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06/11/2026 ore 19.54
Attualità

Mattarella e il "diritto a restare": la fotografia di un Sud che cresce ma continua a perdere i suoi giovani

A Napoli, ai vent'anni della Fondazione con il Sud, il Capo dello Stato ha chiesto opportunità concrete per chi vuole restare nel Mezzogiorno, per chi vuole tornarci e per chi vuole trasferirsi. I numeri spiegano perché

di Redazione Attualità

Non doveva parlare. Lo ha detto lui stesso alla fine dell'incontro "Sud Vivo, 20 anni con il Sud": «Non era previsto il mio intervento e non vi sarà, perché le parole importanti sono quelle che abbiamo ascoltato questa mattina». Poi Sergio Mattarella ha rivolto un saluto che è diventato un messaggio politico. Servono politiche e iniziative perché «chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove» e perché al Sud possa arrivare anche chi viene da fuori. Per il Presidente è «una chiave di sviluppo dell'intero Paese, interesse nazionale dell'Italia».

Le sue parole riprendono il titolo dell'ultimo rapporto Svimez sul Mezzogiorno, "Freedom to move, right to stay": libertà di partire e diritto di restare.

Un'economia che cresce, ma con fondamenta fragili

Negli ultimi anni il Sud ha sorpreso. Anche nel 2026, secondo le previsioni Svimez, il Pil del Mezzogiorno aumenterà dello 0,8%, contro lo 0,7% del resto del Paese. La spinta però arriva in gran parte dal Pnrr: nel 2027, quando i fondi verranno meno, la crescita si dimezzerà. Lo stesso istituto avverte che la crescita del Sud resta fortemente dipendente dalle politiche pubbliche e dagli investimenti straordinari.

Lavoro: più occupati, ma il divario resta

Anche l'occupazione sale. Secondo il Rapporto Bes 2026 dell'Istat cresce più al Sud che altrove per il terzo anno consecutivo, ma il Mezzogiorno resta lontano: 54,2%, contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro, che conta anche chi ha smesso di cercare, nel Mezzogiorno arriva al 23,8%, contro il 6,8% del Nord.

Avere un lavoro, poi, non basta sempre a uscire dalla povertà. Nel 2024 l'indicatore di in-work poverty è stimato al 19,4% nel Mezzogiorno: quasi un lavoratore su cinque vive in una famiglia povera. Nel complesso, la quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel Mezzogiorno (38,4%) è quasi tripla rispetto al Nord (13,1%).

La fuga dei giovani e il costo per il Paese

Il dato che pesa di più riguarda i giovani. Secondo il report Svimez-Save the Children "Un Paese, due emigrazioni", dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Sud per il Centro-Nord, con una perdita netta di 270mila giovani qualificati. Solo nel 2024, 23mila giovani si sono trasferiti al Centro-Nord e oltre 8mila all'estero. A partire di più sono le donne. Si comincia presto: circa 17mila giovani, il 15% delle matricole meridionali, si iscrivono già all'università in un ateneo del Centro-Nord.

Il conto economico è quello ricordato a Napoli: 6,8 miliardi l'anno di investimento in formazione che il Sud perde a favore del Nord. Se si aggiunge l'emigrazione verso l'estero, il totale arriva a sfiorare gli 8 miliardi. Il Nord a sua volta perde laureati verso altri Paesi: 154mila tra il 2002 e il 2024, con un picco di 21mila nel solo 2024.

Dietro i figli partono anche i genitori. I cosiddetti "nonni con la valigia", anziani ancora residenti al Sud ma che vivono stabilmente al Centro-Nord, sono quasi raddoppiati in vent'anni, superando le 184mila unità.

Lo spettro dello spopolamento

Se la tendenza non cambia, le conseguenze demografiche saranno pesanti. Le stime Svimez indicano che entro il 2050 le regioni del Mezzogiorno avranno oltre 3,6 milioni di abitanti in meno, con 813mila under 15 in meno, quasi un terzo di quelli attuali. Meno giovani significa meno scuole, meno servizi, meno ragioni per restare: un circolo vizioso che si autoalimenta.

Tra le proposte della Svimez c'è un Graduate Staying Premium, basato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti nei primi cinque anni. A questo si aggiungono più servizi per l'infanzia, sanità e welfare. È, in sostanza, la traduzione pratica del "diritto a restare" evocato dal Capo dello Stato.

Redazione