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05/07/2026 ore 18.49
Attualità

L'algoritmo tra i paesi vuoti: la scommessa ipertecnologica del Sud sull’intelligenza artificiale

Mentre la Calabria si svuota, l’Unical offre ai giovani la possibilità di misurarsi con l'innovazione globale senza dover necessariamente recidere i legami con il proprio luogo d'origine

di Gianfranco Donadio*

C’è una collina ad Arcavacata dove i famosi cubi di Gregotti dell’Università della Calabria definiscono il paesaggio dagli anni Settanta. Per molto tempo, la narrazione dominante su questo ateneo ha oscillato tra l'orgoglio per la sua architettura d'avanguardia e la realtà dei bilanci demografici. Un luogo di alta formazione che spesso finiva per preparare i suoi giovani laureati a un biglietto di sola andata per i mercati del Nord o per l'estero. Quella “restanza” di cui accademici, antropologi e sociologi discutono da anni è stata spesso una scelta di resistenza complessa, quasi un assedio professionale. Poi accade che in piena estate, calda come un inferno già a giugno, mentre la regione si popola di vacanzieri e i paesi dell'entroterra vivono la loro parentesi stagionale, si concretizzi un progetto che ribalta la direzione dei flussi di competenze.
La sfida ha una scala continentale. Avviare lo sviluppo della prima intelligenza artificiale generativa interamente europea. Il dato rilevante è che l'operazione non parte dai consueti hub tecnologici di Parigi o Monaco di Baviera, ma proprio dai laboratori di Rende. Stefan Umit Uygur, cresciuto a Castrolibero e formato professionalmente all’Unical prima di fondare la multinazionale Dectar, torna a collaborare con l’università d'origine. Trova un terreno fertile, perché come interlocutore c’è il professore Gianluigi Greco, un rettore che sui temi dell'intelligenza artificiale esprime da tempo una competenza riconosciuta a livello internazionale. È un cambio di prospettiva concreto. Una sede storicamente considerata periferica rispetto ai grandi flussi finanziari si propone come centro di sviluppo per la sovranità digitale e la tutela dei dati europei.

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Sul piano antropologico, l'iniziativa interviene direttamente sulla percezione collettiva del territorio. Per generazioni, l'identità giovanile in Calabria è stata segnata dal confronto con l'emigrazione, vista quasi come un passaggio obbligato per ottenere un pieno riconoscimento professionale. Chi sceglieva di rimanere doveva spesso fare i conti con l'idea, sottile ma radicata, di una rinuncia a opportunità più ampie. Questo nuovo progetto potrebbe introdurre un elemento di discontinuità. Potrebbe dimostrare che le competenze di frontiera possono essere strutturate e applicate in loco, offrendo ai giovani la possibilità di misurarsi con l'innovazione globale senza dover necessariamente recidere i legami con il proprio luogo d'origine. Un sogno che potrebbe diventare realtà. Perché no?

Il quadro, tuttavia, richiede realismo. Esiste una distanza evidente tra l'alta tecnologia del campus e il contesto strutturale in cui si inserisce. Lo ha evidenziato il vescovo Savino durante la presentazione, sollevando una riflessione incentrata sulla tutela della dimensione umana e sul rifiuto di un approccio puramente deterministico o algoritmico. Il rischio è la creazione di una cattedrale nel deserto: un polo d'eccellenza digitale isolato dalle criticità storiche di questa terra, come lo spopolamento dei piccoli paesi e il ritardo delle infrastrutture materiali. La tecnologia, da sola, non cura le fragilità di un territorio se non si traduce in un tessuto sociale ed economico diffuso. È molto importante quello che ha detto il vescovo di Cassano Ionio.
C'è però una coerenza culturale di fondo in questo modello di intelligenza artificiale che si dichiara protettivo, etico e pubblico. La cultura locale, storicamente legata a dinamiche di coesione, accoglienza e solidarietà comunitaria, trova un punto di contatto con l'idea di un software concepito per proteggere i dati dei cittadini anziché per massimizzare il profitto di grandi gruppi extra-europei. È la trasposizione tecnica di un principio di tutela della collettività.
Con l'avvio della fase operativa previsto per agosto, la scommessa entra nel vivo. L'Unical smette di essere solo un luogo di transito per intelligenze destinate ad altrove e si consolida come spazio di progettazione autonoma. Il successo di questa piattaforma si misurerà non solo sulla qualità del codice o sui parametri tecnici, ma sulla capacità di offrire un'alternativa concreta a chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro. Rimane aperto il confronto tra la velocità dell'innovazione tecnologica e i tempi lunghi della trasformazione di un territorio. Staremo a vedere.

*Documentarista Unical