L’orgoglio dei borghi calabresi che non vogliono morire, da Aiello il grido dei sindaci: «Non lasciateci soli»
L’ingresso del comune cosentino nei Borghi più belli d’Italia diventa occasione per rilanciare l’allarme delle aree interne: i sindaci calabresi denunciano spopolamento, carenza di servizi e istituzioni lontane. Tra criticità e potenzialità emerge una richiesta chiara: più risorse e attenzione per non essere lasciati soli.
L’ingresso ufficiale di Aiello Calabro nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, celebrato domenica scorsa, è diventato molto più di una semplice cerimonia: ha rappresentato la voglia, la forza e il desiderio dei comuni calabresi, soprattutto quelli medio-piccoli e delle aree interne, di continuare a vivere.
Decine i comuni presenti, dai più piccoli ai capoluoghi, fino ai centri più lontani. Tutti rappresentati dai sindaci in fascia tricolore, uniti in un messaggio chiaro: non vogliono essere abbandonati.
Al centro del dibattito, inevitabilmente, il tema dello spopolamento. Un confronto ricco, a tratti drammatico, ma attraversato anche da orgoglio e determinazione. I sindaci hanno rivendicato la loro storia e il diritto a resistere, mentre combattono ogni giorno una battaglia difficile contro isolamento e declino.
Gli obiettivi delle critiche sono stati espliciti: governi percepiti come lontani e distratti, una politica incapace di affrontare davvero il tema dello spopolamento, istituzioni spesso impotenti. Un fenomeno, quello dello svuotamento dei territori, che affonda le radici nell’inverno demografico ma anche nella mancanza di scelte coraggiose, di progetti concreti, di politiche capaci di trattenere i giovani e favorire il rientro di chi è partito.
Aiello tra i Borghi più belli d’Italia, la danza popolare anima le celebrazioni con il gruppo Amor di TarantaScomparso dal dibattito anche lo smart working, che durante la pandemia da Covid aveva rappresentato una possibile risposta concreta per ripopolare i territori.
A pesare è anche il ridimensionamento delle province, una scelta definita da molti amministratori incomprensibile e dannosa, che ha ulteriormente isolato i comuni delle aree interne, privandoli di un interlocutore istituzionale diretto ed efficace.
Eppure, i numeri raccontano un’altra verità. Come evidenziato dal presidente dell’Associazione dei Borghi più belli d’Italia, sono proprio i piccoli comuni a sostenere una nuova forma di turismo: quello di chi cerca autenticità, tradizioni, cultura e cucina locale. Un turismo che genera milioni di euro e tiene in vita interi territori, dalle montagne alle colline, dai laghi alle coste.
A fronte di tutto questo, però, i borghi ricevono poco, pochissimo. I trasferimenti statali diminuiscono, le assunzioni sono bloccate, i servizi essenziali si riducono, le scuole vengono declassate o chiuse.
Da Aiello è emersa con forza una richiesta: non essere lasciati soli. I sindaci, primo baluardo di democrazia e legalità, chiedono strumenti, risorse e attenzione.
Il progetto dei Borghi più belli d’Italia si sta consolidando come un simbolo di orgoglio e riscatto. Ma da solo non basta. Perché dietro quei borghi ci sono comunità vive, cittadini che resistono in condizioni difficili e che chiedono solo una cosa: poter continuare a contribuire alla rinascita del Paese.