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02/05/2026 ore 10.16
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«L’antibiotico resistenza sarà la prima causa di morte, pandemia silenziosa che uccide più del Covid»: Bassetti lancia l’allarme

Attualmente cinque milioni di vittime in tutto il mondo, un terzo dei morti europei è italiano: «Antibiotici usati troppo e male, siamo tornati all'era pre-antibiotica»

di Redazione Attualità

Cinquantamila morti l'anno solo in Italia. Nel mondo, circa cinque milioni di vittime ogni anno. Non per una malattia rara o un virus sconosciuto, ma per infezioni causate da batteri che gli antibiotici non riescono più a combattere. L'antibiotico-resistenza è una crisi sanitaria globale che avanza in silenzio, senza l'eco mediatica di una pandemia dichiarata, ma con numeri paragonabili – e in alcuni casi superiori – a quelli del Covid nei suoi anni più drammatici.

A lanciare l'allarme è Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie Infettive all'Università di Genova, intervenuto a Bologna al convegno San.ita promosso da Copma ripreso poi anche da Il Fatto qutidiano. «C’è una pandemia silenziosa, non genera breaking news quotidiane e non mobilita l’opinione pubblica. Ma uccide quanto, e più, del Covid. È quella dell’antibiotico-resistenza» – ha detto l’esperto. Il quadro che descrive è preoccupante: in Europa si registrano ogni anno circa 700mila infezioni da batteri resistenti e 33mila decessi in ambito ospedaliero. Un terzo di questi ultimi riguarda pazienti italiani, un dato sproporzionato rispetto al peso demografico del nostro Paese nel continente.

Cosa accadrà nel 2050?

Se la tendenza non verrà invertita, le proiezioni future sono devastanti. «Secondo le stime, nel 2050 moriranno quasi 40 milioni di persone per infezioni da batteri resistenti. Diventerà la prima causa di morte al mondo, più del cancro», avverte l'infettivologo. Un paradosso inquietante: «Cureremo tumori sempre più complessi, ma i pazienti moriranno per infezioni che non riusciremo più a trattare».

Le radici del problema affondano in decenni di uso eccessivo e scorretto degli antibiotici. Bassetti non risparmia nessuno: «Negli ultimi vent'anni l'uso globale di antibiotici è aumentato di quasi il 50% e sono stati usati troppo e male. Non parlo solo dei medici o dei veterinari. Parlo della gente comune che pensa di poter usare gli antibiotici come vuole». Il risultato è un drammatico passo indietro: «La mortalità per infezioni da batteri resistenti è raddoppiata. Siamo tornati a livelli simili all'era pre-antibiotica».

Il ruolo degli ospedali

Una parte cruciale del problema si gioca dentro le strutture sanitarie. Ogni anno in Europa oltre quattro milioni di pazienti contraggono infezioni legate all'assistenza ospedaliera, almeno un quinto delle quali sarebbe prevenibile. «La trasmissione avviene soprattutto attraverso superfici e operatori che non si lavano le mani o usano guanti che durante il giorno si contaminano», spiega Bassetti. «I microrganismi sono ovunque».

In questo contesto si inserisce il dibattito su nuovi approcci alla sanificazione, come il sistema PCHS basato su microrganismi probiotici. «Un sistema di sanificazione che riduce i meccanismi di resistenza fa gol», commenta l'infettivologo, sottolineando come anche i disinfettanti tradizionali, se mal utilizzati, possano contribuire ad alimentare le resistenze batteriche.

Una sfida culturale prima che scientifica

La soluzione, secondo Bassetti, non è solo tecnologica. «Uso corretto degli antibiotici, diagnosi, formazione e sanificazione devono lavorare insieme. Gli interventi isolati servono a poco». E lancia un messaggio chiaro: «L'antibiotico-resistenza è inevitabile. Ma la quantità di resistenza è evitabile». Una questione medica, certo, ma prima ancora culturale e sistemica.