una scelta culturale arretrata: è spesso una decisione razionale fondata su prove concrete.
Sul fronte del calcare, la durezza dell'acqua, dovuta alla concentrazione di carbonato di calcio, in molte aree della Calabria è particolarmente elevata. Acque dure incrostano le resistenze di lavatrici e lavastoviglie, ostruiscono le valvole delle caldaie, riducono l'efficienza dei pannelli solari termici e aumentano il consumo di detersivi (brillantante, ammorbidenti, sali). L'acqua dura non fa male direttamente alla salute, ma costa cara agli elettrodomestici e al nostro portafoglio.
Il conto nascosto: minerale, filtri e addolcitori
Qui il confronto tra bolletta ufficiale e costo reale dell'acqua smette di essere un esercizio di stile e diventa un pugno nello stomaco. Il calabrese medio non si accontenta dell'acqua del rubinetto: la integra o la sostituisce totalmente con acqua minerale in bottiglia, protegge gli impianti con filtri e addolcitori quando può permetterselo o ne paga comunque le conseguenze successivamente. Tutto ad un prezzo spaventoso.
Acqua minerale: il lusso quotidiano da 125 euro al metro cubo
Una bottiglia da due litri di acqua minerale di media gamma costa in Calabria circa 25 centesimi. Apparentemente poco. Ma il consumo quotidiano minimo raccomandato è di circa due litri a persona: 25 centesimi al giorno, ogni giorno dell'anno. I calcoli fanno emergere una realtà scomoda.
Il dato è clamoroso: l'acqua minerale costa tra 50 e 80 volte di più dell'acqua dell'acquedotto. Eppure migliaia di calabresi non hanno scelta. Sono coloro i quali per cui la spesa media mensile per l'acqua in bottiglia si attesta tra i 20 e i 25 euro a famiglia, secondo le rilevazioni di Cittadinanzattiva: una voce di bilancio rilevante, invisibile nelle statistiche ufficiali, ma che erode quasi 300 euro all’anno per una famiglia di tre persone e costa circa 125 euro a metro cubo.
Filtri e depuratori: investimento (quasi) obbligato
Per chi non vuole dipendere interamente dalla minerale o vuole almeno usare l'acqua del rubinetto per cucinare, lavarsi e lavare i cibi, il mercato offre una gamma di soluzioni costose e affidabili se ben manutenute. Un filtro a osmosi inversa sotto il lavello, il sistema più completo, ha un costo di acquisto tra 150 e 400 euro e richiede manutenzione annuale (cambio membrane e cartucce) e sono altri 50 o 100 euro. Un filtro più semplice a carboni attivi costa tra 50 e 150 euro, con ricambi annuali da 30 a 60 euro. La spesa in dieci anni supera facilmente i 700-1.000 euro a famiglia.
Dove l'acqua è particolarmente dura, gli addolcitori sono quasi obbligatori per proteggere caldaie, lavatrici e lavastoviglie sempre più delicate e sensibili agli accumuli di calcare. Un addolcitore domestico di buona qualità costa tra 600 e 1.500 euro all'acquisto, più il costo del sale rigenerante, circa 50-100 euro l'anno, e la manutenzione periodica. Su un arco di dieci anni, l'investimento totale in un addolcitore capace di coprire il consumo di acqua quotidiano di una famiglia, oscilla tra 1.100 e 2.500 euro.
Sommando tutte le voci, bolletta Sorical, acqua minerale, filtri, addolcitore, una famiglia calabrese tipo può facilmente sostenere una spesa idrica reale compresa tra 700 e 1.200 euro l'anno, a seconda della città e delle soluzioni adottate. Una cifra che supera abbondantemente la bolletta ufficiale e rende l’avere acqua sicura in casa una possibilità riservata a chi si può permettere un investimento notevole.
Conclusioni: il prezzo reale di un diritto
L'acqua è riconosciuta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come diritto umano fondamentale. In Calabria questo diritto esiste sulla carta, viene reclamizzato con orgoglio da regione idrologicamente ricca, ma nella pratica quotidiana si traduce in un servizio intermittente, di qualità incerta, distribuito attraverso reti costruite mezzo secolo fa e mai davvero ammodernate.
La bolletta Sorical è visibile, misurata, contestata. I 274 euro annui spesi in acqua minerale, i 140 euro del filtro, i 200 euro dell'addolcitore sono invisibili nelle statistiche, non compaiono in nessun rapporto, non vengono discussi in nessun consiglio regionale. Eppure rappresentano, per molte famiglie calabresi, la quota più consistente del costo reale dell'acqua.
Finché la rete idrica resterà quella che è, fatiscente, dispersiva, vetusta; e finché la qualità dell'acqua erogata resterà incerta, i calabresi continueranno a pagare due volte: una volta in bolletta e una volta al supermercato. Il prezzo reale dell'acqua in Calabria non si misura solo in euro al metro cubo: si misura in fiducia tradita verso un servizio che dovrebbe essere garantito, sicuro e controllato e che, troppo spesso, non lo è.
NOTE - elaborazione su dati Istat, Uil, Cittadinanzattiva, Arrical, Sorical S.p.A.
I dati tariffari si riferiscono alle rilevazioni Uil (maggio 2025), Cittadinanzattiva (marzo 2024) e Ircaf (dicembre 2024). I dati sulle perdite idriche sono elaborati su fonti Istat (Censimento acque 2020-2024). Le stime sui costi nascosti (minerale, filtri, addolcitore) sono calcolate su prezzi medi di mercato 2025. La stima del costo annuo per la famiglia di tre persone è puramente indicativa e varia in base alle abitudini di consumo e alla città di residenza. Dati Sorical sulle tariffe MTI-4 dal documento ufficiale sul sito e da articoli di stampa.
* Esperto di comunicazione politica