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15/03/2026 ore 16.59
Attualità

Lasciare la Calabria non per scelta, ma per necessità: «Ora vivo al Nord ma sogno di ritornare nella mia terra»

Dalla necessità di lavorare lontano alla speranza di tornare, la voce di chi porta nel cuore questa regione e sogna un futuro dove poter restare e contribuire alla sua crescita

di Redazione Attualità

Dopo anni di studio e sacrifici, sono costretti a lasciare la propria terra per cercare opportunità di lavoro e crescita professionale altrove, spesso nel Nord Italia o all’estero. La Calabria resta però nel cuore: nei ricordi, nelle relazioni, nelle radici profonde che nessuna distanza può cancellare. È questo il senso della lettera di un calabrese che alla nostra redazione racconta l’esperienza di chi, pur vivendo e lavorando in Lombardia, continua a portare con sé il desiderio di contribuire concretamente alla sua terra. È una riflessione a tratti amara, ma anche piena di amore e di speranza: la testimonianza di chi non sceglie di partire per volontà, ma per necessità, e sogna un giorno di poter tornare, non solo per vacanza, ma per vivere e dare il proprio contributo alla crescita della Calabria.

La lettera di Franco Marano

Caro direttore,

le scrivo perché sento il bisogno di condividere con lei, e magari anche con i suoi lettori, una riflessione molto personale che nasce dall’esperienza di un calabrese costretto a vivere e lavorare lontano dalla propria terra. È una lettera scritta con sincerità e con un pizzico di amarezza, ma anche con l’amore profondo che continua a legarmi alla Calabria.

Se lo riterrà opportuno potrà pubblicarla: è la voce semplice di uno dei tanti calabresi che oggi vivono in Lombardia e che, nonostante tutto, continuano a portare nel cuore il desiderio di poter un giorno tornare davvero nella propria terra.

La ringrazio fin da ora.

Ci sono partenze che non nascono dal desiderio di andare via, ma dalla necessità di sopravvivere professionalmente. La mia è una di quelle.

Sono figlio della Calabria, una terra che porto dentro ogni giorno, anche quando vivo e lavoro lontano. Una terra meravigliosa, ricca di storia, di umanità, di radici profonde. Eppure una terra che troppo spesso non riesce a trattenere i propri figli.

Dopo anni di studio, sacrifici e passione — tre lauree magistrali, tre master specialistici di secondo livello, percorsi nelle neuroscienze, nella sociologia, nella psicologia e nella pedagogia, con specializzazione in ambito clinico-sanitario — il mio desiderio era semplice: restituire alla mia terra ciò che avevo imparato. Mettere le mie competenze al servizio della sanità e della comunità calabrese.

Ho provato più volte ad entrare nel sistema sanitario calabrese, sia pubblico che privato. Ho bussato a molte porte. Purtroppo, però, ho trovato muri. Non è stata una scelta andare via. È stata una necessità.

E così, come tanti altri calabresi, sono stato costretto a migrare al Nord per poter lavorare, crescere professionalmente e costruire un futuro.

La verità è che nessuno lascia davvero la propria terra. La Calabria resta nel cuore, nei ricordi, nelle persone che amiamo. Resta in quel desiderio silenzioso che molti di noi custodiscono: tornare un giorno, non solo per le vacanze, ma per vivere e contribuire davvero alla crescita della nostra terra.

Perché la Calabria non è solo un luogo da cui partire. È un luogo che meriterebbe di essere anche un luogo dove poter restare.