✕
Sezioni
Edizioni locali
18/10/2026 ore 10.03
Attualità

L’ex rettore Unical Leone: «L’intelligenza artificiale non determina da sola il nostro futuro, la scelta resta nostra»

Dalla Summer Peace University alle sfide della ricerca neurosimbolica, il professore analizza affidabilità, controllo umano e responsabilità nell’uso delle nuove tecnologie

di Ernesto Mastroianni
Screenshot

A Belvedere Marittimo, nell’ambito della Summer Peace University 2026, promossa dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali con il patrocinio della Commissione Europea – Rappresentanza in Italia, del Parlamento Europeo – Ufficio in Italia e della Regione Calabria, Nicola Leone ha tenuto una lectio dal titolo “Artificial Intelligence and Human Responsibility”. L’iniziativa ha riunito circa trenta studenti provenienti da Africa, Sud America ed Europa, con percorsi di studio in Medicina, Economia, Giurisprudenza, Informatica e Ingegneria. Un contesto multiculturale e interdisciplinare nel quale discutere le opportunità e le sfide dell’intelligenza artificiale, il rapporto tra tecnologia e responsabilità umana e il ruolo della conoscenza nella costruzione di una cultura della pace. Con il professore Nicola Leone, ordinario di Informatica ed ex rettore dell’Università della Calabria, approfondiamo i limiti e le potenzialità dell’IA, la necessità di sviluppare sistemi più affidabili e trasparenti e il contributo della ricerca scientifica, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale neurosimbolica.

Abbiamo intervistato l’ex magnifico rettore.

Professore Leone, ha tenuto la lectio “ArtificialIntelligence and Human Responsibility” nell’ambito della Summer Peace University. Qual è il legame tra intelligenza artificiale, responsabilità umana e cultura della pace?

Il legame è molto più profondo di quanto possa apparire a prima vista. L'Intelligenza Artificiale sta trasformando il modo in cui produciamo e condividiamo informazioni, comunichiamo, lavoriamo e prendiamo decisioni. Tutti aspetti che incidono direttamente sulle relazioni tra le persone e, più in generale, sulla convivenza nelle nostre società.

Pensiamo alla disinformazione, ai deepfake, alla possibilità di manipolare l'opinione pubblica attraverso contenuti artificiali sempre più realistici. Sono fenomeni che possono alimentare sfiducia, divisioni e conflitti. Ma l'IA può anche offrire strumenti straordinari per favorire la conoscenza, migliorare la salute, affrontare problemi complessi e contribuire allo sviluppo delle società.

Il punto centrale è che la tecnologia non determina da sola il nostro futuro. Dipende dalle scelte che compiamo nel progettarla, governarla e utilizzarla.

Nella mia lezione ho cercato di esprimere questo concetto attraverso una riflessione molto semplice: la pace ha bisogno di dialogo, il dialogo ha bisogno di fiducia, e la fiducia richiede anche tecnologie affidabili e scelte umane responsabili.

Per questo l'Intelligenza Artificiale non è soltanto una questione tecnologica. È anche una grande questione culturale, etica e sociale.

L’iniziativa ha riunito studenti provenienti da tre continenti e da percorsi di studio molto diversi, secondo la filosofia del “Learning by Living”. Quanto sono importanti il dialogo interculturale e il confronto interdisciplinare per comprendere e governare una tecnologia che coinvolge ormai ogni ambito della società?

Sono fondamentali. Una delle caratteristiche più interessanti di questa esperienza è stata proprio la composizione della classe: giovani provenienti da Africa, Europa e Sud America, con percorsi di studio che spaziavano dalla Medicina all'Economia, dalla Giurisprudenza all'Informatica e all'Ingegneria.

L'Intelligenza Artificiale è una tecnologia trasversale. Per comprenderne le potenzialità e governarne gli effetti non bastano le competenze informatiche, per quanto indispensabili. Occorrono anche conoscenze mediche, giuridiche, economiche, sociali e umanistiche.

Un sistema di IA utilizzato in medicina, ad esempio, non deve essere soltanto tecnologicamente avanzato: deve rispondere a esigenze cliniche reali, rispettare i diritti dei pazienti ed essere sufficientemente affidabile da supportare responsabilmente il lavoro dei medici, ai quale deve restare comunque la responsabilità della decisione finale.

Allo stesso modo, il confronto tra studenti di Paesi e culture differenti aiuta a comprendere che le tecnologie non operano nel vuoto, ma si inseriscono in società con bisogni, valori e condizioni molto diversi.

È proprio questo, a mio avviso, il valore della filosofia del “Learning by Living”: imparare non soltanto ascoltando una lezione, ma confrontandosi, vivendo insieme e mettendo in discussione le proprie prospettive.

E credo che questo sia anche un bellissimo messaggio che parte dalla Calabria: la conoscenza cresce quando discipline e culture diverse imparano a dialogare.

Nella sua lezione ha affrontato anche il problema dell’affidabilità delle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Quali sono oggi i principali rischi legati a errori, disinformazione e manipolazione e come possiamo sviluppare un uso più consapevole di questi strumenti?

I sistemi di IA generativa hanno raggiunto capacità davvero sorprendenti. Possono scrivere testi, tradurre, riassumere documenti, produrre immagini, aiutare nella programmazione del software e rispondere a domande su moltissimi argomenti. Ma hanno ancora limiti importanti, che dobbiamo conoscere.

Uno dei più insidiosi è quello delle cosiddette allucinazioni: il sistema può generare informazioni false, riferimenti inesistenti o ragionamenti errati, presentandoli con un linguaggio autorevole e molto convincente. Il problema è proprio questo: una risposta formulata con sicurezza non è necessariamente una risposta corretta.

A ciò si aggiungono i rischi della disinformazione e della manipolazione. Oggi è possibile produrre su larga scala testi, immagini, registrazioni audio e video artificiali estremamente realistici, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è.

La prima difesa è la conoscenza. Dobbiamo imparare a utilizzare questi strumenti senza attribuire loro un'autorità che non possiedono. Occorre verificare le informazioni importanti, confrontare le fonti e mantenere sempre un atteggiamento critico, soprattutto quando le risposte riguardano i diritti, la salute, o decisioni con conseguenze rilevanti.

Non dobbiamo rinunciare alle straordinarie opportunità dell'IA per paura dei suoi limiti. Dobbiamo piuttosto imparare a sfruttarne le capacità senza rinunciare alla nostra capacità di giudizio.

E, parallelamente, la ricerca deve lavorare per rendere questi sistemi sempre più affidabili.

L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro, i diritti delle persone e i processi decisionali. Quali garanzie sono necessarie per mantenere un autentico controllo umano sulle decisioni più importanti e per evitare che l’innovazione produca nuove disuguaglianze?

L'Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di progresso, ma i suoi benefici non sono automatici e non saranno necessariamente distribuiti in modo equo, purtroppo.

Nel mondo del lavoro, ad esempio, molte attività potranno essere automatizzate o profondamente trasformate. Questo potrà aumentare la produttività, migliorare i servizi e creare nuove professioni, ma potrà anche mettere in difficoltà lavoratori e categorie che non avranno accesso alle competenze necessarie per affrontare il cambiamento.

Per questo ritengo fondamentale investire nella formazione, non soltanto dei giovani, ma anche di chi è già inserito nel mondo del lavoro. Il rischio maggiore è che si crei una nuova disuguaglianza tra chi conosce e sa utilizzare queste tecnologie e chi, invece, finisce per subirle.

Sul piano dei diritti, dobbiamo garantire trasparenza, tutela dei dati personali, possibilità di contestare decisioni ingiuste e chiara attribuzione delle responsabilità.

Ma vorrei sottolineare un punto: il controllo umano deve essere sostanziale, non soltanto formale. Non basta che una persona approvi una decisione proposta da un algoritmo, se non è nelle condizioni di comprenderla, valutarla criticamente e, quando necessario, modificarla o respingerla.

La regolamentazione europea, a partire dall'AI Act, rappresenta un passo importante in questa direzione. Ma le norme, da sole, non bastano.

Servono tre elementi che devono sostenersi reciprocamente: etica, diritto e formazione. L'etica orienta le scelte, il diritto tutela le persone e stabilisce le responsabilità, la conoscenza consente ai cittadini di mantenere autonomia e capacità di giudizio.

Lei ha sottolineato che non basta regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, ma occorre anche sviluppare tecnologie più trasparenti, verificabili e affidabili. In questa prospettiva, quali risultati può offrire l’intelligenza artificiale neurosimbolica?

È una delle sfide scientifiche che considero più importanti per il futuro dell'Intelligenza Artificiale.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a progressi straordinari grazie alle reti neurali e al deep learning, che hanno reso possibili molte delle applicazioni oggi più conosciute, compresi i sistemi di IA generativa. Tuttavia, questi approcci presentano ancora limiti significativi in termini di affidabilità, trasparenza, spiegabilità e capacità di rispettare vincoli e regole esplicite.

L'Intelligenza Artificiale neurosimbolica cerca di affrontare questi limiti combinando due grandi tradizioni della ricerca: da un lato l'apprendimento dai dati, tipico delle reti neurali; dall'altro la rappresentazione della conoscenza e il ragionamento logico, propri dell'IA simbolica.

L'idea è mettere insieme la capacità di apprendere dall'esperienza con quella di ragionare sulla base di conoscenze, regole e vincoli espliciti.

Pensiamo, ad esempio, a un sistema di IA impiegato in ambito medico. Non è sufficiente che individui correlazioni statistiche nei dati: sarebbe importante che potesse anche utilizzare conoscenze cliniche, rispettare vincoli di sicurezza e fornire elementi utili a comprendere e verificare le proprie conclusioni.

Naturalmente, non esiste una soluzione miracolosa: l'IA neurosimbolica non elimina automaticamente gli errori e non garantisce, da sola, che un sistema sia sempre corretto. Ma rappresenta una direzione molto promettente per sviluppare sistemi più affidabili, verificabili, spiegabili e controllabili.

Ed è proprio questo il punto che ho voluto sottolineare nella mia lezione: accanto alle regole per governare l'IA, dobbiamo investire nella ricerca per costruire un'IA migliore, più trasparente, controllabile e verificabile.

Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Università della Calabria da lei diretto è impegnato da tempo nella ricerca sull’IA neurosimbolica. Quale contributo può dare l’Unical allo sviluppo di sistemi più comprensibili e controllabili e quale messaggio si sente di lasciare ai giovani che si preparano a lavorare con queste tecnologie?

L'Università della Calabria vanta una lunga e riconosciuta tradizione scientifica nel campo dell'Intelligenza Artificiale, in particolare nella rappresentazione della conoscenza e nel ragionamento automatico.

Nel nostro Laboratorio abbiamo sviluppato, nel corso degli anni, metodologie e tecnologie per consentire ai sistemi informatici di rappresentare conoscenze, applicare regole e risolvere problemi complessi attraverso il ragionamento logico. Un esempio significativo è DLV, un sistema di Intelligenza Artificiale basato sull'Answer Set Programming, nato dalla nostra ricerca e utilizzato in Università e Centri di Ricerca di tutto il mondo.

Questa esperienza costituisce oggi una base importante per affrontare le sfide dell'IA neurosimbolica: integrare le capacità di apprendimento delle reti neurali con strumenti di ragionamento che permettano di utilizzare conoscenze esplicite, verificare vincoli e rendere più controllabile il comportamento dei sistemi.

È una direzione nella quale il nostro Laboratorio è molto impegnato per offrire contributi importanti anche in ambiti applicativi critici, dove affidabilità e responsabilità assumono un valore particolare.

Ai giovani vuole dire qualcosa?

Ai giovani vorrei lasciare soprattutto un messaggio: non limitatevi a imparare a usare gli strumenti di Intelligenza Artificiale che esistono oggi. Cercate di comprenderne il funzionamento, i limiti e le implicazioni, mantenendo pienamente il vostro spirito critico, e preparatevi a contribuire alla costruzione di quelli di domani.

L'IA cambierà profondamente molte professioni, ma avremo sempre più bisogno di persone capaci di unire competenze tecnologiche, spirito critico, creatività e senso di responsabilità.

La frase con cui ho concluso la mia lectio sintetizza bene questo messaggio: “The choice remains ours” — la scelta resta nostra.

Il futuro dell'Intelligenza Artificiale non sarà determinato soltanto dai progressi tecnologici, ma soprattutto dalle scelte che faremo su come progettarla, governarla e utilizzarla.