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04/04/2025 ore 19.29
Attualità

«L’intelligenza artificiale non è il futuro, è il presente della giustizia»: il giurista Filippelli spiega perché

VIDEO | Il professore avvocato, tra i fondatori del software per operatori del diritto Giurimatrix, commenta il Ddl approvato al Senato e avverte: il nodo cruciale è la formazione

di Antonio Alizzi

Il professore avvocato Michele Filippelli

Un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico è quello dell'intelligenza artificiale applicata al diritto. In un'intervista il professore avvocato Michele Filippelli, fondatore e ideatore della piattaforma Giurimatrix, per approfondire i recenti sviluppi legislativi, le prospettive applicative nel mondo della giustizia e il ruolo della formazione.

Il Ddl 1146/2024: un primo passo, ma da migliorare

Il punto di partenza della conversazione è il recente disegno di legge approvato in Senato sull’intelligenza artificiale, collegato al regolamento europeo AI Act. «Al momento, in termini giuridici, non cambia nulla. Siamo ancora in una fase de iure condendo», spiega Filippelli. Il Ddl 1146/2024 pone le basi per l’utilizzo dell’IA in diversi ambiti, tra cui la giustizia, la pubblica amministrazione, la sanità e il mondo delle imprese.

«Per quanto riguarda la giustizia, si inizia a parlare di semplificazione dell’attività giudiziaria e dell’obbligo, per l’avvocato, di informare il cliente sull’uso di sistemi di IA. Ma il testo si concentra più sugli effetti che sull’origine: manca un approfondimento su cosa sia l'intelligenza artificiale, come accedervi, come formarsi».

Intelligenza artificiale, la necessità di formazione

Secondo Filippelli, il nodo cruciale è la formazione. Non basta introdurre l’IA nei settori professionali: bisogna formare i futuri operatori già negli studi universitari. «Già a febbraio 2024, durante un’audizione alla Camera, proposi di iniziare dalla formazione accademica. Il professionista del futuro deve sapere quale IA usare e come farlo».

L’IA, prosegue, non è tutta uguale: ci sono sistemi generalisti e sistemi specializzati. La differenza è enorme, soprattutto nel campo giuridico. «Chiedere a una IA generalista un parere tecnico può portare a risultati fuorvianti. Serve un addestramento mirato, e qui nasce una nuova figura professionale: il lawyer trainer, giuristi che addestrano intelligenze artificiali specializzate».

Intelligenza artificiale, l’esperimento Giurimatrix

Filippelli ha raccontato un caso concreto di successo. Con il suo team, Giurimatrix ha anticipato con precisione l’esito di una sentenza del Tribunale di Napoli. «Abbiamo fornito alla nostra IA gli atti di una causa civile. La sentenza redatta da Giurimatrix è stata pubblicata su una rivista scientifica una settimana prima della reale decisione del giudice. E non solo ha centrato l’esito, ma ha anche stimato con precisione i danni, con uno scarto minimo».

Questo, sottolinea, non significa che l’IA sostituirà il giudice. «L’intelligenza artificiale è uno strumento, non la soluzione. Va usata con consapevolezza e mai come sostituto del pensiero umano».

«L’IA non è il futuro: è il presente»

«L’IA si evolve ogni giorno, indipendentemente da noi. Il punto è: noi siamo pronti ad accompagnarla con la giusta cultura?», si chiede Filippelli. La sfida della nostra generazione è quella di traghettare le professioni da un paradigma tradizionale a uno innovativo, senza rinunciare a competenza, etica e spirito critico.

La giustizia e il nodo della separazione delle carriere

In chiusura, un accenno al tema del momento: la separazione delle carriere in magistratura. «Prima di tutto, serve capire se la convivenza tra giudici e pubblici ministeri sia realmente un problema. La separazione ha senso solo se garantisce un'autonomia effettiva del pm e non lo rende dipendente dal potere esecutivo. Il vero nodo è il Consiglio Superiore della Magistratura, non tanto la separazione in sé».