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14/05/2026 ore 21.54
Attualità

Maestro e robot dirigono l’orchestra, all’Unical in scena l’alleanza tra uomo e intelligenza artificiale nella musica

VIDEO | Presentata al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria la piattaforma RoBoCon, cuore di un progetto che vede tra i protagonisti il gruppo di ricerca guidato dal professor Giancarlo Fortino

di Mariassunta Veneziano

Il rumore dei suoi passi è l’unico che si sente quando arriva sul palco. Si piazza davanti all’orchestra, al fianco del maestro. Poi parte la musica. E in quella musica c’è il cinema: C’era una volta in America, Mission, 2001: Odissea nello spazio. Ma c’è anche la tecnologia, quella super avanzata dell’intelligenza artificiale. Perché accanto al maestro Michelangelo Galeati, a dirigere i musicisti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma c’è un robot. Un robot umanoide, che quando arriva si fa notare. E non solo per i passi pesanti. È lui il protagonista del workshop organizzato al Tau, il Teatro Auditorium dell’Unical, per presentare la piattaforma RoBoCon, cuore di un progetto che mette in rete diverse realtà e che vede tra i protagonisti principali proprio l’Università della Calabria e il gruppo di ricerca guidato dal professor Giancarlo Fortino, ordinario di Ingegneria informatica del Dimes.

Uomo e robot sul palco: all’Unical l’intelligenza artificiale riscrive il futuro della musica classica

«La piattaforma Robocon è il nostro prototipo di ricerca sviluppato nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero della Ricerca attraverso il Pnrr. L’obiettivo principale è creare un’intersezione tra intelligenza artificiale e intelligenza artistica, applicandola soprattutto alla digitalizzazione dei conservatori musicali», spiega Fortino.

Il workshop si intitola “Collaborazione artistica uomo-robot in Music4D”. E la collaborazione non riguarda solo la direzione d’orchestra. «RoBoCon è in grado di catturare le emozioni del direttore, dei musicisti e del pubblico – sottolinea il docente –. Abbiamo sviluppato nuove tecniche di riconoscimento delle emozioni di gruppo: è il primo sistema internazionale capace di farlo. Le emozioni vengono poi incorporate nel robot, che le manifesta attraverso luci e comportamenti associati a specifici stati emotivi».

L’intelligenza artificiale entra così nelle arti performative, ma attenzione a parlare di creatività. «In questo momento è un supporto importante perché ci permette di essere più efficaci ed efficienti. Però l’intelligenza artistica resta una caratteristica primaria degli esseri umani – evidenzia Fortino –. Nel prossimo futuro l’obiettivo sarà integrare queste due dimensioni, permettendo una crescita congiunta tra uomini e macchine».

Uno spettacolo di note e tecnologia quello andato in scena al Tau. E allo stesso tempo un assaggio della nuova realtà che si sta materializzando tutto intorno a noi. «I robot umanoidi saranno sempre più presenti non soltanto nell’industria, ma anche nella sanità, nell’ospitalità e negli ambienti musicali. RoBoCon è un esempio di quello che potrà accadere nei prossimi dieci anni, quando assisteremo a una forte diffusione di questi sistemi anche nella vita quotidiana».

Uno scenario a cui guardare con timore o con fiducia? Fortino non ha dubbi: «Io dico sempre che bisogna essere ottimisti, ma bisogna anche studiare molto e continuare a formarsi. È fondamentale prepararsi a questi cambiamenti».

E all’Unical ci si sta preparando alla grande, come dimostra il lavoro – uno dei tanti – portato avanti dal team del professore. «L’Università della Calabria ha un ruolo centrale in questo progetto. Il nostro gruppo di ricerca conta circa 45 membri provenienti da tutto il mondo e collaboriamo con università e aziende europee, americane e cinesi impegnate nello sviluppo della robotica umanoide. Stiamo costruendo un ecosistema che possa portarci a introdurre il concetto di robot artistici non solo nella musica, ma anche nel teatro, nella danza e nelle altre arti performative». Un ecosistema che disegna un nuovo rapporto tra creatività e tecnologia. Tra uomo e macchina. Un’alleanza, si potrebbe dire, immortalata in un’immagine sul palco del Tau.

Il robot avanza, ancora una volta, a passi rumorosi. Tende la mano. Il professore gliela stringe. La stretta dura pochi secondi, ma basta a mettere in scena qualcosa che va oltre la musica: due forme di intelligenza che si osservano. Lo spettacolo è finito, l’esperimento continua.

ECCO L’INTERVISTA INTEGRALE