Sezioni
Edizioni locali
11/06/2026 ore 15.10
Attualità

L'università centro di esportazione di servizi e competenze: il caso Unical al Forum PA

L’ateneo gestisce regia tecnica e comunicazione dello stand MUR-CRUI. Un segnale di competenza e capacità operative che può contribuire a ridefinire il futuro della Calabria

di Gianfranco Donadio

Cavi neri sullo sfondo, monitor accesi e lo streaming che deve reggere il flusso di un evento nazionale. Nel backstage dello stand MUR-CRUI, alla Nuvola di Fuksas, la regia tecnica e la comunicazione del Forum PA duemilaventisei le sta gestendo l'Università della Calabria attraverso il suo Servizio Comunicazione e i Laboratori Kino e Ruiz del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Poco distante, il Rettore Gianluigi Greco si muove nel suo ruolo di coordinatore della Commissione ICT della CRUI. Non è una parata istituzionale. È lavoro logistico e tecnologico, fatto da un Ateneo storicamente confinato nel racconto della periferia meridionale e che invece qui si posiziona come potenziale fornitore di servizi complessi per la Pubblica Amministrazione.

Il dato interessante è il ribaltamento di un cliché amministrativo e geografico. Per lungo tempo la Calabria è stata l’oggetto di studi antropologici sul ritardo o la terra da soccorrere con interventi straordinari. Vedere una squadra che parte da Rende per montare e governare l’infrastruttura comunicativa del network universitario nella Capitale sposta l'asse del discorso. La transizione digitale, spesso ridotta a slogan ministeriale, ha bisogno di gambe e di tecnici che sappiano far girare le macchine. E l'Unical dimostra di avere sia la massa critica che le competenze per farlo a livelli competitivi.

La presenza a Roma del Rettore Greco alla guida delle strategie ICT della CRUI consolida questa dinamica. Non si tratta di occupare poltrone per dare rappresentanza geometrica al Sud, ma di incidere sulle scelte di digitalizzazione del sistema accademico italiano. Il Campus di Arcavacata, nato negli anni Settanta con l'idea di trattenere sul territorio le intelligenze locali, smette di essere solo un luogo di resistenza culturale e diventa un centro di esportazione di servizi e competenze.

Il beneficio per la Calabria è pragmatico, prima ancora che culturale. Il problema dello spopolamento e della perdita di competenze non si risolve con i bandi di borgo o con la nostalgia dei ritorni, ma creando le condizioni economiche e professionali affinché restare sia una scelta competitiva. Quando un'università dimostra sul campo di poter gestire la spina dorsale tecnologica di un evento nazionale, lancia un messaggio chiaro al mercato interno e ai propri studenti: le competenze acquisite nel Crati hanno lo stesso valore di quelle prodotte nei grandi centri del Nord o della Capitale.

Resta il nodo dell'impatto reale sul territorio d'origine. La tecnologia e il digitale rischiano di rimanere isole di efficienza in un contesto regionale che sconta ancora pesanti ritardi infrastrutturali. L’innovazione ha senso solo se queste competenze sviluppate nel Campus riescono a permeare la burocrazia locale, i comuni calabresi e i servizi ai cittadini. Il digitale deve accorciare le distanze tra un paese del Pollino e i centri decisionali, non creare una nuova frattura tra chi sa usare il codice e chi è escluso dai servizi essenziali. L'evento di Roma si chiude, i monitor si spengono e le attrezzature tornano a Rende. Ciò che resta è la dimostrazione strutturale di un Ateneo che ha superato la fase della pura didattica per farsi infrastruttura operativa del Paese. La sfida, adesso, è fare in modo che questa capacità di gestione non sia un’eccezione da trasferta, ma lo standard ordinario con cui ridefinire il futuro economico della regione.

*Documentarista